Insieme alla vicina Platì, San Luca è una delle capitali della ‘ndrangheta. Conosciuta in tutto il mondo per la faida culminata nella strage di Duisburg, dal 2013, dopo lo scioglimento per mafia e l’arresto del sindaco, è retta da un commissario. E lo sarà anche dopo questa domenica elettorale perché in paese, meno di 4000 anime, nessuno si è voluto candidare né presentare una lista. Se a Platì le liste elettorali sono finite nel mirino della commissione Antimafia, San Luca ha deciso di rinunciare direttamente alla democrazia. Perché “tanto è uguale”, come dicono alcuni cittadini radunati intorno alla telecamera. Sanno bene che il destino di qualsiasi sindaco eletto è lo scioglimento “perché ti trovano un nonno o uno zio pregiudicato”. “San Luca è stata fondata da sette famiglie. Siamo tutti parenti”, si difendono. Secondo loro, la mafia in paese non c’è: “Qui c’è solo fame”. E tutte le vicende che dimostrano il contrario? “Voi giornalisti scrivete quello che vi dice la Buoncostume”, tagliano corto. Meglio parlare di politica. “Una volta eravamo la roccaforte del Partito comunista, ora non c’è più neanche la sede del Pd perché quattro dirigenti venuti da fuori la tengono chiusa”. Dopo le sconfitte di Platì e Rosarno, dove alle amministrative i Dem non avranno nessuno, il fallimento di San Luca è ancora più pesante perché la rinuncia alle regole del gioco democratico diventa un atto di ribellione contro le istituzioni. “Lo abbiamo fatto apposta a non presentare una lista”, dice un militante del Pd: “E’ la nostra protesta contro lo Stato che ha dimenticato questa città”  di Lorenzo Galeazzi e Lucio Musolino

(si ringraziano Peppe Voltarelli, per la concessione del brano “Mafia e Parrini”, e Franco Cufari per le foto dei funerali delle vittime della strage di Ferragosto)