Per Siae la musica sta per cambiare. Ma la società italiana degli autori e degli editori non sembra ancora averlo percepito. Finora l’ente pubblico economico ha beneficiato di un monopolio nato nel lontano 1882. Non c’è stato spettacolo, concerto o festa privata in cui Siae non abbia ottenuto un obolo da girare poi agli autori secondo un complesso sistema di riparto. Un meccanismo, tra l’altro, spesso criticato perché opaco e poco favorevole ai piccoli creativi indipendenti. Presto però le cose cambieranno: Bruxelles chiede al governo italiano una rapida liberalizzazione del settore dei diritti d’autore, mentre sul mercato è già scattata la corsa ad accaparrarsi gli artisti. Lo testimonia il fatto che la start up britannica Soundreef è riuscita a strappare alla Siae i cantanti Fedez e Gigi D’Alessio promettendo un meccanismo di riparto veloce e trasparente.

Il caso Soundreef, creata a Londra da Davide D’Atri e Francesco Danieli con i capitali italiani di LVenture e Vam Investments, è insomma un chiaro segno dei tempi che cambiano. E che non promettono niente di buono per Siae. Con il risultato che l’ente rischia di trasformarsi in una spina nel fianco per il governo​ di Matteo Renzi chiamato a fare i conti con le pretese di liberalizzazione di Bruxelles. Se infatti l’esecutivo si allineerà alla richiesta dell’Unione, l’ente pubblico economico guidato da Gaetano Blandini si troverà di fronte alla necessità di varare una riorganizzazione a tappe forzate per allinearsi agli standard dei nuovi concorrenti internazionali. Se, invece, il governo non darà seguito alla norma che recepisce la direttiva europea 26 del 2014 sulla deregulation del settore, allora l’Italia dopo la messa in mora decisa dalla Commissione lo scorso 16 giugno andrà verso una procedura d’infrazione.

Anche l’Antitrust chiede di liberalizzare il settore – Il Parlamento è orientato a dar seguito alle richieste di Bruxelles: la Camera ha infatti fissato le linee guida ad aprile. E ora tocca a Palazzo Madama, che dovrebbe chiudere la partita a stretto giro. Non prima però di aver ascoltato sulla questione le considerazioni del ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. La questione è insomma delicata come ha rilevato anche l’Antitrust, che ha invitato il governo a procedere sulla strada di una liberalizzazione.

Per i dirigenti Siae stipendi fino a 409mila euro – In questo contesto sono in molti a chiedersi se Siae sarà in grado di raccogliere la nuova sfida. Negli anni di monopolio, infatti, la struttura dell’ente presieduto da Filippo Sugar si è appesantita senza che gli organi di vigilanza (presidenza del Consiglio, ministero dei Beni culturali e Economia) se ne curassero. Con il risultato che, nell’era di internet, la sua organizzazione è elefantiaca e poco efficiente rispetto a quella dei concorrenti internazionali: oggi conta più di 1.200 dipendenti che, secondo l’ultimo bilancio disponibile (2014), costano poco più di 87 milioni. I 44 dirigenti di punta pesano sui conti dell’ente 3,9 milioni l’anno con stipendi che vanno dai 79mila ai 409mila euro, cifra superiore al tetto massimo fissato per i manager pubblici con il trattamento economico del primo presidente di Cassazione (300mila euro).

