Ci sono una sigla e un numero che accompagneranno i brindisini nella cabina elettorale. Tari, 308 euro a persona. La spesa media per abitante più alta d’Italia. Quasi quattro volte quanto sborsano i residenti di Fermo. È una delle eredità lasciate dalla vecchia amministrazione, crollata il 6 febbraio quando gli uomini della Digos hanno bussato alla porta del sindaco Cosimo Consales, ai domiciliari fino a poche settimane fa con l’accusa di aver favorito un’azienda nel ciclo di smaltimento dei rifiuti in cambio del pagamento di un debito con Equitalia. Solo che quell’impresa smaltiva poco e male, conferendo in discarica più del dovuto con aggravi sulle casse comunali. E ora il conto lo pagano anche gli abitanti di Brindisi. Anche se l’ex sindaco e l’ex assessore all’Ambiente la pensano diversamente, la questione, con le cartelle consegnate poche settimane fa, rischia di pesare il 5 giugno. Perché se Consales, sostenuto fino all’ultimo giorno – con dei distinguo – da una maggioranza di centrosinistra, è fuori dalla corsa elettorale, non lo sono buona parte dei suoi consiglieri e della sua giunta che senza fiatare votarono l’aumento della tassa sui rifiuti.

Chi appoggiava Consales ci riprova – Ci stanno riprovando quasi tutti. In sei sempre nella coalizione di centrosinistra guidata dal Pd ma “molto allargata”, come l’ha definita Michele Emiliano che ha investito e si è speso su Brindisi. Dieci, invece, sono candidati in un blocco di liste civiche sostenuto anche Cor di Raffaele Fitto e dal sempre influente ex presidente della Provincia Massimo Ferrarese, attuale numero uno dell’Invimit e ancora coordinatore regionale di Area Popolare. Nonostante i due partiti del gruppo parlamentare di Angelino Alfano, Ncd e Udc, abbiano scelto di convergere con il Partito Democratico su Nando Marino, imprenditore nel settore della vendita di automobili, nonché proprietario dell’Enel Basket Brindisi e presidente della Legabasket fino all’ufficializzazione della candidatura. Il Pd si presenta ‘svuotato’ dei volti non graditi al presidente della Regione, in primis l’ex assessore all’Urbanistica Pasquale Luperti, indagato per turbata libertà della scelta del contraente e falso ideologico, ma non ha rinunciato a un ex assessore di Consales e a diversi consiglieri che non si smarcarono come chiesto dalla segreteria regionale. Per i Dem si tratta di una parziale ‘rivergination’ dopo aver appoggiato l’ex sindaco fino a pochi mesi prima della bufera giudiziaria. Un atto necessario, anche a costo di rimetterci sotto il profilo elettorale: i consiglieri allontanati, ora schierati a sostegno della candidata di Ferrarese, l’avvocatessa Angela Carluccio, hanno rappresentato circa il 35 per cento delle 8367 preferenze raccolte dal Pd nel 2012.

