La polizia antiterrorismo di Istanbul, guidata da agenti delle forze speciali, ha eseguito una serie di blitz in diversi quartieri della città e a Smirne sulla costa dell’Egeo, nell’ambito di un’operazione contro lo Stato Islamico. Arrestate 13 persone, di cui 3 straniere, sospettate di far parte dell’organizzazione, dopo l’attentato di martedì notte che ha fatto 41 vittime all’aeroporto della città, salite a 43 in queste ore per la morte di due delle 230 persone rimaste ferite. Il ministro degli esteri turco ha detto che 19 delle vittime erano cittadini stranieri.

Secondo l’agenzia Anadolu, la polizia ha eseguito irruzioni presso 16 diversi indirizzi nei quartieri Pendik e Sultanbeyli, nella parte asiatica della città, e Basaksehir, nella parte europea. Inoltre l’esercito turco ha annunciato di aver ucciso sabato 2 presunti membri dell’Isis di nazionalità siriana, mentre cercavano di attraversare il confine con la Siria. Uno dei 2 era ricercato in Turchia perché sospettato di preparare attacchi kamikaze ad Ankara o ad Adana, nel sud del Paese.

Intanto, l’agenzia di stampa Dogan scrive che i 3 kamikaze dell’aeroporto Ataturk di Istanbul provenivano da Uzbekistan, Kirghizistan e della repubblica russa del Daghestan. L’informazione è stata tratta direttamente dai loro passaporti, ritrovati nell’abitazione che avevano affittato e usato come base operativa nel quartiere storico di Fatih. Se la notizia fosse confermata, sarebbe la prima volta che attentatori dell’area del Caucaso e dell’Asia Centrale, presumibilmente legati allo Stato islamico (Is) entrano in azione in Turchia, che si conferma dunque come un crocevia di jihadisti di diverse regioni del mondo, diretti o provenienti dalla Siria. Lo scorso anno, il presidente russo Vladimir Putin ha affermato che sono più di settemila i jihadisti arrivati in Siria dalla Russia e dalle ex repubbliche sovietiche. Nel paese arabo sarebbero operativi veri e propri battaglioni composti solo da jihadisti delle ex repubbliche sovietiche. Ad agosto del 2015, le forze di sicurezza di Mosca hanno ucciso in Daghestan Magomed Abdullaev, meglio noto come Abu Dudjana, nominato poco prima capo dell’’Emirato del Caucaso dell’Is.

Il ministro turco per i rapporti con l’Ue, Omer Celik, ha chiesto all’Europa di sforzarsi di capire quanto la lotta al terrorismo sia un “tema sensibile” per la Turchia. Un riferimento alla richiesta di modificare le leggi antiterrorismo che l’Ue ha rivolto ad Ankara nell’ambito dei negoziati per la liberalizzazione dei visti. Arrivato a Bruxelles insieme al ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu per l’apertura del capitolo 33 dei negoziati di adesione, Celik ha aggiunto che il suo paese prenderà ulteriori iniziative per rafforzare la lotta al terrorismo. “Dovremmo andare oltre il sentimento di solidarietà – ha affermato – e agire sulla base di un approccio comune”.