Niente Olimpiadi di Rio de Janeiro. L’Italia del basket – quella di Belinelli, Gallinari e Bargnani – perde un altro treno, l’ennesimo, probabilmente l’ultimo per una generazione d’oro che non ha mai vinto nulla. Non è bastato giocare il torneo Preolimpico in casa, vantaggio enorme per cui il presidente federale Petrucci aveva brigato per settimane, chinando il capo alla Fiba sulla ribellione dei club per il caso Eurolega, mentre il governo stanziava due milioni di euro per l’organizzazione. Non è bastato neppure liquidare il lungo e deludente mandato di Pianigiani per riportare in azzurro dagli Stati Uniti Ettore Messina, il miglior allenatore italiano, che forse già archivia il suo ritorno chiedendo scusa ai tifosi (ma non ha nulla da farsi perdonare, almeno lui). Tutto inutile. La nazionale ha perso il Preolimpico di Torino, come ha sempre perso le partite decisive nell’ultimo decennio. Al PalaIsozaki ha vinto la Croazia 84-78, ai supplementari, meritatamente. Gli altri festeggiano e vanno ai Giochi di Rio. Noi scompariamo dal panorama internazionale: con questa mancata qualificazione sono esattamente 10 anni (Giappone 2006, nono posto finale) che tra Mondiali e Olimpiadi non partecipiamo a un grande torneo internazionale. Con Belinelli e Bargnani già oltre i 30 anni, e Datome e Hackett di poco più giovani, siamo alla fine di un ciclo.
Le ragioni di una sconfitta dolorosa sono tante, e non possono certo riassumersi negli ultimi, sciagurati possessi con cui Gentile ha regalato la certezza del successo agli avversari, dopo che Belinelli stremato aveva sparato a salve gli ultimi colpi. La Croazia, già battuta nel girone quando contava poco o nulla, ha condotto a lungo la finale del Preolimpico (38 minuti davanti, solo 3 per gli azzurri), a tratti l’ha anche dominata arrivando a toccare un massimo vantaggio di 11 punti. Già prolungare la sfida ai supplementari era stato un piccolo miracolo, frutto di un tap-in di puro cuore di Melli a 5 secondi dalla fine, che aveva lasciato sperare nel lieto fine. Invece nell’extra-time i croati hanno chiuso i giochi come avrebbero potuto fare già prima.
All’inizio, ad esempio, quando gli azzurri schiacciati dalla pressione praticamente non sono entrati in campo. E in un avvio così teso sono stati rimessi in partita solo dal surreale guasto tecnico che ha mandato in tilt il tabellone elettronico per oltre venti minuti. Meglio al rientro dopo la falsa partenza: con una difesa cattiva la nazionale era riuscita a contenere i danni di un primo tempo da soli 34 punti, chiudendo a -5. Ma con Bargnani e Gallinari già gravati di tre falli, segnale ben più preoccupante che si rivelerà poi decisivo per il risultato. Il rimpianto è non aver sfruttato quei due, tre momenti di furore agonistico in cui la gara sembrava poter girare e non l’ha fatto: ad inizio ripresa, con un bel parziale di 8-0 firmato Gallinari e subito vanificato da un inspiegabile black-out. O nell’ultimo periodo, quando Belinelli ci aveva riportato in vantaggio.
L’Italia – e questa è l’accusa più pesante nei confronti dei protagonisti – più che come squadra è mancata proprio a livello individuale. Belinelli, il volto più famoso di questa nazionale, ha confermato la capacità di metterci la faccia (o meglio la maschera, dopo la frattura alla mascella), ma il limite di fare quasi sempre la cosa sbagliata al momento decisivo: ha chiuso da top-scorer con 18 punti, ma con un 4/15 dal campo che la dice lunga sulla sua prestazione. Gentile disastroso, Bargnani incommentabile (confinato anche da Messina in panchina in tutto il finale). Con gli altri non pervenuti, gli unici a salvarsi parzialmente sono stati Gallinari e Hackett, il capitano Datome (comunque fuori forma) e il modesto Melli, che pure ci aveva regalato l’illusione dei supplementari. Non è bastata.
Con Gallinari fuori per falli, e Bargnani (quello che un tempo veniva chiamato “Mago”) fuori per inadeguatezza, l’Italia non ha trovato altra soluzione che mettere la palla in mano a Belinelli e sperare. Mentre i croati continuavano a giocare i solidi schemi di coach Petrovic, sul talento di Bogdanovic, Saric e Simon (rispettivamente 26, 21 e 18 punti alla fine). Poi il solito Gentile è riuscito a trasformarsi ancora una volta in capro espiatorio sbagliando un facile appoggio e regalando una palla in ripartenza negli ultimi due possessi del match. Ma probabilmente la partita era già persa. La Croazia andrà a Rio dopo essere uscita tra gli applausi del PalaIsozaki, la cosa più bella della notte amara di Torino. Quanto all’Italia, sarà per la prossima generazione. Questa – la più talentuosa di tutti i tempi – ha fallito.
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