La grande chance del M5S: “Via la puzza di carbone dal Comune” – Oltre all’astensione, l’incognita più grande è rappresentata dal Movimento Cinque Stelle, in corsa per la prima volta alle Comunali nel capoluogo pugliese. I grillini sono il vero outsider nella battaglia a due tra Marino e Carluccio. Non a caso a Brindisi hanno fatto tappa Luigi Di Maio e Roberto Fico, pronti a spingere Stefano Alparone, ex agente di commercio scelto dopo una spaccatura interna ai tre meet up locali e scivolato su diverse scopiazzature nel programma elettorale. I Cinque Stelle puntano forte su democrazia partecipata, ciclo dei rifiuti e sul grido ‘onestà e trasparenza’, che potrebbe far presa in un comune crollato quattro volte negli ultimi trent’anni per mano della magistratura. Il carico ce lo ha messo il vice-presidente della Camera: “Aria fresca a Palazzo di città, bisogna aprire le finestre per far uscire la puzza di carbone”. Il tema ambientale, a Brindisi, è delicato. La zona industriale ospita diversi impianti impattanti tra cui la centrale Enel Federico II, una delle più grandi d’Italia e ritenuta la causa di “fino a 44 morti all’anno” da un recente studio del Cnr. La stessa Enel che sponsorizza la squadra di basket di Marino, candidato del Pd: circa un milione di contributo annuo catalogato dagli altri candidati sotto la voce ‘conflitto d’interessi’ davanti alle decisioni da prendere nel futuro prossimo, dal rinnovo dell’Autorizzazione integrale ambientale in poi. Emiliano ha più volte proposto la ‘decarbonizzazione’ spingendo per l’approdo a Brindisi del gasdotto Tap. L’Enel però di metano non vuol sentir parlare e intanto aspetta la sentenza di primo grado di un processo legato all’imbrattamento di terreni e colture attorno alla centrale, causato dalla polvere di carbone, nel quale sono imputati 13 suoi dirigenti. Per i pentastellati non sarà facile però facile intercettare i voti di chi è sensibile alle questioni ambientali. Perché in corsa per Palazzo di Città con la civica Brindisi Bene Comune e Sinistra per Brindisi c’è Riccardo Rossi, ingegnere dell’Enea già candidato alle scorse elezioni e tra i più duri oppositori della giunta Consales sia sui rifiuti che sull’inquinamento. In molti lo indicano come la possibile sorpresa grazie all’impatto su quell’elettorato di sinistra scontento per la candidatura di Marino.

La transumanza da destra (che non esiste più) a sinistra – Rossi, oltre ai temi a lui più cari, spinge molto contro il ‘trasformismo della politica brindisina’. Scorrendo i candidati di Marino e Carluccio si notano transumanze dal centrodestra al centrosinistra, e viceversa. Nelle sette liste a supporto dell’aspirante sindaco appoggiato dal Partito Democratico, oltre all’innovativo laboratorio ‘Cantiere Giovani’ che conta solo candidati under 35, ci sono numerosi esponenti dell’amministrazione di centrodestra che ha guidato la città fino al 2011 con Domenico Mennitti: il vice-sindaco, due assessori – uno dei quali imputato in un processo per appalti truccati presso l’Asl brindisina – e diversi consiglieri dell’allora maggioranza hanno traslocato verso il centrosinistra. Nella civica di Marino figura anche l’ex presidente della provincia Nicola Frugis, una vita in Forza Italia, mentre l’Udc candida l’ex coordinatrice provinciale di Fratelli d’Italia. Un passaggio di casacca non nuovo a molti politici locali, dettato in questo tornata anche dall’allargamento verso il centro-centro voluto da Emiliano e dall’inconsistenza del Forza Italia, costretta, assieme a Fratelli d’Italia, a ripiegare sull’avvocato Nicola Massari dopo aver corteggiato proprio Marino. Nella coalizione guidata dalla Carluccio – figlia di un ex sindaco di Brindisi arrestato negli Anni Ottanta e condannato a un anno e dieci mesi (pena sospesa) per omissione in atti d’ufficio, peculato per distrazione e interesse privato – hanno trovato accoglienza invece buona parte degli ex Pd rimasti accanto a Consales fino al momento dell’arresto nonostante le pressioni di Emiliano, portatori di voti che siedono in consiglio da quindici anni, e la costola di Ncd più vicina a Ferrarese, anch’essa in maggioranza durante l’ultima amministrazione. Insieme alle civiche con orientamento destrorso che supportano la candidata sindaco Simona Pino D’Astore, fanno 6 aspiranti primo cittadino e 698 brindisini in corsa per un posto in consiglio. Milano ne conta solo una cinquantina in più. Eppure dall’esercito-guazzabuglio in marcia verso il Comune rischiano di saltar fuori i soliti noti. Gli ex qualcosa, camuffati o travestiti, nuovamente imbellettati e con il trucco rifatto, pronti a riaccomodarsi in Consiglio, magari sull’altra sponda. Chissenefrega. Gli scranni a Brindisi non hanno colore. Sono piuttosto come un diamante: per sempre. Tari e carbone permettendo.