La discografia è morta. Lo leggiamo tutti i giorni. Lo sentiamo dire tutti i giorni. La discografia è morta. E in genere questa affermazione è seguita a battute tranchant sulle responsabilità a riguardo della stessa discografia, spesso definita miope, e, in seconda istanza, a piccati strali nei confronti dei canali di streaming, Spotify in testa. La discografia è morta, e in effetti, stando ai numeri generali, verrebbe da confermare la notizia. Solo per guardare a casa nostra, con neanche mille copie effettive vendute finisci primo in classifica, ormai ti rifilano un disco d’oro con neanche ventimila. Insomma, una carneficina.

Ma non è tutto nero quello che c’è intorno. Perché, stando alle ultime notizie che arrivano dalla Gran Bretagna, qualcuno che fa ancora battere i cuori dei vecchi discografici di casa Sony esiste. E si tratta, manco a dirlo, di lei, la regina indiscusse delle vendite, Adele. Tre album e svariate decine di milioni di vendite alle spalle, la cantante di Tottenham sta per firmare il contratto record di tutti i tempi UK con la major giapponese, novanta milioni di sterline per lasciare la sua attuale etichetta, la XL Recordings. Novanta milioni di sterline, quasi centocinquanta milioni di euro, lo dici e ti viene l’asma. Una cifra pazzesca. Una cifra pazzesca che oggi, con il panorama desolante sopra descritto sembra ancora più pazzesca. Perché ancora oggi, nell’epoca delle canzoni che si ascoltano in streaming, o al massimo si condividono in download, nell’epoca degli stereo sostituiti dagli smartphone, di Youtube laddove un tempo c’era il vinile, c’è ancora chi crede di investire una cifra così alta per prendersi una cantante. Una cantante che, in effetti, riesce oggi a fare numeri di vendite assoluti. Tre milioni di copie nella prima settimana di vendite di 25, il suo terzo album (i primi due, 19 e 21, erano così intitolati perché Adele aveva quell’età quando uscirono, questo invece immortala l’età della cantante quando ha cominciato a lavorare le canzoni dell’album). Il record precedente, in Gran Bretagna, apparteneva a Robbie Williams, al momento di abbandonare i Take That, ed era di circa ottanta milioni di euro, nel 2002, mentre quello mondiale è ad appannaggio della Michael Jackson Estate, la società che gestisce i diritti di Jacko, che ha ottenuto sempre da Sony la megacifra di duecentocinquanta milioni di dollari, poco più di centosessanta milioni di sterline.

Insomma, cifre paurose. In un caso per gestire diritti e repertorio, nel caso di Adele come buon investimento per il futuro. Perché Adele, va detto, fin qui non ha sbagliato una mossa. È andata sempre aumentando il suo successo, senza strafare, anzi, spesso rimanendo quasi sulle proprie posizioni. Grande voce, canzoni che la mettono debitamente in evidenza, immagine pulita, normale il tanto che basta a far immedesimare in lei buona parte dei suoi ascoltatori (su questo, l’essere oversize ha sicuramente contribuito, inizialmente). Insomma, non fossimo di fronte a un talento cristallino verrebbe da gridare a un miracolo del marketing. Ma di talento cristallino si tratta, e la Sony, che di talenti non si occupa magari più di tanto, ma di fare cassa coi talenti sì, ha deciso che Adele, distribuita negli USA proprio dal colosso giapponese, deve passare sotto il loro marchio. Così, di colpo, Adele si troverà a raddoppiare i propri averi, al momento di circa ottantacinque milioni di sterline. Andrà così a finire in una classifica che la vede in ottima compagnia. Per primi ci sono appunto gli eredi di Michael Jackson, con circa centossessanta milioni di dollari, poi gli U2, Jay-Z, unico rapper del gruppo, Robbie Williams, Bruce Springsteen, la compianta Whitney Houston, Madonna, i R.E.M., altro contratto che all’epoca fece un grande scalpore, perché i R.E.M. erano ancora considerati una realtà alternativa, una sorta di college band un po’ attempata, Mariah Carey e Elton John. Un onore, a vederla in mezzo a quei nomi, lei ancora ventisettenne, un onore guadagnato sul campo.

Chiaramente questo la farà schizzare in alto nella classifica degli artisti più ricchi al mondo, sicuramente non in testa, dove campeggia serenamente Sir Paul McCartney, ma tra i primi dieci. Possiamo immaginare la cosa influirà nella tranquillità della cantante di Hello, perché una così grande somma comporta grandi responsabilità, ma siamo sicuri che Adele saprà trovare il modo di fare di quell’ansia una chiave di lettura per nuove intense interpretazioni, per nuove intense composizioni. E se così non fosse, tanto per essere un po’ meno poetici e un po’ più cinici, Adele non faticherà a trovare un bravo psicanalista che si possa prendere cura di lei. Qualsiasi parcella sarà alla sua portata, almeno su questo nessuno avrà dubbi o incertezze.