Ventitre morti, 52 feriti, le ricerche proseguite per tutta la notte e le indagini che adesso puntano ad accertare eventuali responsabilità della strage. È il day after della tragedia avvenuta tra Corato e Andria, in Puglia, dove si è verificato uno dei più gravi incidenti ferroviari mai avvenuti in Italia. Attorno alle ore 11 del 12 luglio due treni delle Ferrovie Nord Barese si sono scontrati frontalmente in un tratto a binario unico.

Tre i filoni di indagine: prime iscrizioni nel registro degli indagati
La procura di Trani ha già proceduto alle prime iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose e disastro ferroviario. A quanto apprende il Fatto.it gli indagati al momento sono almeno due. Il treno partito da Andria che, dopo circa dieci minuti, si è scontrato con quello proveniente da Corato, non sarebbe dovuto partire. E a provocare lo scontro sarebbe stato un errore umano, ma sarà necessario capire da cosa sia stato determinato.

Gli investigatori sono impegnati ad acquisire documenti, atti, immagini e dati informativi.La maggior parte dei documenti dovrebbe essere acquisita negli uffici di Ferrotramviaria, la società privata che gestisce la linea ferroviaria. Altre acquisizioni potrebbero essere fatte nei prossimi giorni in uffici pubblici in relazione alle procedure di raddoppio della tratta. Tre i filoni: il primo riguarda gli accertamenti sulla dinamica dell’incidente; l’altro sulla sicurezza dei controlli degli enti preposti; l’altro sull’appalto per il raddoppio della linea, la sua messa in sicurezza e l’utilizzo dei fondi europei. Sono cinque i magistrati che fanno parte del pool che si occuperà delle indagini. Oltre al Pm facente funzioni, Francesco Giannella, il pool è composto dai pm Antonio Savasta, Simona Merra, Marcello Catalano e Michele Ruggiero. Intanto sono stati cautelativamente sospesi dalla società Ferrotramviaria i due capistazione di Andria e Corato delle Ferrovie Bari Nord. L’azienda, come annunciato ieri dal direttore generale Massimo Nitti, ha aperto una inchiesta amministrativa interna nella quale procederà insieme a Regione Puglia e Ministero dei trasporti.

Le ricerche dei dispersi sono finite
Sono 24 le persone ancora ricoverate, 8 delle quali in prognosi riservata, nessun risulta disperso secondo le informazioni date in una conferenza stampa tenuta dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Le ricerche dei dispersi sono finite. I vigili del fuoco hanno terminato il loro intervento: tutti i vagoni sono stati rimossi e nessun altro corpo è stato rinvenuto. “Abbiamo una salma che non è stata ancora identificata perché nessuno l’ha reclamata. Si tratta di un uomo italiano tra i 55 e i 60 anni”, ha spiegato il direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia, Giovanni Gorgoni. Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha spiegato alla Camera che è stata “nominata una commissione d’inchiesta che ha il compito di accertare le responsabilità“. Il ministro ha annunciato anche “un nuovo stanziamento da 1,8 miliardi per le reti regionali di competenza non statale”. Domani il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà a Bari alla camera ardente.

“Treni al massimo della velocità: forse i macchinisti non hanno neanche provato a frenare”
E mentre il dirigente della Polfer della Puglia Giancarlo Conticchio precisa che l’errore “c’è stato” ed “è chiaro”, anche se rimane da valutare “se di natura umana o tecnica”, il direttore generale di Ferrotramviaria Massimo Nitti, a Telenorba spiega che probabilmente i macchinisti “non hanno nemmeno provato a frenare”, perché “la disgrazia è stata anche quella di trovarsi faccia a faccia all’uscita di una curva”. Un’ipotesi che troverà riscontro dall’analisi dei “registratori di bordo che sono stati trovati ieri”. I dispositivi, prosegue Nitti, “ci serviranno a capire a che velocità andavano, anche se pensiamo che si siano scontrati al massimo della velocità entrambi. Da quello che abbiamo capito ieri le possibilità che i due macchinisti si vedessero erano praticamente inesistenti“. Quello che è certo, ha ripetuto confermando quanto dichiarato a caldo dopo lo scontro, è che “l’unica stazione di incrocio è quella di Andria. Quel treno che scendeva da Andria, lì non ci doveva essere”. E sul regolamento della tratta tramite “il cosiddetto consenso telefonico che tutti stanno criminalizzando” ha dichiarato che è “una delle modalità di esercizio che viene regolarmente utilizzata nelle ferrovie”.

