L’olandese di rincalzo, quello che non ha il talento di Dumoulin né i capelli forti da spot pubblicitario, è il più forte a una sola settimana dalla fine del Giro d’Italia. Il secondo in classifica, Esteban Chaves, ha un distacco di oltre 2′ ma anche lui può essere annoverato tra le sorprese in positivo della corsa. Le note negative sono tutte a carico dei due big, i due più accreditati al successo finale navigano a cavallo dei tre minuti di ritardo e si sono alternati nell’andare in crisi. Nibali e Valverde, terzo e quarto, non sono tipi da inseguire o difendere un gradino basso del podio e, condizione non eccelsa a parte, è sicuro che proveranno a tirar giù l’olandese volante. L’analisi degli esperti, appena dopo la debacle di Nibali nella cronoscalata, era paradossale. Steven Kruijswijk con tutto questo vantaggio rischia più degli altri che non avranno nulla da perdere.

In parte è vero ma sono sicuro che se al suo posto ci fosse Nibali parleremmo di Giro chiuso, blindato, dominato. La differenza tra i due sta nella storia ciclistica, 3 grandi giri conquistati per il siciliano, nessuno per l’olandese, che vanta un 7° posto come miglior piazzamento nella corsa rosa. Se la sfida si giocasse solo “di gambe” i margini di rimonta sarebbero nulli, ma è con tattica e testa che la partita si deve impostare e poi sperare. Isolare Kruijswijk e sfuggirgli, lasciandolo solo, senza squadra e trovando alleati pronti a tirare; questo sarebbe il quadro ideale da dipingere sin da domani. Riuscire a metterlo in atto sarebbe già un successo, i secondi poi potrebbero diventare minuti e le rimonte trasformarsi in miracoli. Gli italiani che vogliono il bis di Nibali sperano ancora, almeno una reazione da “squalo”, che per generosità non ha mai fatto difetto.

Nibali attaccherà, e lui sa farlo anche in discesa, dove le gambe fanno meno male che in salita. Tutto questo potrebbe costargli il podio ma l’abbiamo già detto, secondo, quinto o decimo uscirebbe sconfitto, e quindi all’attacco. Per se stesso, per la squadra, per i tifosi e perché poi, se Kruijswijk dovesse avere la sua crisi, il Giro sarebbe tutt’altro, aperto ad almeno quattro corridori tutti molto vicini e lasciare secondi per strada potrebbe essere l’errore più grave. Una sola certezza c’è, da domani si corre all’attacco e la maglia rosa, anche se indosso a un olandese volante, a Torino arriverà sudata!