Tra i tredici studenti africani scelti, c’è chi vive nella zona rurale e impiega più di due ore a piedi per arrivare in tempo a lezione. All’Università di Ngozi, la terza città del Burundi, in cattedra ad aspettarli dentisti e odontoiatri italiani con un obiettivo: consentire a questo piccolo stato africano tra Ruanda, Repubblica Democratica del Congo e Tanzania di laureare i primi dentisti del Paese. Perché in Africa, di ascesso ancora si muore. “Qui si vedono patologie e tumori mai visti, ma anche bambini morire per sciocchezze o persone devastate da cisti che potrebbero essere facilmente rimosse”.

Pino La Corte è un dentista libero professionista appena tornato dal continente nero: è lui l’anima di un progetto tutto italiano che permetterà a tredici studenti del Burundi di seguire un corso di studi biennale con docenti italiani che andranno in Africa come volontari a fare loro lezione. “Buona parte dei migranti che arrivano a Milano fanno richiesta proprio di cure odontoiatriche. Del resto i problemi legati all’igiene dentale sono al quarto posto nella classifica delle patologie più diffuse nel mondo”, continua La Corte, che è anche presidente della onlus Solidarietà Medico Odontoiatrica nel Mondo (Smom). Secondo il dentista, infatti, “non si può pensare che questi non siano problemi pericolosi per l’Africa”. Che si trascinano anche difficoltà che in diversi casi possono portare alla morte del paziente.

“Buona parte dei migranti che arrivano a Milano fanno richiesta di cure odontoiatriche”

Quando il presidente di Smom è andato dall’associazione dei dentisti del Burundi, si è trovato davanti un foglio con segnati a malapena una decina di nomi. “In un Paese con oltre 10,3 milioni di abitanti – racconta Pino La Corte – i dentisti laureati saranno una decina, quasi tutti al lavoro nella capitale”. Tra i motivi, il fatto che nel piccolo stato africano, come in quasi in tutta l’Africa centrale, non esiste alcun corso di formazione in odontoiatria. “La maggior parte dei dentisti si laurea all’estero, in Algeria o Ucraina – continua La Corte –. Chi studia in Europa, invece, difficilmente sceglie di tornare nel continente nero”. Chiave di volta del progetto italiano, quindi, è stato scegliere di formare i dentisti direttamente in università burundesi. Si tratta di studenti, tra i 20 e i 25 anni, iscritti al primo anno di infermieristica all’Università di Ngozi, che si specializzeranno per due anni con la trentina di docenti dell’Università degli Studi di Verona e di Milano che hanno scelto di andare – a loro spese – in Burundi per fare loro lezione, in cicli che vanno dalle due alle quattro settimane.

“È un’iniziativa unica perché permette agli studenti africani di formarsi e lavorare direttamente nel loro Paese”

“È un’iniziativa unica perché permette agli studenti africani di formarsi e lavorare direttamente nel loro Paese”. Laura Strohmenger è docente di medicina preventiva di comunità all’Università degli Studi di Milano. Tra una settimana, anche lei scenderà in quella cittadina di 120mila abitanti circondata da bananeti e piantagioni di caffè. Nella sua valigia, centinaia di fotocopie per i suoi alunni burundesi. “Nella struttura africana abbiamo solo un computer: noi docenti cerchiamo di portare tutto dall’Italia, anche le dispense. Gli studenti sono entusiasti perché sanno che la loro formazione è frutto di una catena di solidarietà che gli permette di specializzarsi gratuitamente”, racconta Strohmenger. Fondi che hanno reso possibile al team italiano, accanto all’organizzazione delle lezioni, di ristrutturare il vecchio reparto di maternità dell’ospedale di Ngozi facendolo diventare il primo centro odontoiatrico ospedaliero d’avanguardia del paese, dotato di sala di sterilizzazione, laboratori e sistema per le radiografie. “Non dico uno studio come potremmo vedere in Italia, ma quasi”, commenta il dentista Pino La Corte.

“I problemi legati all’igiene dentale sono al quarto posto nella classifica delle patologie più diffuse nel mondo”

Un progetto che l’associazione Smom aveva già testato nel 2010 in Uganda, permettendo all’Università di Kampala di laureare i suoi primi venti odontotecnici. In Burundi, invece, la figura professionale formata sarà quella dental therapist, ruolo diffuso nel Regno Unito e negli Usa, ovvero un operatore che si fa carico di quelle piccole problematiche che, in territorio africano, possono addirittura diventare letali. Otturazioni, estrazioni non chirurgiche, igiene orale e rapporti di tramite con l’ospedale: queste le prime attività di cui si occuperanno i dental therapist africani, subito dopo essersi laureati a fine 2017.

E non è servito neppure aspettare la fine dei due anni di formazione, per vedere il primo risultato: il ritorno nella regione dei grandi laghi di un odontoiatra burundese, per necessità emigrato in Francia, che è diventato il coordinatore del progetto italiano in loco. Una piccola spinta che fa già sperare di ripetere il ciclo di studi per un secondo biennio. “In Europa abbiamo in media un dentista ogni 2mila abitanti – continua il presidente di Smom – mentre in Africa c’è n’è uno ogni 120mila abitanti. Il Burundi è addirittura sotto la media nazionale: per questo la nostra scuola di formazione deve avere un seguito”. Perché in fondo, in Africa, tra i diritti più negati c’è anche quello al sorriso.

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