Scatto in avanti delle Borse europee e della sterlina dopo i tonfi di venerdì scorso e di ieri seguiti all’esito del referendum sulla Brexit e nel giorno in cui si riunisce il Consiglio europeo in cui David Cameron informerà gli altri leader. Piazza Affari ha chiuso a +3,3%, Francoforte a +1,8%, Londra +2,5% come Madrid. In spolvero i titoli bancari, principali vittime delle vendite delle ultime sedute. Con l’eccezione di Unicredit, che ha ceduto un altro 2,1% dopo il -8 di lunedì e il -20 di venerdì scorso, e Bper che ha lasciato sul terreno il 2,37%.

Secondo Bloomberg, i rialzi sono legati alla convinzione degli investitori che autorità pubbliche e banche centrali interverranno massicciamente per stabilizzare i mercati o prolungheranno le misure espansive già in atto, vale a dire tassi bassissimi e, per quanto riguarda la Bce, acquisto di titoli di Stato e obbligazioni di grandi gruppi. La Bank of England, per esempio, nelle ultime ore ha iniettato in totale 3,1 miliardi di sterline nelle banche britanniche. Anche la valuta britannica è in rialzo per la prima volta dopo il referendum: è scambiata a 1,33 dollari dopo essere caduta a 1,3122, il minino dal 1985. Intanto il rendimento dei decennali inglesi resta al minimo storico, sotto l’1%: questo nonostante lunedì S&P e Fitch, come da previsioni, abbiano declassato il rating della Gran Bretagna. Sempre poco mossi, grazie allo scudo dell’Eurotower, gli spread tra i titoli italiani e spagnoli e quelli tedeschi. In questo quadro, anche Wall Street che lunedì aveva perso l’1,5% ha aperto in positivo, a +0,91%.

Il piano per le banche – Lunedì sul fronte italiano è arrivata la conferma che il governo è in trattativa con la Commissione europea su un piano di intervento a sostegno degli istituti, preferibilmente di portata sovranazionale e da concordare con gli altri partner Ue, visto che sarebbe in contrasto con la normativa sugli aiuti di Stato e passerebbe attraverso una sospensione della direttiva sul bail in. “Siamo in stretto contatto con le autorità italiane in merito a possibili passi”, ha detto in un’intervista a Bloomberg  Valdis Dombrovskis, vice di Juncker, responsabile dell’euro e ad interim anche ai servizi finanziari dopo le dimissioni del commissario inglese Jonathan Hill. “Ci sono diverse modalità di azioni possibili che sono ancora oggetto di discussione e per questo non posso aggiungere dettagli in questo momento”.

L’ipotesi sul tavolo è quella di una deroga motivata dalle “circostanze eccezionali” causate dall’uscita del Regno Unito dall’Unione. Il “piano B” consiste invece nella costituzione, a livello solo italiano, di un “fondo Atlante 2” (sulla falsariga dunque di quello, finanziato da banche e assicurazioni e gestito da Quaestio sgr, creato in aprile con la regia del Tesoro) in cui Cassa depositi e prestiti dovrebbe svolgere un ruolo centrale e che interverrebbe come garante per le ricapitalizzazioni oltre che per lo smaltimento dei crediti in sofferenza. “Ultima ratio”, secondo fonti del Tesoro, un intervento diretto dello Stato come azionista delle banche più in difficoltà. “Garantiremo la sicurezza dei clienti e dei cittadini perché siamo pronti a fare tutto il necessario, se servirà. Questa è la priorità”, ha detto il premier Matteo Renzi in un’intervista alla Cnn, sostenendo che il problema delle banche italiane è “la mancata decisione da parte dei miei predecessori di utilizzare una bad bank pubblica” come ha fatto a suo tempo la Germania, che “ha utilizzato 200 miliardi di euro per dare aiuti importanti alla sue banche”.

Bene i titoli del credito – A Milano Ubi ha chiuso a +8,18%, Mediobanca a +5,44%, Intesa a +4,19%, Mps a +1,88%. Ha fatto eccezione Unicredit, ancora in attesa del nuovo amministratore delegato dopo l’addio di Federico Ghizzoni e il cui eventuale aumento di capitale è reso ancora più complicato dalle turbolenze dei mercati. Per quanto riguarda i grandi istituti stranieri, Deutsche Bank ha chiuso quasi piatta (-0,16) dopo un’apertura positiva, come Credit SuisseBnp Paribas ha guadagnato il 3,9%,  Bnp Paribas ha guadagnato il 3,9%, Credit Agricole il 5% e Bankia l’8,2%.