Reggio è stata sempre una città di destra e negli otto anni di amministrazione Scopelliti in riva allo Stretto si sono catapultati tutti i big della politica nazionale. Inevitabile, un riscontro di questo tipo anche nelle carte dell’inchiesta sulla “cupola segreta” della ‘ndrangheta, dove spuntano i nomi anche di Maurizio Gasparri e Gianni Alemanno, entrambi candidati alle europee nel 2004 per Alleanza nazionale ed entrambi sostenuti da quella che può essere definita “la testa pensante della ‘ndrangheta che necessariamente si compone di soggetti riservati”. Il direttorio guidato dagli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, raggiunti oggi da un ordine di custodia cautelare, infatti, aveva puntato su Umberto Pirilli, liberando così un posto al Consiglio Regionale che sarebbe andato ad Alberto Sarra (anche lui arrestato) e scongiurando la possibilità di far candidare Scopelliti, eletto appena due anni prima al Comune di Reggio. Assieme a Pirilli, negli ambienti della ‘ndrangheta reggina sono stati chiesti i voti per i due esponenti di centrodestra.

Dalle intercettazioni inserite nell’ordinanza di custodia cautelare, infatti, emerge che Gasparri, allora esponente di punta della maggioranza di centrodestra guidata da Silvio Belrusconi, è stato appoggiato dal senatore Antonio Caridi, sul quale ora pende una richiesta di arresto che dovrà essere esaminata da Palazzo Madama. Ne parla Francesco Chirico (il cognato del boss Orazio De Stefano) finito ai domiciliari. Quest’ultimo, nel giugno 2004 è stato intercettato in un momento in cui si lamentava di alcune promesse non mantenute dal senatore Caridi, allora assessore comunale, che non aveva ancora nominato un dirigente indicato da Chirico e non aveva assunto quattro persone nelle società miste. “Perché le Europee sono state ad aprile, – dice Chirico – alle Europee lui ha visto quello che ha visto, perché ha mandato a chiamare a mio compare il presidente, prima delle Europee, e gli ha detto ‘allora che dobbiamo fare, me la dai una mano, per Gasparri, no… che hai fatto tu per Archi, e per me che hai fatto, che mi hai dato, che mano ti devo dare, e là ha capito, no; perché loro ancora pensavano che noi eravamo sulle posizioni di voto Udc‘”.

Se Caridi appoggiava Gasparri, Alberto Sarra era più vicino ad Alemanno e per lui aveva chiesto sostegno elettorale a molte famiglie di ‘ndrangheta: “I nostri due candidati sono Alemanno e Pirilli”, era il leitmotiv di Sarra per quelle elezioni. “Nel 2004 – scrivono i giudici – Sarra chiedeva e otteneva che i Logiudice, intesi ‘i marmisti’ di Condera, gli Alvaro, intesi “i merli” di Sinopoli, i De Stefano per il tramite di Chirico Francesco, i Libri-Caridi di Reggio Calabria e i Vadalà di Bova Marina appoggiassero i candidati Pirilli Umberto ed Alemanno Gianni”.

Le Europee furono vinte da Gasparri e Alemanno che rinunciarono al seggio conquistato in Calabria a favore di Pirilli, il politico su cui la componente “riservata” della ‘ndrangheta aveva deciso di puntare. La sua elezione “era condicio sine qua non affinché Sarra, per come rappresentatogli da Romeo Paolo, potesse ricoprire un incarico assessoriale in Regione”.

In Calabria è la ‘ndrangheta che fa politica mentre i partiti supinamente accettano i desiderata di Paolo Romeo e Giorgio De Stefano. Per i magistrati non ci sono dubbi: “Risulta evidente che tanto Alberto Sarra quanto Antonio Stefano Caridi erano gli ‘interlocutori’ privilegiati delle cosche operanti nei mandamenti di centro e jonico svolgendo di fatto un ruolo di estremo rilievo, che andava ben oltre quello di collettori di voti mafiosi che venivano dirottati (secondo identici ed immutati meccanismi nel tempo) verso i candidati di volta in volta di interesse, per trasformarli nei soggetti a cui era affidata la materiale attuazione delle linee di azione strategica in ambito politico del più ampio programma criminale dell’associazione mafiosa”.

Ritornando a Gasparri, il suo nome compare anche nel verbale del collaboratore di giustizia Salvatore Aiello, ex responsabile tecnico della società “Fata Morgana” che si occupava della raccolta differenziata a Reggio Calabria. Al pm Lombardo, il pentito racconta che “Scopelliti per le assunzioni… solo una volta ha parlato con me per… per le… di un suo protetto… era il cameriere del Cordon Bleu (noto locale reggino, ndr), che era amico intimo di Gasparri… Solo che a me non piaceva il soggetto in quanto … in quanto un soggetto proprio come persona, è stata l’unica volta che entrando a Palazzo San Giorgio che il Sindaco mi chiese di assumere direttamente questo qua. Perché tutti gli altri… le assunzioni passavano da Scopelliti a Logoteta (presidente della ‘Fata Morgana’, ndr), perché fra loro si incontravano spesso».

Il Ros ha perquisito anche la casa dell’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti – anche lui in passato di An – che, in attesa ancora di essere processato in appello per il processo sul caso Fallara, esce a pezzi dall’inchiesta “Mamma Santissima”. Dopo le sue dimissioni da governatore, in seguito alla condanna di primo grado a 6 anni di carcere, si era candidato alle elezioni europee non riuscendo però a essere eletto. Stando a quanto sostengono i pm, però, l’ex sindaco di Reggio avrebbe chiesto l’aiuto della ‘ndrangheta.

“In buona sostanza, – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – in prossimità delle consultazioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, cui Scopelliti era candidato, quest’ultimo, tramite Sarra Alberto, aveva nuovamente chiesto sostegno a Romeo Paolo che, però, non risulta averglielo fornito, consapevole che, in quel momento storico, puntare su Scopelliti, oltre che poco conveniente, avrebbe comportato rischi, in grado di far emergere uno scenario criminale da mantenere riservato”.

In serata è arrivata la replica di Gianni Alemanno: “Ribadisco nella maniera più categorica”, ha detto, “che non c’è nessun mio coinvolgimento nell’inchiesta ‘mammasantissima’ sull’ndrangheta. Nella fattispecie non ho mai conosciuto né politicamente né personalmente il senatore Antonio Caridi, mentre con l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra non intrattengo più alcun rapporto da almeno dieci anni. In ogni caso la mia azione nella regione Calabria è sempre stata di natura politica ed elettorale, senza nessun coinvolgimento con ambienti o logiche di tipo affaristico”.