Camille Dimmer per la maggior parte dei tifosi al mondo è un perfetto sconosciuto. In Lussemburgo è una specie di eroe nazionale: l’uomo che ha portato un Paese grande quanto la metà del Molise fra le prime otto squadre d’Europa, battendo addirittura l’Olanda. E poi è diventato anche politico, deputato e membro del Consiglio d’Europa. “Diciamo che ho sempre cercato di rappresentare al meglio il mio Paese”, racconta oggi che ha 77 anni ed è stato nominato presidente onorario dell’associazione degli ex parlamentari. La memoria di quella partita di 53 anni fa è ancora viva: “Pochi si ricordano di noi, ma credo che nessuno abbia fatto qualcosa di simile”. La più grande impresa (dimenticata) nella storia dei Campionati Europei.

Non è un’esagerazione. Altre piccole nazioni si sono qualificate per la fase finale, dalla Lettonia alle tante cenerentola di Euro 2016. In due casi, la Danimarca nel 1992 (addirittura da ripescata) e la Grecia nel 2004, il trofeo è andato a delle assolute outsider. Ma erano comunque nazionali molto attrezzate, con almeno un paio di giocatori di alto livello. Non quel Lussemburgo: un granducato che assomiglia ad una piccola regione, con appena mezzo milione di abitanti ed una superficie totale di 2.500 km²; un manipolo di dilettanti o semiprofessionisti. In grado però di arrivare ai quarti di finale di Euro 1964.

Siamo ancora nella fase sperimentale degli Europei: numero di squadre ridotto, scontri ad eliminazione diretta prima della fase finale (che si disputerà in Spagna, e verrà vinta dai padroni di casa sull’Unione Sovietica, sotto gli occhi trionfanti del generale Franco). Lontano dai riflettori e dalla storia dei grandi, tra Amsterdam e Rotterdam va in scena un piccolo miracolo calcistico: negli ottavi di finale il Lussemburgo elimina l’Olanda. Certo, non la miglior versione dei tulipani. Ma pur sempre una nazionale con diversi campioni tra le proprie file. Come Coen Mouljin, stella del Feyenoord campione d’Europa nel 1970. O Sjaak Swart, bandiera dell’Ajax, tutt’ora recordman di presenze dei Lancieri. “Ma noi eravamo una squadra molto affiatata”, spiega Dimmer. “Formata per oltre la metà da amatori, che nella vita facevano tutt’altro. Però avevamo un allenatore tedesco preparato, che ci sapeva mettere in campo bene e far rendere al meglio”.

Dimmer allora giocava in Belgio. In Serie B: “Dopo un breve passaggio dall’Anderlecht, ero riuscito a strappare un contratto nel Molenbeek. Ma più che altro a me interessava completare gli studi all’università di Liegi”. L’andata si gioca ad Amsterdam l’11 settembre 1963. E finisce a sorpresa 1-1: alcuni sostengono che l’Olanda avesse lasciato a riposo i giocatori più forti, per tenere volontariamente aperto il punteggio in vista del ritorno. Anche la seconda sfida, infatti, si sarebbe giocata nei Paesi Bassi: “Nessuno credeva che potessimo farcela”, spiega Dimmer. “Neppure la nostra Federazione, che ritenne non valesse la pena farsi carico dell’organizzazione”. Mentre a quella olandese non sarebbe dispiaciuto raddoppiare l’incasso.

Un mese più tardi, però, a Rotterdam succede l’impensabile. “Sugli spalti c’erano 40mila spettatori, convinti di assistere ad una goleada”. Invece il Lussemburgo va subito in vantaggio, subisce il pareggio e la sfuriata dei favoriti, ma nella ripresa segna il 2-1 che vale il passaggio del turno. L’eroe di quella notte è proprio Camille Dimmer, che firma una storica doppietta. E la cavalcata del piccolo Lussemburgo non finisce lì: nei quarti c’è la Danimarca, fermata due volte sul pareggio sia nel granducato (3-3) che a Copenaghen (2-2); soltanto al replay gli scandinavi si impongono 1-0, staccando il pass per la Spagna. Il format di allora (che prevedeva una fase finale a sole quattro squadre nel Paese ospitante) non permette di considerare il Lussemburgo tra le nazionali qualificate a quell’edizione. Anche se resta il traguardo di aver centrato l’ingresso nelle prime otto squadre del continente. “Credo che si tratti davvero della più grande impresa di tutti i tempi. Vedere una nazione piccola come il Lussemburgo fra le migliori d’Europa è qualcosa che probabilmente non si ripeterà mai più nel calcio moderno. Forse la qualificazione dell’Islanda quest’anno è ciò che più si avvicina alla nostra storia”.

Oggi Camille Dimmer ha 77 anni, è presidente onorario dell’associazione degli ex parlamentari e nel tempo libero si diverte a curare un blog sportivo: una vera e propria miniera di informazioni sul calcio lussemburghese. In mezzo una vita fatta di studi, lavoro, politica. E pallone, ovviamente. “Quella partita ha cambiato la mia vita, non il mio modo di essere”, conclude. “Ho continuato a giocare e a studiare, fino a quando non mi sono dedicato alla carriera. È stata la base che mi ha permesso poi di diventare parlamentare. E di continuare a servire in un altro modo il mio Paese”.

Twitter: @lVendemiale