Pierluigi Bersani ci riprova: perché si possa votare convintamente sì al referendum sulle riforme costituzionali, dice, bisogna cambiare l’Italicum. Ma la proposta è subito respinta e bollata come irricevibile dai vertici del Pd, che risponde con entrambi i vicesegretari, Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini. “Io sono intenzionato – aveva detto ieri Bersani – a votare sì al referendum. La riforma non è la panacea di tutti i mali, non è questa svolta epocale ma prevalgono gli aspetti positivi”. Ma Bersani ha risposto con “non sbaglia” alla domanda se sia invece tentato di votare no, definendo “non irragionevoli” le “obiezioni del no”.

D’altra parte le condizioni poste dall’ex segretario per votare in modo più convinto le riforme al referendum sono in parte realizzabili e in parte no. Quella su cui si può ragionare è che il governo presenti il prima possibile, prima del referendum costituzionale, la legge ad hoc per l’elezione diretta dei futuri senatori-consiglieri regionali. L’altra è quasi impossibile: sostituire la legge elettorale – approvata con tanta fatica – con il doppio turno di collegio, cioè il sistema francese che da anni è la proposta del Partito democratico. Era tra le tre opzioni proposte nel gennaio 2014 dall’allora segretario neoeletto Matteo Renzi agli altri partiti (gli altri due erano lo spagnolo e il misto poi battezzato Italicum). Il problema è che il sistema alla francese piace solo al Pd. A tutti gli altri, no.

La risposta di Guerini è la seguente: “Sulla legge elettorale il Parlamento ha appena approvato la legge, credo che sappia coniugare le esigenze di rappresentanza e stabilità. Ci siamo arrivati dopo un lungo percorso, credo che non ci siano le condizioni per aprire la discussione. Un possibile cambiamento non è all’ordine del giorno”. Aggiunge la Serracchiani: “Siamo assolutamente convinti che sia importante la riduzione dei costi della politica, ma soprattutto dare stabilità ai governi. Dal 1946 – spiega la presidente del Friuli Venezia Giulia – l’Italia ha avuto 63 governi, non credo questo ci abbia aiutato; l’Italicum non sarà una legge elettorale perfetta ma è sicuramente migliore di quella che ci ha preceduto e ci darà stabilità. Questo è fondamentale anche per la crescita del Paese”.