Intanto entrambi i macchinisti sono stati identificati: dopo il riconoscimento di Pasquale Abbasciano di Andria, i resti umani trovati a bordo del convoglio giallo – quello proveniente da Bari -appartengono a Luciano Caterino, 37 anni, originario di Corato. L’uomo nell’impatto è rimasto dilaniato. L’equipaggio dei due treni era composto da un macchinista e da un capotreno per ogni convoglio.

Ritrovate le scatole nere. Procuratore: “Il secondo treno non doveva esserci”
È evidente che il treno che è partito per secondo, non doveva partire. Il perché è successo lo stiamo verificando”, ha detto Giannella, sottolineando che quello dell’errore non è l’unico filone su cui si indaga. “È un’indagine molto complessa, a partire dalla dinamica dell’incidente – ha infatti spiegato – ma ci sono anche altre circostanze da verificare”: se sono stati erogati o meno dei finanziamenti per il miglioramento e il raddoppio della linea, perché non vi erano sistemi di sicurezza, se su quella linea c’erano già state situazioni critiche che potevano e dovevano mettere in allarme. Entrambe le scatole nere sono state recuperate. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo plurimo, che è senza alcun indagato. “Ma forse solo per qualche ora“, ha specificato Giannella.

E in attesa che vengano predisposte le prime informative, fonti vicine agli investigatori fanno sapere che erano due i treni  provenienti da Corato e diretti verso nord: uno di questi due convogli viaggiava con qualche minuto di ritardo. Per questo motivo il capostazione di Andria avrebbe dato il via libera al treno fermo in stazione, che una decina di minuti dopo si è scontrato con il treno proveniente da Corato.

Al via riconoscimento salme. I familiari: “Fateci vedere nostri cari”
Ieri la prima vittima identificata era stata Fulvio Schinzari, 59 anni, funzionario di polizia, che tornava al lavoro dopo le ferie. In mattinata inizierà dunque il lavoro per il riconoscimento delle salme: un’operazione molto complessa viste le condizioni di molti dei corpi recuperati. “Vi prego, fateci entrare, fateci vedere i nostri cari“, dicono i familiari delle vittime che in queste ore stanno arrivando nei locali del policlinico di Bari. “Sarà una giornata difficile. Il riconoscimento delle vittime è un’attività sempre complessa in questi casi. Dobbiamo dare un nome e un cognome a questi resti”, ha spiegato il responsabile della Protezione Civile Fabrizio Curcio. Le vittime sono state tutte identificate: l’ultima riconosciuta dai parenti è il 60enne andriese Giovanni Porro. Il vicepresidente della Regione Puglia, Antonio Nunziante, ha detto che non si sa ancora quando verranno celebrati i funerali e il responsabile del comitato di Protezione civile, Ruggiero Mennea, ha aggiunto che si sta discutendo per capire se scegliere, in accordo con i familiari delle vittime, i funerali di Stato o quelli privati. Domani si svolgeranno gli accertamenti medico-legali e per venerdì la procura dovrebbe rilasciare il via libera per i funerali.

