Dieci arrestati e 200 indagati. Erano specialisti a simulare incidenti stradali per truffare le compagnie assicurative. E nel farlo si sarebbero avvalsi di professionisti come un avvocato e diversi medici disposti a certificare referti falsi. Per la Procura di Palmi e la squadra mobile di Reggio Calabria si tratta una vera e propria associazione a delinquere finalizzata a reati di falso e truffa alle assicurazioni. Nella Piana di Gioia Tauro stamattina è scattato il blitz dell’operazione “Insurance”.

Su disposizione del gip, infatti, sono state eseguite dieci ordinanze di custodia cautelare. Sei persone sono finite agli arresti domiciliari e tra questi anche tre medici e un ex ufficiale della guardia di finanza, Vincenzo Insardà. Già coinvolto in una precedente inchiesta giudiziaria (e per questo sospeso dal servizio), era lui secondo gli investigatori, il cuore dell’organizzazione criminale assieme titolare dell’agenzia di infortunistica stradale “Chinservices srl”.

Sono stati disposti i domiciliari, inotre, anche per l’avvocato Maria Teresa Cosentino, di 36 anni, che si occupava di tutte le pratiche dei sinistri e di incassare i risarcimenti per gli assistiti. Praticante legale abilitata al patrocinio, la Cosentino si occupava anche degli eventuali contenzioni legali forte dei referti sanitari falsi stilati da numerosi medici tre dei quali finiti ai domiciliari. Come Rosa Muratore, specialista in ortopedia presso l’ospedale di Polistena che si sarebbe messa a disposizione per produrre falsi certificati attestando lesioni inesistenti. Era in stretti rapporti con Franco Chindamo che poteva contare, stando alla ricostruzione della Procura di Palmi, anche del chirurgo Basilio Iero e di Carmelo Lando, specialista ecografista ritenuto uno degli “affiliati più importanti per l’attività delittuosa della consorteria, in quanto le prescrizioni mediche supportate da esami radiografici avevano una maggiore forza probatoria rispetto ai dubbi spesso manifestati dalle compagnie assicurative”.

Il gip, inoltre, ha disposto l’obbligo di dimora per altri quattro soggetti mentre complessivamente sono 200 le persone indagate nell’inchiesta e tra questi altri dieci medici. Gli agenti della squadra mobile e del commissariato di Cittanova hanno fatto luce complessivamente su 25 truffe assicurative commesse in meno di un anno per un ingiusto profitto di 300mila euro. Gli incidenti avvenivano tutti tra la provincia di Reggio Calabria e quella di Cosenza. Il “modus operandi” è stato svelato grazie alle intercettazioni telefoniche durante le quali gli indagati utilizzavano un linguaggio criptico. Ecco quindi che i sinistri diventavano le “partite di calcetto” e i responsabili della truffa erano la “formazione della squadra”.

Chi organizzava i finti incidenti e si recavano sul posto collocando le macchine in posizione tale da simulare una collisione, sollecitavano l’intervento delle forze dell’ordine che quando arrivavano potevano semplicemente prendere atto che i mezzi erano stati spostati perché gli indagati sostenevano che si erano messi d’accordo sulla dinamica e non c’erano feriti. Quindi i carabinieri e la polizia finivano per documentare inconsapevolmente l’incidente senza poter fare quei rilievi che avrebbero consentito di ricostruire dinamiche alternative a quelle denunciate.

“L’indagine ha consentito – ha affermato il procuratore di Palmi Ottavio Sferlazza – di smantellare un’organizzazione agguerrita e con una sinergia operativa caratterizzata da figure professionali che, ciascuno per la parte di propria competenza, dava un contributo significativo alla riuscita delle attività del sodalizio. Mi riferisco alla praticante procuratrice legale e al coinvolgimento rilevante dei medici, ortopedici e radiologi che rilasciavano certificazioni ideologicamente false. Immagino che i medici siano stati adeguatamente compensati ma questo sarà frutto di un ulteriore approfondimento”.

“E poi  – ha aggiunto il magistrato durante la conferenza stampa – c’era un vecchio ufficiale della guardia di finanza che sfruttava la sua precedente esperienza professionale e il titolare di questa agenzia che si faceva rilasciare le procure che venivano utilizzate per incassare gli indennizzi. La cosa grave è che questa gente continuava questa attività illegale anche dopo la scadenza delle intercettazioni telefoniche”.