Duecentosettanta morti da giovedì. Sono il risultato degli scontri che nel Sud Sudan oppongono i sostenitori del presidente Salva Kiir e quelli del vicepresidente, Riek Machar. Tra le vittime anche 33 civili, secondo quanto riferisce una fonte governativa spiegando che oggi è scoppiata nuovamente una sparatoria in alcune parti della città. Iniziate giovedì durante un incontro tra le due parti all’esterno del palazzo presidenziale, le violenze mettono a rischio gli accordi per il governo di unità nazionale stipulati lo scorso aprile.

Dopo la calma di ieri, oggi sono stati avvertiti nuovi spari nei quartieri periferici di Gudele e Jebel. La residenza di Machar è stata attaccata dalle forze fedeli a Kiir, ma la situazione sarebbe tornata alla calma. Lo ha riferito il portavoce di Machar, spiegando che la residenza è stata attaccata due volte con carri armati ed elicotteri da combattimento. Le forze di Machar hanno respinto l’attacco.

“Sono in corso diversi combattimenti in giro per la città”, ha raccontato il fotografo tedesco Gregor Fisher all’agenzia di stampa Dpa. Voci non confermate parlano di un elicottero abbattuto dalle forze ribelli. Intanto Kenya Airways ha annunciato di aver sospeso i voli per Juba “a causa della situazione di sicurezza incerta”, ha fatto sapere la compagnia aerea su Twitter. “Si ricorda che i viaggi in Sud Sudan sono sconsigliati e si invitano i connazionali comunque presenti ad evitare spostamenti”, è l’avviso pubblicato sul sul sito della Farnesina, nella sezione “Viaggiare Sicuri”

Il Sudan del Sud sta lentamente uscendo da una guerra civile di due anni, iniziata nel dicembre 2013, alimentati dalla rivalità tra Kiir e Machar. La ripresa delle violenze nella capitale coincide con il quinto anniversario dell’indipendenza del Paese dal Sudan (9 luglio 2011), acquisita dopo una lunga guerra.