Un nuovo naufragio nel Mediterraneo. Un barcone carico di oltre 500 migranti si è rovesciato al largo della Libia. Nella zona sono intervenute nave Bettica e nave Bergamini della Marina Militare, che hanno lanciato zattere di salvataggio e giubbotti salvagente. Al momento sono stati salvati circa 500 migranti e recuperate le salme di altre 5 persone (e non 7 come comunicato in un primo momento). Le ricerche di altri eventuali dispersi sono ancora in corso.

Il barcone, in precarie condizioni di galleggiamento a causa del sovraccarico, era stato avvistato da nave Bettica nel corso dell’attività di sorveglianza nel canale di Sicilia. Poco dopo, però, il barcone si è capovolto e centinaia di migranti sono finiti in mare. Immediatamente sono scattate le operazioni di soccorso mentre nave Bergamini, che si trovava a poca distanza, ha inviato un elicottero e mezzi di soccorso navali. Sia i sopravvissuti che le salme dei sette migranti annegati si trovano a bordo di nave Bettica.

Intanto l’ammiraglio Enrico Credendino difende l’operazione “Sophia“, che la scorsa settimana era stata fortemente criticata dalla Camera dei Lord del Parlamento britannico. “In mare c’è una sola legge, chi è in difficoltà va salvato. È un obbligo morale, che non dimentichiamo mai, anche se la nostra missione è un’altra: dobbiamo smantellare il modello di business degli scafisti. E per farlo in modo efficace bisogna andare in Libia“, afferma a Repubblica il comandante della flotta europea che combatte i trafficanti di uomini.

“La Libia – spiega l’ammiraglio – è una Somalia nel cuore del Mediterraneo: solo con la stabilizzazione del Paese potremo bloccare i trafficanti. Il nuovo governo sta facendo i primi passi in questa direzione e la rinascita della guardia costiera sarà un segnale importante. In quattordici settimane possiamo formare i primi cento uomini, in acque internazionali, trasformando una nostra nave in scuola”.

“Inoltre – prosegue – ci sono otto vedette pronte alla consegna, che erano state allestite dall’Italia per il governo libico prima dello scoppio della guerra civile. Certo, avremo bisogno di nuovi mezzi e personale qualificato ma, quando arriverà l’ordine definitivo da Bruxelles, potremo muoverci in tempi brevi: in 3-4 mesi i libici saranno in grado di agire autonomamente”. “Applichiamo il principio del non respingimento – conclude Credendino – non riporteremo i migranti in Libia – ha spiegato ancora Credendino – non ci sono connessioni operative tra scafisti e Is, solo un grande flusso di denaro”.