Incassi per 524 milioni, 764 di debiti per diritti non distribuiti – Nonostante la società incassi circa 524 milioni per il diritto d’autore generando un valore della produzione da circa 152,9 milioni (dato 2014, ultimo bilancio disponibile), la gestione operativa è in rosso (26,8 milioni). Ma l’aspetto più rilevante è che sui conti dell’ente pesa circa un miliardo di debiti di cui 764 milioni nei confronti dei mandanti. Si tratta cioè di incassi netti dei diritti d’autore “non ancora attribuiti per cause diverse (irregolarità di deposito, di iscrizione, non identificato, etc.)”, come spiega il bilancio 2014. A dispetto delle difficoltà nella gestione operativa, l’ente è riuscito però ad archiviare il 2014 con un avanzo di gestione da 3,5 milioni. Il merito è sostanzialmente di una gestione finanziaria ampiamente positiva grazie a rivalutazioni e a plusvalenze che però sono per definizione introiti eccezionali. Ma non all’efficienza di un ente che peraltro a lungo è sfuggito persino al controllo della Corte dei Conti. Nel bilancio previsionale per l’anno in corso, Siae promette di far crescere il valore della produzione (fino a 170 milioni con 575 milioni di diritti d’autore raccolti) grazie a “un quadro economico nazionale che vede i primi segnali di ripresa”. Una prospettiva rosea che tuttavia dovrà anche fare i conti con le ultime novità in arrivo sul mercato.

LA PRECISAZIONE DELLA SIAE

In merito all’articolo “Diritto d’Autore, Siae spina nel fianco per il governo Renzi. O le toglie monopolio o UE aprirà procedura di infrazione” pubblicato su ilfattoquotidiano.it di oggi a firma Fiorina Capozzi, SIAE, stupendosi della totale mancanza di informazione nonché di approfondimento della materia da parte di chi scrive, ha una serie di importanti precisazioni qui di seguito riportate:

Va innanzitutto premesso che, come noto, lo scorso 23 giugno la Commissione Affari Europei del Senato ha definitivamente licenziato il testo della legge di delegazione europea nella formulazione già approvata dalla Camera.  Dopo il passaggio nell’aula del Senato, sarà compito del Governo dare attuazione ai criteri e alle linee guida contenuti nella legge delega, che, in ogni caso, non incide sull’esclusiva assegnata alla SIAE che è e resta perfettamente compatibile con la normativa comunitaria (Direttiva Barnier 26/2014/UE).

SIAE è già coerente con la Direttiva avendo riscritto le proprie regole per essere coerente con le disposizioni europee.

SIAE non gestisce risorse pubbliche come riportato nell’articolo.

SIAE è ente economico a base associativa, senza scopo di lucro, ed è soggetto al solo diritto privato come espressamente statuito dalla legge 2/2008. SIAE, per questa stessa ragione, non è mai “sfuggita” alla Corte dei Conti posto che semplicemente la giurisdizione della Corte dei Conti ad essa non si applica.

SIAE, peraltro, non ha alcuna struttura “elefantiaca”. In proposito è utile ricordare, a voler fare dei raffronti sensati, che (ad esempio) la SACEM francese ha circa 1.400 dipendenti e la GEMA tedesca circa 1.000 contro i nostri 1.200.  Solo la PRS inglese può dirsi (con circa 700 dipendenti) effettivamente più snella ma ciò in ragione di un sistema di raccolta e ripartizione del diritto d’autore radicalmente diverso (box office) e inapplicabile al nostro Paese.

Ancora: le remunerazioni dei dipendenti e dirigenti della SIAE (che non sono manager pubblici) sono oggi in linea con quelle delle già citate consorelle estere comparabili (SACEM, ad esempio, per 1.500 dipendenti e dirigenti nel 2014 ha sopportato un costo di 133 milioni contro i nostri 87). Lo stesso deve dirsi per i dirigenti apicali che, anzi, negli altri Paesi europei giungono a compensi anche tripli rispetto a quelli riconosciuti dalla SIAE (SACEM: 750mila euro/anno, GEMA: 800mila euro/anno, PRS: 1,2 milioni di euro/anno contro i nostri 400.000 euro).

SIAE, allora, prende atto ma rifiuta con decisione di aderire all’invito implicito dell’articolista di procedere a licenziamenti di massa soltanto per apparire, ma non necessariamente essere, meno “elefantiaca”.

In realtà il lavoro svolto dalla SIAE (30.000 eventi a settimana, con 45 milioni di opere rappresentate) è oggettivamente complesso e gestirlo con la medesima approssimazione mostrata dall’articolo sarebbe pericolosissimo per gli autori e per gli editori.

