Si è presentato poco dopo le 22 con un ordigno nello zaino ad Ansbach (a 40 km da Norimberga) davanti all’ingresso di un festival musicale con 2mila e 500 spettatori, ma è stato tenuto fuori perché non aveva il biglietto. A quel punto ha fatto qualche telefonata, subito dopo la bomba è esplosa uccidendolo e ferendo 15 persone (guarda), quattro delle quali sono gravi. Mohammed Delel, 27 anni, richiedente asilo siriano con problemi psichiatrici, aveva giurato fedeltà al sedicente califfo Abu Bakr al-Baghdadi in un video trovato nel suo cellulare, e aveva promesso di compiere una strage per vendetta contro la Germania “nel nome dell’Islam“. Anche l’Isis, seppur non ancora direttamente, ha rivendicato l’azione. “Una fonte di sicurezza ci ha confermato che l’autore dell’operazione martirio nella città di Ansbach in Germania è uno dei soldati dello Stato islamico”, ha scritto l’agenzia del Califfato Aamaq aggiungendo che “ha condotto l’operazione rispondendo agli appelli a colpire paesi della coalizione che combattono lo Stato islamico”. Secondo fonti investigative citate dai media tedeschi, Delel aveva due telefoni cellulari e l’ipotesi è che non intendesse farsi saltare in aria, ma volesse innescare la bomba con il cellulare dopo averla depositata al festival. Il 27enne aveva già ricevuto due notifiche per l’estradizione in Bulgaria e l’ultima era arrivata lo scorso 13 luglio. Intanto un presunto complice è stato arrestato.

A 48 ore dalla strage di Monaco e nello stesso giorno dell’omicidio a colpi di machete a Reutlingen compiuto da un rifugiato siriano, un nuovo attentato in Germania. Già poche ore dopo l’esplosione il ministro dell’Interno bavarese Joachim Herrmann aveva pochi dubbi sulla matrice: “E’ molto probabile, secondo la mia opinione personale, sfortunatamente, che questo sia stato in realtà un attacco suicida di matrice islamica“. Poi in una conferenza stampa ha confermato che nel telefonino è stato trovato il video del giuramento. Chiaro dunque il legame – più o meno diretto – tra la tentata strage e lo Stato islamico. Anche il 17enne afghano richiedente asilo che la scorsa settimana ha ferito a colpi d’ascia cinque persone sul treno regionale da Treuchtlingen a Wurzburg, sempre in Baviera, prima di essere ucciso dalla polizia aveva giurato fedeltà all’Isis in un video. Per questo, con l’obiettivo di stemperare le polemiche, il ministro dell’Interno tedesco Thomas de Maiziere ha invitato a “non generalizzare nell’accusare di terrorismo i rifugiati”. Stessa posizione espressa dalla Cancelliera Angela Merkel che ha fatto sapere di essere sconvolta, ma ha chiesto prudenza nell’attaccare i richiedenti asilo.

“Attentatore era richiedente asilo siriano con problemi psichici”
Ma chi era l’attentatore? Il ministro bavarese ha detto che il giovane aveva presentato richiesta di asilo in Germania, ma era stata respinta un anno fa. Le autorità – come previsto dalla legge tedesca – gli avevano comunque consentito di rimanere in Germania a causa della guerra in Siria. Aveva sempre abitato a Ansbach. Un funzionario ha reso noto che doveva essere estradato in Bulgaria. Dal suo passato emergono inoltre problemi psichici: aveva tentato il suicidio due volte ed era stato anche ricoverato in un ospedale psichiatrico. Era arrivato per la prima volta in Germania il 3 luglio 2014 ed era stato destinatario di un foglio di via. Alle spalle aveva piccoli precedenti anche legati alla droga.

