La morte, il 3 giugno, di Louis Salom durante le prove libero del Gp di Catalogna di Moto 2 richiama alla mente fin troppi incidenti mortali analoghi. Fra i più recenti, quello che senz’altro ha colpito di più il pubblico italiano fu la morte di Marco Simoncelli. Il pilota romagnolo – era di Cattolica – per tutti era “il Sic”, perse la vita a 24 anni sul circuito motociclistico di Sepang, durante il Gp in Malesia. Era il 23 ottobre 2011. Penultima prova del Mondiale classe MotoGp. Nel secondo giro il pilota perde il controllo della sua Honda e nel tentativo di rimanere in sella taglia trasversalmente la pista, venendo travolto dai piloti che lo seguivano, Colin Edwards e Valentino Rossi, che non possono evitarlo; l’impatto è stato talmente violento da sfilargli il casco. Simoncelli muore per i traumi riportati alla testa, al collo e al torace.

Ma in anni recenti hanno perso la vita in pista e in mondovisione anche Shoya Tomizawa e Peter Lenz, nel 2010, e Daijiro Kato (2003). Sulla dinamica della morte, a Misano Adriatico, del primo furono adombrati sospetti. Al dodicesimo giro, in un tratto del circuito che si percorre in piena accelerazione, il pilota cade a oltre 230 chilometri orari dopo aver perso aderenza alla ruota posteriore sull’erba sintetica, venendo travolto dalle moto di Alex De Angelis e dell’inglese Scott Redding. Le condizioni del pilota giapponese appaiono subito disperate e, nonostante i tentativi di rianimazione a bordo pista e il trasferimento presso il centro medico del circuito prima e l’ospedale di Riccione poi, il pilota muore alle 14:19. I soccorsi furono piuttosto lenti (si scelse l’autoambulanza piuttosto che l’elisoccorso) e fece il giro del mondo la caduta del pilota dalla lettiga dei soccorritori, avvenuta perché uno di loro era inciampato nella ghiaia a bordo pista. La Procura di Rimini aprì un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità dei soccorritori a bordo pista; la perizia necroscopica dimostrò che il pilota morì in ambulanza durante il trasporto d’urgenza in ospedale a causa di un grave trauma toracico, nonostante ufficialmente fosse stato annunciato che Tomizawa era morto in ospedale.

Nello stesso anno morì anche Peter Lenz a soli 13 anni, a seguito di un incidente al Gran Premio di Indianapolis. Il giovanissimo pilota americano era al comando del trofeo Moriwaki 250 della Federazione Americana, gara di contorno del Gp di Indianapolis. Nella stagione 2003, invece, verso la fine del terzo giro, all’uscita della curva 13 sulla pista di Suzuka il pilota giapponese Daijiro Kato perse il controllo della sua Honda e sbatté testa, collo e cassa toracica sul muro posto poche decine prima della chicane Casio, a 140 km/h. Morirà dopo due settimane di coma, per infarto cerebrale. Nella città di Misano (dove Kato trascorreva gran parte dell’anno), accanto all’autodromo cittadino, nel maggio del 2004 è stata intitolata una via al pilota nipponico. Dopo l’incidente, la MotoGP non è più tornata a correre sul circuito giapponese di Suzuka.