Il sistema obsoleto del blocco telefonico
Sul banco degli imputati, il sistema a blocco telefonico che regola la circolazione ferroviaria in quella tratta a binario unico. Il ministro Delrio ha definito il sistema “tra i meno evoluti rispetto alle tecnologie disponibili” e “maggiormente a rischio”, perché “si affida interamente all’uomo, nella fattispecie all’operatività dei capistazione”. Martedì pomeriggio, Ferrotramviaria, la società che gestisce la linea dove è avvenuto lo scontro, ha dichiarato che si sospetta che i due convogli viaggiassero a una velocità tra i 100 e i 110 chilometri orari: secondo i media locali, in ogni caso, l’incidente si sarebbe verificato a causa di un errore umano. In pratica uno dei due convogli sarebbe partito in anticipo dalla stazione di provenienza: nella tratta, infatti, è in uso il sistema obsoleto del blocco telefonico. Come dire che il via libera ai treni è dato da una comunicazione attraverso telefono tra gli operatori delle varie stazioni. Secondo il Corriere del Mezzogiorno, invece, ci sarebbe stato un guasto dei sistemi che regolano le coincidenze.

Il mancato raddoppio da 180 milioni
Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio nel giorno dell’incidente aveva annunciato una commissione d’indagine ministeriale per decifrare le cause dell’incidente, dichiarazioni in linea con quelle del premier Matteo Renzi, arrivato sul posto per assicurare che “non ci fermeremo finché non chiariremo cosa è accaduto”. Nel day after della tragedia esplode quindi la polemica per il mancato raddoppio della tratta lungo la quale si è verificato lo scontro. In ballo dal 2007, per un costo complessivo di 180 milioni di euro, i lavori di adeguamento linea ferroviaria Corato-Andria non hanno ancora visto la fine. Sui documenti disponibili sul sito delle Ferrovie Nord Barese si fa cenno all’1 ottobre 2015 come data per l’ultimo collaudo della nuova opera: quasi un anno dopo, però, quei dieci chilometri di ferrovia sono ancora a binario unico.

Delrio: “Altri 1,8 miliardi per le reti regionali”
Il nostro Paese “non ha fatto la cura del ferro: in Italia ci sono ancora 2.700 chilometri di rete ferroviaria a binario unico”, ha detto il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio durante l’informativa urgente alla Camera. “In queste ore vedo che girano in maniera molto strumentale voci sul fatto che la legge di Stabilità approvata da questo Parlamento avrebbe stanziato 4 miliardi e mezzo per il miglioramento della rete ferroviaria del nord – ha argomentato il ministro – non è vero. Il contratto di programma 2015 stanzia 9 miliardi di euro, di cui 4,5 destinati alle tecnologie per la sicurezza e, una parte di questi, alle reti a carattere regionale”. Rispondeva, Delrio, a un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, secondo cui il governo avrebbe ” assegnato 4 miliardi e mezzo per il miglioramento della rete ferroviaria del centro nord e 60 milioni per quella del sud ovvero l’1,3% del totale stanziato”.

“È stato messo in piedi un investimento di 18 miliardi – ha proseguito il ministro – cui va aggiunto un investimento che abbiamo appena concordato con la presidenza del Consiglio e con il sottosegretario De Vincenti per ulteriori 1,8 miliardi a supporto delle reti non di competenza nazionale. È stata fatta una scelta di supporto alle reti regionali per garantire piena sicurezza ai trasporti pendolari”.

Delrio ha annunciato, inoltre, che “il decreto che sposterà questo tipo di linea con alto livello di traffico sotto il controllo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf) è in esame. Dovevamo emanarlo a dicembre – ha detto il ministro – lo abbiamo emanato agli inizi di febbraio e in questo momento lo sta esaminando la conferenza delle Regioni, ma anche se il decreto fosse stato approvato dalle varie parti, ci vuole il tempo per l’adeguamento e l’investimento. La direttiva europea è entrata in vigore a luglio. Il problema è che alle Regioni mancano i soldi, per questo le abbiamo invitate a fare accordi con Rfi e abbiamo messo un po’ di soldi nel Fondo coesioni”.