Nel cellulare video jihadisti
Il ministro Herrmann ha sottolineato che l’obiettivo di Delel era quello di colpire il festival musicale per uccidere il maggior numero di vittime. Ma per fortuna non è riuscito a introdurre lo zainetto all’interno e la bomba è esplosa fuori dall’ingresso provocando una voragine. Non è stato ancora chiarito se sia stato lui stesso ad azionare l’ordigno o se la deflagrazione sia stata causata da un difetto. La polizia ha costituito una commissione speciale con oltre 30 investigatori per indagare sull’attentato. C’è da capire come il 27enne sia riuscito a procurarsi l’esplosivo e con chi abbia parlato prima dell’attentato. Le indagini puntano a chiarire se abbia ricevuto da qualcuno l’incarico di compierlo e se fosse in collegamento con uno o più complici. Alcune risposte potrebbero venire dai suoi due cellulari, che sono nelle mani della polizia. All’interno ci sono molti video violenti con orientamento jihadista e contenuti salafiti, oltre che a molte conversazioni WhatsApp. Addosso al cadavere è stato trovato parecchio denaro contante: secondo la polizia Delel aveva un rotolo di banconote da 50 euro legate con un elastico. E gestiva inoltre sei profili Facebook, almeno uno dei quali con dati personali falsi.

Nell’alloggio trovato materiale per costruire altre bombe
Il 27enne abitava nell’ex Hotel Christl, nella Richard Wagner Strasse, poco più di una pensione a una stella fuori servizio dal 2010 e adibita dal 2014 a centro di accoglienza per rifugiati, con una trentina di posti a disposizione. Dalla perquisizione sono emersi elementi importanti e allo stesso tempo molto inquietanti. Forse quello di domenica sera non era l’unico attentato che voleva compiere. La polizia, infatti, ha trovato diverso materiale per costruire altre bombe artigianali, come pezzi di ferro e batterie. Prende sempre più corpo dunque l’ipotesi che Delel non volesse farsi esplodere e avesse in mente di pianificare altre stragi. “Un tipo che non dava nell’occhio, gentile e cordiale”. Lo ha descritto così il direttore dell’ufficio sociale della cittadina, Reinhold Eschenbacher, sulla base delle informazioni fornite dai suoi collaboratori.

Merkel e de Maiziere: “Non generalizzare ad accusare i rifugiati”
L’attentato e l’identikit del terrorista riaprono inevitabilmente il tema dei rifugiati, questione che ha già provocato polemiche in Germania dove abitano circa un milione di profughi. Ma adesso lo scontro politico potrebbe accendersi violentemente visto che i protagonisti degli ultimi fatti di sangue, a Reutlingen e a Ansbach, erano entrambi rifugiati ed entrambi siriani, senza contare l’aggressione sul treno regionale della scorsa settimana. La cancelliera Angela Merkel e il ministro dell’Interno de Maiziere hanno subito cercato di gettare acqua sul fuoco. Non bisogna “generalizzare nell’accusare di terrorismo i rifugiati, anche se in alcuni casi ci sono indagini in corso”. In una intervista al gruppo di giornali ‘Funke’, il ministro ha rivelato che 59 richiedenti asilo sono indagati in Germania sospettati di appartenere a organizzazioni terroristiche a fronte migliaia di persone che arrivano. Nella maggior parte i sospetti non sono mai stati confermati dai fatti”. De Maiziere ha anche sottolineato che bisogna proteggere i rifugiati che devono essere controllati con un sistema di registrazione e controlli preventivi di sicurezza. “E’ la cosa giusta da fare ed è quello che facciamo. I nostri sforzi in questo senso hanno ridotto il numero degli arrivi, anche se la sofferenza nel mondo non diminuisce. Abbiamo protetto meglio le nostre frontiere ed accolto persone di Paesi davvero pericolosi”, ha concluso. Sulla stessa posizione del ministro dell’Interno anche la cancelliera Merkel che ha dichiarato tramite la sua portavoce Ulrike Demmer di essere “sconvolta” per gli ultimi episodi di violenza.

Ministro bavarese: “Richiedenti devono rispettare la Germania”
Tutt’altro tono quello utilizzato dal ministro bavarese Herrmann che si è detto “scioccato” per il fatto che “si abusi della protezione garantita ai richiedenti asilo”. “E’ un oltraggio che questo avvenga. Bisogna fare qualcosa perché non si continui con questo andazzo”, ha aggiunto evidenziando che ”chi cerca protezione in Germania deve avere rispetto totale per le leggi tedesche e per il popolo tedesco”.