È forse l’archivio più inquietante al mondo. Raccoglie le immagini dell’attività cerebrale di oltre tremila criminali. Molti sono psicopatici, serial killer che hanno commesso crimini efferati. Cosa succede dentro la loro testa? Kent Kiehl è uno dei massimi studiosi al mondo della neurobiologia della mente criminale, autore del libro “The Psychopath Whisperer” (L’uomo che sussurrava agli psicopatici). Insieme al suo team ha girato la maggior parte delle prigioni degli Stati Uniti e per superare le limitazioni del regime carcerario, ha fatto montare una macchina di risonanza magnetica su un camion, il Mind Mobile MRI System con cui ha raccolto una quantità enorme di immagini, immagazzinate nel più grande archivio di neuroscienze forensi del mondo. Lo abbiamo incontrato durante una conferenza alla scuola IMT di Lucca, centro di eccellenza per lo studio dei comportamenti antisociali.

Professor Kiehl, qual è lo scopo di questa ricerca?
Capire che cosa succede nel cervello di uno psicopatico significa poter agire in maniera specifica su quel disturbo, modellare un trattamento personalizzato e ridurre la possibilità di recidiva. Queste persone mostrano una minore densità, cioè una minore attività, specialmente nei circuiti del sistema limbico. Che è responsabile della gestione e del controllo delle emozioni, che sono tratti altamente compromessi in questo tipo di persone, ecco perché non mostrano segni di rimorso.

Questo approccio di esami strumentali e trattamento personalizzato può essere utilizzato anche a scopo preventivo?
Si, perché se riesco ad allenare quella zona che non funziona abbastanza, proprio come faccio con un muscolo, ecco che riesco a far ripartire anche la funzione a essa associata. Questo specialmente nei giovani, in cui il cervello non è ancora completamente formato. È quello che stiamo facendo al Mendota Juvenile Treatment Center nel Wisconsin. Il tasso di criminalità tra questi giovani ad altissimo rischio è sceso del 50% grazie anche alla “Terapia della decompressione” che si basa sul rinforzare i comportamenti buoni con una ricompensa anziché limitarsi a punire quelli sbagliati.

La risonanza magnetica è ormai spesso utilizzata anche nelle aule dei tribunali…
Proprio nel caso di un minore, un ragazzo di quindici anni accusato di tentato omicidio e condannato all’ergastolo senza condizionale, la risonanza magnetica è stata fondamentale nel pronunciamento della Corte Suprema che ha tenuto conto del fatto che un cervello in età giovanile mostra profonde differenze dall’età adulta e che dunque può essere recuperato.

Dunque di solito la risonanza magnetica è uno strumento nelle mani della difesa?
Non sempre, anzi in un caso è stato proprio il pubblico ministero a richiederla. Si trattava di stabilire il quoziente di intelligenza di uomo accusato di omicidio e condannato alla pena di morte. Negli Stati Uniti infatti secondo la sentenza “Atkins vs Virginia” un uomo non può essere condannato a morte se il suo QI è basso. L’accusa ha chiesto il dato neuroscientifico per supportare la tesi della difesa secondo cui il condannato era affetto da una forma di ritardo mentale, come dire “portateci le immagini che dimostrano che c’è qualcosa di storto nel cervello di quest’uomo e considereremo un’alternativa”. Ma la difesa non ha potuto fornire le prove e ha perso. Bisogna tenere conto che questo tipo di diagnostica è più attendibile dei semplici test della personalità. Qui non si può mentire, né conoscere la risposte, né inventare che si è commesso un delitto perché in preda a chissà quale strana voce o delirio.

I suoi studi posso aiutare a capire che cosa può portare una persona a farsi esplodere in un attacco terroristico?
Per adesso non ci sono casi studio di risonanza magnetica in questo campo, ma credo e spero che questa tecnica possa essere utilizzata per prevenire qualsiasi tipo di crimine, partendo dallo studio di che cosa accade nel cervello. Molti terroristi sono giovani e il cervello a quell’età dipende in gran parte dall’amigdala che gestisce la risposta emotiva e meno dalla corteccia prefrontale, che invece controlla la capacità di prendere decisioni razionali, soppesandone anche le conseguenze.

Qual è il beneficio più grande che si può trarre dall’impiego di queste tecniche?
Sociale ed economico. Negli Stati uniti abbiamo circa 7 milioni di persone in una qualche forma di custodia cautelare, costruiamo 200 nuove celle al giorno, spendiamo 3,2 trilioni di dollari all’anno e i numeri sono in crescita…lo chiamano il “comparto industriale carcerario”. È evidente che così non va. Nel Wisconsin, grazie al Mendota Juvenile Treatment Center, per ogni 10mila dollari investiti se ne sono risparmiati circa 70mila.

Ma lei professore, perché è così incuriosito da questi psicopatici?
Sono nato a Tacoma, Washington a circa un miglio dalla casa del serial killer Ted Bundy. Di lui si parlava spesso in casa perché mio padre era un redattore sul giornale locale. Quelle conversazioni hanno sicuramente formato il mio interesse per lo studio degli psicopatici. In realtà io ero un atleta, giocavo a calcio, baseball e corsa. Poi mi sono infortunato al ginocchio e ho capito che non avrei potuto puntare sulle mie gambe per il futuro, avevo bisogno del mio cervello.