C’è chi come Rafael Nadal sulla terra rossa di Parigi ha trovato la sua casa, vincendo nove volte. E chi lo ha trasformato in un personale teatro dei sogni, agguantando successi che sembravano impossibili. Uno dei più clamorosi è quello di Robin Soderling, capace di battere proprio il maiorchino negli ottavi. Correva l’anno 2009, Nadal aveva trionfato nelle precedenti quattro edizioni ma capitolò 3-1 davanti allo svedese, testa di serie numero 23 in stato di grazia tanto che fu poi capace di raggiungere la finale, persa contro Roger Federer. Il suo è rimasto un capolavoro a metà, mentre altri hanno portato a termine la missione alzando la coppa dei Moschettieri o il Suzanne Lenglen dopo essere arrivati in Francia con, al massimo, l’ambizione di ben figurare e raggiungere un buon ottavo di finale. Sono quattro le vittorie impossibili, una tinta d’azzurro.

Michael Chang, il minorenne campione – La sua resta l’impresa più raccontata sulla terra rossa parigina. È il 1989, Chang ha appena 17 anni e 2 mesi. Entra in tabellone da testa di serie numero 15. Elimina un giovane Pete Sampras, poi agli ottavi accade quel che nessuno poteva prevedere. Lo statunitense affronta il numero uno al mondo, Ivan Lendl. Va sotto 2-0. Sembra finita. Invece inizia una favola. Chang ha i crampi, li combatte mangiando banane durante le pause tra i game (una novità destinata a diventare consuetudine) e innervosisce il tennista ceco, noto per la sua freddezza. Vince il terzo e anche il quarto. Nel quinto, il capolavoro. Chang batte “da sotto”, come se stesse rispondendo con un dritto: non è vietato dal regolamento e risulta una mossa spiazzante. Lendl si spazientisce. Non ha ancora visto tutto. Perché sul match point l’americano avanza fino a metà campo: il ceco protesta ma poi deve battere. Se la palla dovesse passare, Chang non avrebbe speranze. La tattica però funziona e il servizio finisce sulla rete e schizza via. Missione compiuta. Nei quarti batte l’haitiano Ronald Agénor, in semifinale si sbarazza di Andrej Cesnokov. La finale è contro Stefan Edberg. Servono cinque set per piegare lo svedese e conquistare il Roland Garros. È il più giovane vincitore di uno Slam della storia. Rimarrà anche l’ultimo della sua carriera, fatta di altri 33 trofei ATP e di tre finali perse tra Francia,  Australian e US Open. Non arriverà mai a essere il numero uno al mondo. Ma il suo successo da minorenne a Bois de Boulougne lo ha reso immortale.

1997, l’anno dei miracoli – Indimenticabile resta anche il 1997, edizione nella quale il rosso parigino premiò due tennisti arrivati in Francia senza troppe pretese. In campo maschile 14 delle prime 16 teste di serie chiusero il torneo prima dei quarti. La vittoria andò a Gustavo Kuerten, brasiliano di Florianopolis. Era il numero 66 al mondo, “Guga”: solo Mark Edmonson, ventuno anni prima, era riuscito a vincere uno Slam con un ranking più basso, il 212. Il “miracolo” Kuerten – poi vincitore di altri due Roland Garros, nel 2000 e 2001 – inizia al terzo turno quando si sbarazza di Thomas Muster, vincitore a Parigi due anni prima. Nei quarti fa fuori il russo Evgenij Kafelnikov in cinque set dopo essere stato sotto 2-1. In finale annichilisce Sergi Bruguera, testa di serie numero 16, in tre set. Con Kuerten esulta anche Iva Majoli, la donna che stoppò la corsa al Grande Slam di Martina Hingis. La croata  ebbe la meglio in finale sul fenomeno svizzero, stupendo la Francia. La Hingis aveva vinto a Melbourne ed era arrivata al Roland Garros con una striscia di 37 incontri vinti. Dopo il successo in semifinale contro Monica Seles, il secondo major della sua carriera sembrava a portata di mano. Invece la tennista di Zagabria – mai più arrivata così in fondo a uno slam – vinse senza patemi.

Schiavone, underdog da primato – Ma il record della Majoli, la più bassa testa di serie a imporsi in uno dei quattro maggiori tornei al mondo, è caduto per mani italiane. Dal 2010 il primato è di Francesca Schiavone, entrata in tabellone da numero 17. La storica corsa alla coppa Suzanne Lenglen della tennista milanese inizia contro Regina Kulikova, l’unica a strapparle un set in tutto il torneo. Al secondo turno Francesca abbatte Sara Ferguson con un doppio 6-2, poi inizia a entusiasmare. Stende la cinese Li Na, testa di serie numero 2, con un comodo 6-4 6-2 e travolge Marija Kirilenko (6-4, 6-4). Nei quarti le tocca Carolina Wozniacki, terza tennista più forte al mondo in quel momento. La Schiavone le concede appena 5 game in due set e vola in semifinale, dove vince il primo set al tie-break contro Elena Dementieva e ‘approfitta’ del ritiro della russa, frenata da uno strappo al polpaccio. Diventa la prima italiana a centrare la finale di uno Slam, ma la leggenda è ancora da scrivere. Perché nel match per il titolo, l’azzurra strapazza anche Samantha Stosur divenendo la regina del Centrale parigino. Un milione e mezzo di euro di montepremi, best ranking per un’italiana (6° posto al mondo) e agenzie di scommesse spiazzate. Un dato riassume quanto Francesca fosse una underdog: la sua vittoria era quotata a 150 dalla Snai. Puntate? Due, per un totale di 7 euro.

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