13510860_943898192399805_3293559099844764453_n Oggi il Centro antiviolenza Sos Donna di Roma ha cessato il servizio per le donne vittime di violenza. Alle 11violenza i funzionari del Comune hanno ritirato le  chiavi. A Palermo da oggi, il Centro anti-violenza Le Onde farà solo l’accoglienza telefonica dopo aver sospeso tutti gli altri servizi, schiacciato dalle spese che non riesce più a sostenere.

Nelle stanze di SoS donna che avevano accolto lo svelamento di un’indicibile quotidianità, calerà il silenzio. SoS Donna era uno sportello che faceva accoglienza 24 ore su 24. Era un servizio essenziale per fronteggiare un problema ancora in gran parte sommerso per l’insufficienza di luoghi che accolgano le vittime. Il Comune di Roma non è riuscito a fare un bando e nemmeno una proroga per mantenere un servizio di vitale importanza per le donne di Roma e cosa altrettanto grave, non ha previsto la sua riapertura né a breve, né a lungo termine. E’ un fatto deplorevole in un Paese che non ha ancora raggiunto livelli adeguati di contrasto a un fenomeno che causa la morte di una donna ogni tre/quattro giorni e che in Italia colpisce una donna su tre (6 milioni e 788mila dicono i dati Istat).

Nella Capitale sono a rischio anche altri centri anti-violenza per colpa di un’ignavia che lascia sgomento e incredulità: convenzioni non rinnovate, bandi scaduti e finanziamenti che dovrebbero arrivare dal governo ma che rimangono bloccati senza che se ne sappia il motivo.

Il problema non riguarda solo Roma, i centri sono in affanno anche in altre città. Il 22 giugno scorso, le attiviste di Le Onde hanno manifestato per le strade di Palermo con la partecipazione di numerosi cittadini e cittadine. Il loro centro anti-violenza, attivo dal 1992, ha accolto 10mila donne. Dal 2016, però, sostiene interamente i costi necessari per il funzionamento della struttura mentre nel 2015 le risorse pubbliche hanno sostenuto solo il 20 per cento del fabbisogno. Nonostante le difficoltà, nel 2015  sono state aiutate 480 donne, mentre dal mese di  gennaio si sono rivolte al centro antiviolenza 211 donne: di queste, 172 hanno usufruito di percorsi di accoglienza, consulenze legali o colloqui psicologici individuali o di gruppo.

“Le istituzioni – avevano scritto in una nota Le Onde – appendono drappi rossi alle finestre, ma i centri anti-violenza chiudono. Non basta indignarsi se una donna viene uccisa per mano del partner o ex partner. Occorrono aiuti concreti: una vita libera dalla violenza è un diritto di tutte le donne”.

Nulla accade per caso e la chiusura di servizi essenziali e la sospensione si altri, sono la cartina di tornasole che dimostra la scarsa attenzione per un problema che non rientra tra le priorità dell’agenda politica del governo o delle istituzioni locali.

Il 24 giugno scorso è arrivata la  protesta davanti al Campidoglio. Le attiviste hanno chiesto alla neosindaca 5Stelle Virginia Raggi di essere ascoltate. Sedute sulle gradinate o in piedi sotto il sole hanno alzato  striscioni e cartelli: ‘Chiudere Sos Donna = omissione di soccorso’,’Guai a chi ci tocca’,  ‘Le strade libere le fanno le donne che le attraversano’, ‘La violenza contro le donne è un crimine’, ‘No alla chiusura dei centri antiviolenza’.

La sindaca e la sua consigliatura hanno accolto e ascoltato una delegazione composta dalle rappresentanti di Cooperativa Be free, la Onlus Una stanza tutta per sé,  il centro anti violenza DALIA, la casa delle donne Lucha y Siesta, Assolei, il centro Donna Lisa  aprendo un dialogo che è stato ben accolto  dalle manifestanti. Oria Gargano di Be Free ha commentato positivamente l’incontro: “La sindaca è parsa seria e consapevole del lavoro dei Centri e senza fare promesse a vanvera ha dimostrato la sua intenzione di intervenire a sostegno dei servizi per le donne”.

C’è la speranza ostinata che Raggi, in quanto donna, dimostri una sensibilità maggiore nei confronti del problema della violenza e rispetti quei luoghi di donne che, in Italia, hanno contribuito a farla emergere e a contrastarla. C’è chi ci vuole credere. L’aspettativa adesso è che anche Virginia Raggi ci creda.

@Naidesdaa