Due bambini iracheni sono morti affogati nella cisterna di un campo profughi di Katerini, a nord della Grecia. Lo riferisce la polizia greca.
I corpi dei bambini, che avevano circa 12 anni, sono stati trovati all’interno del serbatoio nel campo che ospita circa 1.100 rifugiati.

L’associazione umanitaria Intersos proprio oggi ha ribadito che la situazione dei profughi bloccati nel nord della Grecia rimane “allarmante a partire proprio dalla condizione dei nuovi campi nei quali migliaia di persone sono state ricollocate negli scorsi giorni”. Tra i problemi segnalati: accoglienza abitativa inadeguata, problematiche igienico-sanitarie, caos burocratico, vulnerabilità.

Intersos ricorda che in seguito allo sgombero del campo spontaneo di Idomeni, avvenuto tra il 24 e il 26 maggio, circa 9.200 persone hanno dovuto trovare una nuova collocazione, distribuendosi tra i campi già esistenti gestiti dall’esercito greco e i nuovi campi, sette, allestiti nell’area a nord di Salonicco. Desta allarme, inoltre, la condizione delle persone che dopo lo sgombero di Idomeni hanno trovato rifugio in aree informali piuttosto che nei campi governativi: in questi contesti alla totale assenza di servizi e alla precarietà delle condizioni abitative, si aggiunge il rischio esponenziale di contatto e sfruttamento da parte dei trafficanti.