Giovanni Nodari e Angelo Morandi sono una coppia omosessuale che convive da 18 anni. Lo scorso 5 giugno, quando è passata la legge Cirinnà che ha introdotto in Italia le Unioni civili, avevano intravisto la possibilità che il loro sogno di unirsi in matrimonio potesse vedere la sua attuazione pratica. Avevano quindi fissato una data per la cerimonia (il prossimo 31 luglio), ma la mancanza del cosiddetto “decreto ponte” (una serie di normative che agendo realmente sul Codice civile rendono la legge applicabile alla vita di tutti i giorni) li ha costretti a posticipare il tutto: ora la loro speranza è di unirsi in unione civile il 25 settembre prossimo.

“Speriamo che per quella data sia tutto pronto” si augura Alessandro Pandini, Sindaco di Montodine in provincia di Cremona, la borgata in cui i due vivono. È lui il pubblico ufficiale che dovrà sposarli ma che spiega: “Non so ancora se il loro atto dovrà essere sottoscritto sul registro dei matrimonio o ci sarà un documento apposito. E poi, anche la ‘formula di rito’ mi manca. Oggi diciamo – termina il sindaco – ‘vi dichiaro marito e moglie’, frase che per due uomini certamente non può essere usata”.

“Come noi ci sono migliaia di altre coppie omosessuali – dice Giovanni Nodari – chi di dovere deve muoversi, perché se nel nostro caso un mese in più o in meno in fondo non cambia niente, chi è malato o ha seri problemi, di tempo non ne ha”. Intanto a Milano è boom di prenotazioni al centralino della Casa dei diritti   di Fabio Abati