I numeri dell’Istituto nazionale previdenza giornalisti (Inpgi) non tornano. Parola della Corte dei Conti che sul lungo periodo registra profondi squilibri nella gestione previdenziale. Senza contare che, se le cose non cambiano, l’ente potrà contare in futuro sempre meno sulle plusvalenze nel mattone per far quadrare l’esercizio. “Il bilancio tecnico acquisito dall’Istituto nel maggio 2016 (…) espone una situazione, a giudizio dello stesso attuario, di non solvibilità della gestione, con un patrimonio che si azzera nel 2030 e torna ad essere positivo solo dal 2060”, si legge nella determinazione dei magistrati datata 14 giugno. “Il quadro che emerge dai risultati del 2015 è reso, dunque, ancor più preoccupante dall’andamento prospettico della gestione ed impone agli organi di amministrazione dell’Inpgi di porre responsabilmente in essere ulteriori, severi interventi per rimediare ad una situazione, altrimenti, in modo serio compromessa”.  Le riforme fin qui varate dall’Inpgi non sono dunque bastate a invertire una pericolosa deriva che la presidente Marina Macelloni, di recente al centro di una polemica sul suo stipendio, promette di bloccare presentando ”al più presto ai ministeri vigilanti un nuovo pacchetto di misure che possano riportare la gestione in equilibrio”.

In attesa dei nuovi interventi ipotizzati dalla Macelloni, i numeri dell’Inpgi raccontano una situazione in rapido deterioramento. Nel 2015 il saldo della gestione previdenziale e assistenziale è in rosso per 111,9 milioni, dato in peggioramento rispetto ad un anno prima (-81,6 milioni) e al 2013 (-51,6 milioni). “Il decremento sul 2014 supera i 30 milioni per effetto di minori ricavi (-10,7 milioni) e di maggiori costi (-19,6 milioni)”, si legge nel documento. “Il rapporto fra numero degli iscritti attivi e il numero delle pensioni è ancora in calo, passando da 1,97 del 2014 a 1,77 del 2015”, prosegue la Corte lasciando intuire che la crisi dell’editoria sta lasciando il segno nei conti dell’istituto. E’ positiva, invece la gestione patrimoniale (95,26 milioni) nonostante la flessione nella redditività netta degli asset nel mattone, scesa all’1,45% (-0,15% rispetto al 2014). Aumenta, sia pur di poco (+0,4%), il costo del lavoro (16 milioni per 206 unità, esclusi contratti a termine e direttore generale) con 196 dipendenti dal costo medio di 70mila euro l’anno comprensivi di oneri previdenziali e assistenziali.

Nonostante la delicata situazione sul fronte delle entrate e delle uscite, l’ente chiude il 2015 con un avanzo da 21 milioni, in miglioramento dai 17 dell’esercizio precedente. Ma non è tutto oro quel che luccica, dal momento che la performance positiva è legata a poste straordinarie nel mattone: i conti dell’Inpgi beneficiano infatti di oltre 90 milioni di plusvalenze dalle cessioni al fondo immobiliare chiuso Giovanni Amendola con un’operazione che ripete un copione già visto, ma difficilmente a lungo replicabile. “Nell’ultimo triennio, dunque, l’equilibrio di bilancio dell’Istituto è da ricondurre ai proventi derivanti dal percorso di dismissione del patrimonio immobiliare, diverso da quello ad uso di struttura – spiega la Corte dei Conti –  Patrimonio, questo, che al 1° gennaio 2013 era, ai valori di bilancio, di 696,486 milioni e che a fine 2015 ammonta a 308,164 milioni. Già nella scorsa relazione non si mancava di porre in evidenza come, ove negli anni a venire i risultati della gestione caratteristica registrassero perdite uguali o maggiori di quelle del triennio 2013-2015, i proventi straordinari da plusvalenze potrebbero contribuire per un numero sempre più limitato di anni all’equilibrio della gestione”.

Sul fronte della gestione separata, cioè quella dedicata ai liberi professionisti e ai collaboratori, si registra invece una riduzione dell’avanzo che passa dai 41,206 milioni del 2014 ai 39,627 milioni del 2015. “La gestione patrimoniale chiude in positivo per 5,621 milioni, con una flessione sul precedente esercizio, il cui risultato era di 8,336 milioni”, spiega il documento. Tuttavia anche in questo caso c’è un decremento del saldo della gestione previdenziale, che passa dai 46,311 milioni del 2014 ai 43,604 milioni” dello scorso anno. Ma almeno qui la situazione è sotto controllo. Almeno per i conti Inpgi. Non certo per i beneficiari che intascano poco più di 1.000 euro lordi l’anno.