“Per tanti, troppi anni le nostre terre sono state considerate le periferie dell’Italia. Aspettiamo il giorno in cui tutto questo possa dirsi concluso”. Nel palasport di Andria, dove sabato mattina alle 11 sono stati celebrati i funerali di 13 delle 23 vittime dell’incidente ferroviario avvenuto martedì in Puglia, tuonano le parole dell’arcivescovo Luigi Mansi: “Non sono affatto normali quelle prassi di vita e di gestione dell’economia in cui non si pensa al valore della vita delle persone, ma a calcoli ottusi di convenienza e interesse”. Il tutto “senza scrupoli, generando innumerevoli piccole e grandi inadempienze nei confronti del proprio dovere inteso nel senso più alto e nobile del termine. Il proprio dovere nei confronti di tutte le persone a cominciare dai più deboli”. Monsignor Mansi ha invece ringraziato le migliaia di persone che nei giorni scorsi hanno donato il sangue, “quelli sì – ha detto – che con immenso senso civico non hanno avuto esitazione ad ascoltare la propria coscienza”.

Le bare di Pasquale Abbasciano, Giuseppe e Serafina Acquaviva, Rossella Bruni, Luciano Caterino, Pasqua Carnimeo, Michele Corsini, Julia Favale, Jolanda Inchingolo, Benedetta Merra, Fulvio Schinzari, Giovanni Porro e Gabriele Zingaro sono allineate davanti all’altare allestito venerdì pomeriggio. A vegliare su di esse, non solo i parenti delle vittime, ma anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, il presidente della regione Puglia Michele Emiliano, i sindaci di molte città tra cui quelli di Bari, Andria, Corato, Barletta e altre autorità come il capo della Polizia Franco Gabrielli. Sugli spalti oltre cinquemila persone. Decine le corone di fiori e i gonfaloni di molti comuni pugliesi. A una delle ringhiere sono attaccati palloncini bianchi con sopra le fotografie di Jolanda Inchingolo, la 25enne morta di Andria morta nell’incidente ferroviario. Sui palloncini solo la scritta “Ciao Jole”.

Dopo la cerimonia nessun discorso ufficiale, né da parte del Capo dello Stato, né del presidente Emiliano. È il sindaco di Andria, “la città che ha pagato il prezzo più alto”, a parlare. “Chiedo  – ha dichiarato Nicola Giorgino – che la magistratura accerti rapidamente la verità dei fatti in modo che i contorni della vicenda siano chiariti con meticolosità. Chiunque di noi ha viaggiato su quei convogli ed è in grado di raccontare il personale rapporto con quei treni, su cui si sono infrante le speranze di chi viaggiava. Come quelle degli universitari che ripassano gli appunti prima di un esame, quelle dei lavoratori, di chi si reca in aeroporto. Quel giorno la quiete delle nostre campagne è stata squarciata da paura, lamiere, polvere, dolore e morte”.

E rivolgendosi al presidente Mattarella ha detto: “Quello che proviamo adesso è sdegno e coraggio e finora ha prevalso lo sdegno. Ci aiuti, presidente, a far prevalere il coraggio. E ci aiuti a dire: mai più una strage così”. Al termine della cerimonia le autorità si sono fermate a salutare ancora una volta le famiglie delle vittime. E hanno atteso, nel silenzio, che i feretri fossero portati fuori uno alla volta seguiti dai parenti. A loro è giunto anche un messaggio di papa Francesco, letto da monsignor Mansi: “Appresa la notizia Sua Santità esprime la sua sentita e cordiale partecipazione al dolore che colpisce le famiglie e assicura preghiere di suffragio”. Il silenzio e la commozione delle migliaia di persone che hanno riempito il palasport di Andria è stato rotto solo dagli applausi che, ad uno ad uno, hanno accompagnato le bare.