Quanto alla affermazione per cui la SIAE avrebbe 764 milioni di debiti (come testuale dall’articolo) come “incassi netti dei diritti d’autore non ancora attribuiti per cause diverse (irregolarità di deposito, di iscrizione, non identificato, etc..)” è sufficiente precisare che si tratta di affermazione ridicolmente falsa, oggetto di vera e propria manipolazione del bilancio SIAE.

In realtà, come ampiamente spiegato nel proprio bilancio, recentemente comunicato, SIAE ripartisce annualmente circa 600 milioni di euro ai propri associati e mandanti (617 milioni nel 2015) pari al 90% del proprio fatturato da diritto d’autore. Naturalmente, nel mentre ripartisce, SIAE prosegue ad incassare e per tale ragione alla fine di ciascun esercizio evidenzia un “debito” che rappresenta gli incassi destinati a successiva ripartizione.  L’incremento di tale “indebitamento” è esso stesso sintomo di salute della Società perché ne mostra la crescita negli incassi. Esso, in altre parole, non pesa affatto sulla SIAE, dovendosi anche precisare, per un verso, che SIAE già oggi rispetta le tempistiche di ripartizione introdotte dalla Direttiva e, per altro verso, che i diritti cosiddetti non attribuiti rappresentano una quota marginale (circa il 15%) e via via decrescente grazie alle soluzioni tecnologiche introdotte dalla Società.  Incredibile la leggerezza con cui tale argomento è stato affrontato.

Proprio l’elevato grado di efficienza raggiunto dalla SIAE è, allora, la ragione per la  quale la Società registra dati di bilancio sempre crescenti in termini di fatturato (l’esercizio 2015 rappresenta un + 14%  rispetto al 2014) e decrescenti in termini di costi e di livello delle provvigioni. E questa è la medesima ragione per la quale gli esperti di settore nelle proprie classificazioni posizionano la SIAE tra le primissime società di collecting al mondo, addirittura sul podio se confrontate al PIL dei Paesi nei quali si opera.

SIAE dunque continuerà nel proprio processo di riforma ed efficientamento, al fine di essere sempre più strumento moderno di tutela del diritto d’autore e al tempo stesso esempio di one stop shop di offerta legale di contenuti, che è soluzione fondamentale sia per tutelare al meglio gli autori, sia per garantire certezze e semplificazioni al mercato degli utilizzatori di contenuti culturali.

E’ un bene discutere di SIAE ed è un bene discutere di diritto d’autore ma senza inutili semplificazioni o peggio vuote ed odiose strumentalizzazioni quando non inaccettabili falsificazioni o, peggio, totale ignoranza della materia trattata.

Ufficio Stampa SIAE

LA REPLICA DELL’AUTRICE DELL’ARTICOLO

Ringraziamo l‘ufficio stampa di Siae per la cortese attenzione prestata al nostro articolo. La lunga precisazione dell’ente pubblico economico ci consente infatti un ulteriore approfondimento dell’interessante materia trattata, che per maggiore chiarezza espositiva seguirà l’ordine dei punti evidenziati dalla società.

La legge delega, pur essendo effettivamente esaurita la discussione in commissione, non è stata approvata dal Senato. Fin qui non c’è dunque nulla di definitivo. In ogni caso trattandosi di una delega, ogni scelta reale – anche sulla liberalizzazione – è rimessa al governo in sede di varo del Decreto Legislativo. A parte questo, il testo dell’articolo 20 della citata legge delega (approvata dalla Camera dei Deputati e in via di approvazione da parte del Senato) pur non parlando espressamente di liberalizzazione, né di non liberalizzazione, apre alla deregulation giacché per la prima volta tutte le disposizioni sono rivolte alla “SIAE ed agli altri organismi di gestione dei diritti” riferimento incompatibile con la situazione di monopolio in cui da sempre ha operato SIAE. Inoltre c’è un ordine del giorno approvato dalla stessa Commissione con il parere favorevole del governo che impegna espressamente quest’ultimo a liberalizzare. In sintesi, il monopolio SIAE è destinato a finire e di conseguenza il mercato di riferimento dell’ente cambierà con l’arrivo di nuovi soggetti internazionali sul mercato. Scenario analogo, quindi, a quello delineato dall’articolo.

