Sono rimasti senza gli indumenti gara. E non hanno anche le divise e la bandiera per la cerimonia di apertura, in programma venerdì 5. Tutto bloccato in Israele. Lo denunciano in una lettera indirizzata al Comitato olimpico internazionale i sei atleti palestinesi che prenderanno parte ai Giochi di Rio. Loro sono arrivati in Brasile, ma hanno dietro solo i bagagli personali e un paio di tute da allenamento.

Il resto dell’equipaggiamento è stato fermato alla dogana in uscita da Israele. “Aiutateci, non sappiamo come fare. Sbloccate la situazione o trovateci degli indumenti adatti”, è l’appello rivolto al Cio dal capo delegazione Ghayda Abu Zayyad. “Abbiamo solo un paio di magliette a testa per allenarci e l’uniforme da podio, nient’altro. Se le cose non cambiano saremo costretti a cucirci da soli una bandiera per la cerimonia d’apertura e a compraci divise improvvisate”, continua la missiva indirizzata al Comitato olimpico, che da Atlanta ’96 invita ai Giochi la Palestina e altri Paesi che non incontrano i criteri di qualificazione.

In Brasile saranno sei gli atleti provenienti dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania che prenderanno parte a Rio 2016. La prima a iniziare la sua avventura olimpica sarà Mary al-Atrash, impegnata nei 50 metri stile libero femminili nonostante il suo primato sia di 29.91, oltre quattro secondi più alto rispetto al tempo di qualificazione richiesto per partecipare alle Olimpiadi. La nuotatrice si allena alla YMCA di Beit Sahour, vicino Betlemme, nei territori occupati, in una piscina da 25 metri, la metà della misura olimpionica. Il suo allenatore ha spiegato alla Cbc che, al di là dei risultati, la “presenza in ogni evento internazionale è importante perché mette in mostra le nostre ambizioni, quanto potremmo essere forti se non dovessimo far fronte a notevoli difficoltà logistiche e organizzative”. Assieme ad al-Atrash, ci sono anche Ahmed Jibril, impegnato nei 200 metri stile libero maschili, il judoka Simon Yacoub, la maratoneta Mayada Sayyad, il velocista Mohammed Abu Khoussa e il cavaliere Christian Zimmermann, che gareggerà nel dressage. Tutti in attesa dell’arrivo delle loro divise.

Un problema non nuovo quello del materiale tecnico fermato dagli israeliani. Nel settembre 2014, il calciatore cileno-palestinese Peto Kettlun, con trascorsi nelle serie minori italiane, aveva raccontato a ilfattoquotidiano.it di come spesso divise e palloni vengano stoppati dai militari di Israele e siano soggetti a lunghe contrattazioni – anche economiche – per entrare nei territori palestinesi. Accade da tempo nel calcio, ora anche alle Olimpiadi.