E’ appena iniziato in Commissione Giustizia al Senato l’esame del Disegno di Legge 11 marzo 2016, n. 2284 “delega al governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile”, ovverossia il cosiddetto processo civile efficiente, per vero annunciato dal premier Renzi appena insediatosi, con sgomento dell’ignaro Guardasigilli Andrea Orlando. Annunciato con varo entro il giugno dal suo insediamento, siamo oramai entrati nel terzo anno con un costante e imbarazzante rinvio. Una riforma certamente fondamentale, stante il ruolo della Giustizia (civile, e non) in Italia.

I principi ispiratori della riforma sono quelli della semplificazione delle procedure, maggiore efficienza e riduzione dei tempi processuali. Principi che allo stato del Ddl sono così declinati: 1) ampliamento delle competenze del cosiddetto tribunale delle imprese, sino alla concorrenza sleale, pubblicità ingannevole, e class action (una barzelletta tutta italiana, sempre avversata dalle vere lobbye, ed infatti ancora soft); 2) istituzione del cosiddetto tribunale della famiglia e delle persona, con sezioni circondariali e distrettuali presso tribunali e corti d’appello specializzate, e con la contestuale soppressione dei tribunale per i minorenni, il che forse consentirà finalmente di avere giudici realmente specializzati e competenti, abbandonando la grottesca e confusa ripartizione tra i tribunali; 3) per il processo di cognizione (quello non esecutivo) si intende realizzare finalmente una ragionevole durata del processo, con il potenziamento degli istituti della conciliazione e della proposta di conciliazione da parte del giudice, con l’applicazione obbligatoria del rito sommario (il rito semplificato di cognizione spesso ignorato dai giudici) a tutte le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione monocratica, con l’obbligatorietà del rito ordinario di cognizione per le cause nelle quali il tribunale giudica in composizione collegiale, con (per le spese processuali) il potere del giudice di condannare d’ufficio la parte soccombente, che ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave, al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Nel processo del lavoro previste: la cancellazione del cosiddetto rito Fornero per l’impugnazione dei licenziamenti (art. 1, commi 47 e ss., legge 92/2012); l’introduzione della negoziazione assistita; una corsia preferenziale per le cause sui licenziamenti di cui all’art. 18 della legge n. 300/1970.

Novità anche per il processo di esecuzione (in Italia una montagna da scalare solo in favore dei debitori): semplificazioni per il procedimento per decreto ingiuntivo (per gli imprenditori commerciali la prova idonea ai fini della concessione del decreto ingiuntivo potrà essere costituita anche dalla fattura corredata di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà ex art. 47 del d.P.R. n. 445/2000 e in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice dovrà concedere l’esecuzione parziale del decreto opposto limitatamente alle somme non contestate) e per l’esecuzione forzata (impignorabilità dei beni di uso quotidiano privi di apprezzabile valore di mercato e degli animali di affezione o compagnia, semplificazione delle vendite immobiliari, ampliamento dell’istituto delle misure coercitive ex art. 614-bis c.p.c., attribuzione di maggiori poteri e responsabilità all’ufficiale giudiziario, e in caso di pignoramento dei veicoli ex art. 521-bis c.p.c. l’iscrizione degli estremi del veicolo in un sistema informativo gestito dal CED della Polizia, con la previsione della perseguibilità d’ufficio per il reato di sottrazione di veicolo sottoposto a pignoramento o sequestro).

Per l’appello sarebbe introdotta la trattazione in forma monocratica delle cause di minor complessità giuridica e rilevanza economica.

Per il giudizio di Cassazione si avrebbe la revisione del rito camerale e l’adozione di modelli sintetici di motivazione dei provvedimenti.

Infine verrebbe riordinata e razionalizzata la disciplina del Pct (processo civile telematico), le cui norme di attuazione sono sparse (come il polline e ad cazzum) in vari testi normativi e regolamentari, inserendole nel codice di procedura civile. Un altro delirio tutto italiano, la cui disorganizzazione ci è costata ad oggi nella realizzazione oltre 3 miliardi di euro.

Il governo avrà ben 18 mesi di tempo (leggasi ancora un altro anno e mezzo) per predisporre uno o più decreti legislativi relativi al tribunale delle imprese e al tribunale della famiglia e della persona e uno o più decreti legislativi per il riassetto formale e sostanziale del codice di procedura civile. Alle calende greche.

Comunque la Giustizia non sarà mai compiuta se gli uffici giudiziari non saranno anche ben organizzati. Ed anche decorosi se vogliamo (basta farsi un giro tra le centinaia di tribunali sparsi nello Stivale).