Il management della SIAE ha certamente avviato un percorso in direzione della Direttiva comunitaria che è però lungi dall’essere terminato. Solo un paio di esempi tra tutti. La Direttiva prevede che l’assemblea si riunisca una volta all’anno, mentre l’ultima si è riunita tre anni fa e la prossima sarà probabilmente nel 2017. La direttiva prevede poi che tutte le decisioni importanti siano prese dall’assemblea che in SIAE si occupa essenzialmente solo del rinnovo delle cariche.

L’articolo non sostiene, né implicitamente né esplicitamente, che SIAE gestisca risorse pubbliche. Si limita invece a ricordare che SIAE è un ente pubblico economico, cosa che risponde alla realtà dei fatti. Inoltre oggi senza dubbio SIAE gestisce risorse pubbliche perché riscuote il compenso per copia privata. Ed è anche incaricata dalla Legge di Stabilità di utilizzare il 10% di questi introiti per “attività di promozione culturale nazionale e internazionale”. In altre parole  SIAE riscuote una tassa finalizzata alla promozione culturale. Senza contare che anche se Siae non gestisse risorse pubbliche, svolge comunque una serie di funzioni pubbliche tanto da essere soggetta alla vigilanza di Presidenza del Consiglio, ministero dei Beni Culturali e ministero dell’Economia. Il che è sufficiente a farla rientrare nella disciplina dell’anticorruzione e sulla trasparenza come testimoniano la documentazione pubblicata nell’apposita sezione del sito della società e la nomina di un responsabile anticorruzione che tuttavia ricopre anche l’incarico di consigliere delegato/componente del cda. Sovrapposizione non consentito dalla normativa.

La questione dei rapporti tra Corte dei Conti e Siae è controversa come ben sa la stessa società. D’altra parte, se fosse così pacifico che Siae non è soggetta al controllo della magistratura contabile non si spiegherebbe perché la società sul suo sito si sia preoccupata di creare una sezione dedicata ai rilievi della Corte dei Conti che al momento non ci sono, ma dunque potrebbero esserci in futuro.

Premesso che il confronto tra la struttura di Siae e quella di altri operatori esteri andrebbe fatto prendendo a esempio anche operatori che non siano ex monopolisti con tutte le conseguenze che ne derivano, pare poco sensato confrontare il numero di dipendenti delle società campione senza tenere conto dei reciproci dati di bilancio. Ad esempio, la francese Sacem citata da Siae nel 2014 ha incassato 1,273 miliardi di euro in raccolta dritti d’autore, contro i 524 milioni raccolti nello stesso anno dalla società italiana che è l’unica realtà europea rimasta ancora in regime di monopolio.

Anche per quanto riguarda i costi del personale, va ricordato che Sacem incassa il doppio in diritti di autore rispetto a Siae. Le due realtà non sono quindi comparabili. Quanto in particolare ai compensi dei vertici, non si capisce perché SIAE dovrebbe allinearsi a quelli degli ex monopolisti senza tener conto delle nuove realtà in arrivo sul mercato che saranno in futuro i suoi concorrenti.

L’articolista smentisce con forza di aver anche solo pensato di invitare la Siae a procedere ai “licenziamenti di massa”. Si è invece limitata a evidenziare come una gestione più efficiente e più efficace di una realtà senza dubbio complessa che si trova di fronte ad una rivoluzione di mercato, potrebbe portare più benefici a tutti gli stakeholders, dipendenti inclusi

I debiti sono debiti e come tali iscritti in bilancio. Senza contare le perdite della gestione operativa. Stupisce la disinvoltura con cui la società ritarda il riparto al punto da dover iscrivere il debito in bilancio accumulando tutta questa liquidità. Va ricordato inoltre che le ultime società arrivate sul mercato dei diritti d’autore propongono rimborsi entro 90 giorni.

(Fiorina Capozzi)