E’ stata ancora una volta la corsa all’immagine a condannare politici e amministratori brasiliani. Una corsa stavolta contro il tempo per poter essere in grado di terminare tutti i lavori prima dell’inizio delle Olimpiadi del 5 agosto, dimostrandosi così all’altezza di organizzare l’evento. Ma ci si è fermati alla superficie. Se dall’esterno i palazzoni del Villaggio olimpico appaiono infatti terminati da mesi, all’interno la verità è un’altra. In molte strutture nonostante l’apertura imminente, si è ancora in alto mare: in alcune mancano i collaudi, in altre mancano gli impianti, altrove ancora è stato impossibile effettuare la necessaria pulizia prima dell’arrivo degli atleti. E’ bastato uno stress test nel giorno di apertura perché molti nodi venissero al pettine. Aprendo tutti i rubinetti e usando tutti i vasi allo stesso tempo, diversi piani si sono allagati e pozze d’acqua si sono create nelle aree dove c’erano fili scoperti. E l’odore di gas si è diffuso tutt’intorno.

Risultato: all’apertura della Vila dos atletas la delegazione australiana ha rifiutato di prendere possesso della palazzina, ritenendole pericolose, e il Coni ha contrattato un’impresa per terminare i lavori che le autorità brasiliane non sono riuscite a concludere in tempo. Cercando anche di evitare le polemiche. Polemiche che non si sono risparmiati invece al comitato olimpico australiano che con un durissimo comunicato ha informato che nessun atleta sarebbe entrato nella palazzina B23 a loro dedicata. Il capo della delegazione australiana Kitty Chiller ha parlato di “una varietà di questioni, dal gas, all’elettricità, alle tubature lesionate. Tra i problemi segnalati ci sono anche i sanitari rotti, fili elettrici esposti, allagamenti, scale senza illuminazione e pavimenti sporchi che “necessitano di una pesante pulizia”. Questioni sollevate anche da Gran Bretagna e Nuova Zelanda. Per questi motivi gli australiani hanno deciso di spostarsi altrove temporaneamente.

Molto più morbida invece la posizione italiana, che si è fatta carico delle spese per completare i lavori. Il Coni ha però ugualmente stigmatizzato le carenze. “Nonostante gli apprezzabili sforzi e l’impegno degli organizzatori, ci sono alcune parti del Villaggio che non sono ancora pronte ad ospitare gli atleti” si legge in un comunicato del Capo Missione dell’Italia, Carlo Mornati. “Tra queste quelle della palazzina 20, destinata all‘Italia, che da alcuni giorni vedono al lavoro squadre di operai, elettricisti, idraulici e muratori, appositamente appaltati con urgenza dal Coni in loco per far sì che le condizioni di alloggio delle atlete e degli atleti azzurri possano essere messe al più presto nelle condizioni di normalità“. Dal comitato organizzatore di Rio2016 è arrivata un’ammissione di colpa: “Appare chiaro che una parte degli appartamenti sia in ritardo. Gli operai hanno lavorato notte e giorno e continueranno a lavorare 24 ore al giorno per risolvere questi problemi. Siamo dispiaciuti per tutti gli inconvenienti che questo può causare e contiamo sulla grande comprensione avuta finora dai Comitati Olimpici Nazionali“.

Di tutt’altro tenore la risposta giunta dalla prefettura di Rio, con il prefetto Eduardo Paes che, non nuovo a questo tipo di atteggiamenti, ha risposto alle critiche con uno sfottò per gli Australiani: “È un giorno di festa. Il villaggio olimpico è bello, più bello di quello di Sidney. Faremo gli aggiustamenti necessari. Faremo sentire gli australiani in casa, sto quasi pensando di mettere qui davanti un canguro che salti per loro”. Dal canto suo il presidente del Comitato olimpico Brasiliano, Carlos Arthur Nuzman, ha minimizzato, affermando che tante volte la delegazione brasiliana ha avuto la stessa sorte in olimpiadi precedenti. Una sorte che a Rio però a quanto pare, toccherà a molti. E l’evento non è neanche ancora iniziato.