I Radiohead sono tornati. L’hanno fatto con un album nuovo e un tour in orbita mondiale già da qualche tempo. Le scalette live – fin qui proposte – hanno evidenziato la volontà precisa di fare pace con il proprio passato; sono diverse, infatti, le canzoni recuperate “dalla prima era”. Come ad esempio la riproposizione di Creep. Un pezzo sparito dai radar da innumerevoli anni, tanto da pensare che non sarebbe mai più stato suonato. Il brano cela – tra le pieghe – un’insofferenza profonda nata ai tempi del successo ottenuto a un anno di distanza dalla sua pubblicazione: «Creep ci avrebbe dato fortuna, ci avrebbe distrutto la vita e ci avrebbe illuminato il cammino – dice Colin Greenwood. Era chiaro che ad un tratto serviva dare un segno di rottura rispetto a questo pezzo. (Gianfranco Franchi-“Radiohead – A Kid” – maggio 2009 – Edizioni Arcana).

Proviamo a capire: una band, fino a quel punto semi-sconosciuta, produce una killer-ballad destinata all’eternità e nel momento in cui ciò avviene, come reagisce? Ma è ovvio! Ne prende le distanze con dichiarazioni che non lasciano scampo. Ai tempi della presentazione di The Bends, e quindi l’album successivo a quello in cui è contenuta la canzone incriminata, Greenwood in sala stampa tuonò: “Il prossimo giornalista che chiede qualcosa di Creep si prende uno schiaffo!”. Meno veementi ma non in misura minore le reazioni a carico di Thom Yorke: «Per me quella canzone è sempre stata una cosa un po’ scherzosa. La cosa che mi dispiace è che la gente m’identificava con lo sfigato […]».

Per definire ulteriormente le circostanze, è giusto ricordare che Creep fu rinnegata al punto da cominciare a chiamarla in privato «Crap» (merda) e arrivando addirittura a concepire quanto da loro stessi definito «il suo contraltare»: My Iron Lung è una riflessione su quale valenza avesse maturato il gruppo dopo la famigerata song. Seppur in apparente stato di grazia, i cinque di Oxford erano consapevoli di nutrire il proprio successo con l’aiuto di una canzone che detestavano. A margine di quella presentazione, le parole per chiudere definitivamente la questione destabilizzarono il mondo della musica rock: “My Iron Lung è l’ultimo chiodo a chiusura della bara… di quella canzone di cui non intendiamo fare il nome”.

Tutto chiaro? Capite, ora perché sentire nuovamente suonare Creep confonde? Facendo riferimento a quanto sopra, diviene impossibile non domandarsi “chi” oppure che cosa li abbia spinti “a riesumare i resti del corpo”.

A tali latitudini, si vuole dare per scontato che “il disseppellimento” sia stato anticipato da una lunga quanto efficace psicoterapia collettiva.

Al tempo. I Radiohead come ben sappiamo, sono andati oltre ogni ragionevole aspettativa; le suggestioni qui sopra restano ancorate ad un passato che, seppur aureo, esclude prevalentemente quanto prodotto oggi. Per quanto a tratti torni incessante e ripetuto quel ritornello: “rinnegare” fa sempre rima con “rivendicare”.

L’ultima produzione discografica racconta dello stato di un gruppo che continua a sfuggire a logiche mediamente rassicuranti. Yorke e soci, inseguono il proprio Zeitgeist musicale affidandosi a crismi di ricerca ancora oggi in evoluzione. Già, perché negli anni non tutto è filato liscio. I lavori concepiti dopo Amnesiac richiedono grande attenzione; tuttavia «Radiohead» non è soltanto il nome di una band, bensì un’imperscrutabile appartenenza a un concetto – guarda caso – da rinnegare oppure rivendicare. Il gruppo storicamente nutre le convinzioni di chi li detesta, nella stessa misura in cui alimenta le certezze di chi li ama.

A Moon Shaped Pool centrifuga all’interno di undici canzoni, memoria e consapevolezza, riproponendo intonsa la formula fin qui maturata; non è un best of ma è come se lo fosse. Le canzoni offrono un richiamo sonoro filologicamente ineccepibile; chi li ha amati nella forma canzone più manifesta, troverà libero sfogo nelle evoluzioni iridescenti di pezzi come Decks Dark e The Numbers. Chi, invece, nel tempo, si è lasciato travolgere dalle pulsioni elettroniche derivative del nuovo corso, troverà giusta soddisfazione in canzoni come Full Stop Daydreaming. In ogni caso, a convincere è la suite intera. Se non l’avete ancora fatto, ascoltatela!

Che altro? Il solito Dj qualunque si augura di rivederli presto in Italia. E ricorda che ai giorni nostri, si permette di rinnegare, altresì rivendicare, i Radiohead con la stessa apparente incoerenza con la quale oggi il gruppo ripropone dal vivo Creep.

A voi, dunque, le giuste considerazioni…

 

9 canzoni 9 … rivendicate

Lato A

The National Anthem • Radiohead

Theme From Black Milk • Gallon Drunk

I Love You • Spacemen 3

It’s a Fast Driving Rave … • The Dandy Warhols

Lato B

Mirrors • Crocodiles

Beat City • The Raveonettes

Shake the Dope Out • The Warlocks

Head On • Loop

Miles Away • The Young Gods