Dopo la Brexit “non si può fare finta di niente”, ma le conseguenze peggiori saranno per il Regno Unito. Matteo Renzi torna a parlare dell’esito del referendum con il quale il 23 giugno gli elettori britannici hanno scelto per l’uscita del Paese dall’Unione Europea. La prima riunione informale del Consiglio Ue a 27,  senza il premier britannico David Cameron, “è uno shock, è stata la presa di coscienza di un’assenza”, è la stata premessa con la quale il presidente del Consiglio ha aperto la conferenza stampa al termine della riunione.

“Da parte mia ho condiviso il principio per il quale l’Europa non deve essere dura ma molto chiara nei confronti del Regno Unito”, ha detto il premier, secondo il quale “nel medio periodo la Brexit sarà più un problema per loro che nostro”. “Il documento dei 27 di oggi risponde anche alle parole di Draghi di ieri – ha argomentato il capo del governo – le ipotesi che le cose vadano peggio di quanto non si immagini sono prese in considerazione. Ma, secondo il rapporto di Padoan, in Italia l’impatto della Brexit sull’economia reale è limitato“.

“Di fronte allo shock che l’uscita della Gran Bretagna ha suscitato – ha spiegato Renzi – a mio avviso è fondamentale dare un messaggio di qualità”, perché “l’Ue non può far finta di niente”. Specie di fonte alla sfida costituita dai movimenti nazionalisti e populisti: “Da un lato c’è Farage (Nigel, leader dell’Ukip, partito euroscettico britannico ndr), dall’altro Le Pen (Marine, leader del Front National in Francia, ndr), con i rispettivi emuli locali. Ma c’è anche una fetta dell’opinione pubblica e della classe politica che ci crede e sa che bisogna lavorare sull’Europa per rilanciare l’Unione”.

“La situazione è molto grave – ha sottolineato da parte sua Angela Merkel – è la prima volta che uno Stato membro decide di partire, e non ci facciamo nessuna illusione, questo è un compito abbastanza diverso dal punto di vista qualitativo” rispetto alla risoluzione delle altre crisi affrontate finora dall’Ue.

Di una possibile modifica dei trattati la cancelliera non vuole sentire parlare. “Possiamo lavorare sulla base dei Trattati attuali, anche se dobbiamo ottimizzarli” per ridisegnare il futuro dell’Ue per i 27 che restano dopo la Brexit. “Non c’era nessuno oggi” durante il primo vertice a 27 “che pensasse che abbiamo bisogno di una convenzione e di un nuovo Trattato”, ha sottolineato Merkel, “il trend era chiaro: nessun cambiamento dei Trattati”. Per ridisegnare il futuro dell’Ue serve quindi un approccio “semplice e non burocratico”, e secondo la cancelliera l’attuale Trattato di Lisbona è adatto a questo scopo.