In un anno, dal 2014 al 2015, gli stranieri residenti in Italia sono aumentati dell’1,9%, passando da 4milioni e 922mila a poco più di 5 milioni. Una crescita moderata, distante dalle immagini dell’invasione e dell’emergenza diffuse da media e politica. I numeri arrivano dal 25esimo rapporto Caritas Migrantes, che come ogni anno, attraverso dati, statistiche e confronti, cerca di delineare una fotografia della presenza e degli spostamenti dei migranti in Europa e nei vari continenti.

Nessun boom quindi, anche se bisogna tenere in considerazione che i dati non comprendono le presenze irregolari. Secondo la Fondazione Migrantes, tra i promotori dello studio, la presenza degli stranieri è rimasta abbastanza “stabile” e molti di coloro arrivati via mare non hanno scelto di stare in Italia, ma si sono spostati verso altri Paesi europei, che invece hanno assistito a un incremento più massiccio. Anche per questo, durante la presentazione dell’indagine, monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione, si è scagliato contro chi è abituato a parlare di “inarrestabile invasione”. A suo parere infatti gli sbarchi non hanno prodotto effetti sensibili “sulla composizione del panorama migratorio nazionale”.

In Italia, il 31 dicembre 2015 i residenti con cittadinanza straniera erano 5milioni e 26mila, contro i 5milioni e 14 mila del gennaio dello stesso anno. Tradotto in percentuale significa 8,2% del totale della popolazione. Le donne sono più della metà. Nelle nostre città quindi convivono 198 nazionalità diverse, anche se quelle più presenti sono tre: Marocco, Albania, Romania. Insieme formano il 40% del totale. I permessi di soggiorno sono rilasciati soprattutto per motivi di lavoro, oltre la metà, poi di famiglia, più del 30%, e infine per fare richiesta di asilo circa il 7%.

Gli immigrati non sono distribuiti in maniera omogenea nelle varie regioni. Quelle a più alto tasso di melting pot sono le settentrionali, dove vive circa il 60% degli stranieri. In testa c’è la Lombardia, con il 23%, seguita dal Lazio (12,7%), dall’Emilia Romagna (10,7%) e dal Veneto (10,2%). Mentre per quanto riguarda il Mezzogiorno va sottolineato che “la Campania ospita il 28,6% del totale degli stranieri residenti in quest’area”. Gli alunni stranieri nelle scuole italiane sono invece 815mila. Significa circa circa 9 ogni 100. Rispetto all’anno scolastico 2013/2014, c’è stato un aumento di oltre 11mila e 200 ragazzi (+1,4%), ma anche qui l’incidenza è maggiore al centro-nord. L’Emilia Romagna è la regione con la percentuale più alta (15,5%), seguita da Lombardia (14,3%) e Umbria (14,2%).

Il rapporto allarga poi lo sguardo oltre i nostri confini. “Dopo la crisi del 2008 il numero degli stranieri residenti in Europa è continuato a crescere giungendo, nel 2015, nell’area Ue-28, a 35,2 milioni, con un aumento del 3,6% rispetto al 2014”. La Germania è quella che ne ospita di più, circa il 76,2%. L’Italia rientra comunque tra i primi 11 paesi che accolgono le maggiori quote di immigrati su scala internazionale. Nel testo viene sottolineato anche il fatto che i paesi che, come la Germania o il Regno Unito, “ospitano maggiori quote di stranieri sono anche quelli in cui è maggiore l’aumento degli stranieri residenti”. Alcuni saldi negativi e le diminuzioni dei residenti stranieri “andrebbero anche messi in relazione alle contingenze economiche negative di alcuni paesi come la Grecia, nella quale dal 2014 al 2015 c’è stato un calo delle residenze straniere del 3,9%”.

Il rapporto si sofferma infine sui dati globali, diffusi del Dipartimento dell’Onu per gli Affari economici e sociali: nel mondo le persone che vivono lontano dalla propria terra di origine sono oltre 243 milioni. Nel 2000 erano 173 milioni. In totale i migranti rappresentano il 3,3% dell’intera popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990. Stati Uniti e Federazione Russa insieme ne ospitano un quarto, mentre l’Europa il 31,2%. Dai calcoli però sfuggono le persone senza documenti: la loro presenza è stimata intorno al 10-15%.