Può un magistrato conservare la sua indipendenza conciliandola con l’impegno politico? Incondizionatamente sì, nonostante tutto. Almeno per il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri che ritiene corretto che anche un magistrato in aspettativa prosegua la sua carriera pur non svolgendo funzioni giurisdizionali. “Anzi, va visto come un arricchimento di entrambe le sfere”, dice dopo l’inchiesta di qualche giorno fa del fattoquotidiano.it.

FUORI DALL’AULA Il caso di Ferri è una vicenda emblematica dell’intreccio tra politica e magistratura: classe 1971, toga dal 1999 e fuori ruolo complessivamente da oltre sette anni. Nel 2014 gli è stata accordata la quarta valutazione di professionalità, nonostante nel quadriennio precedente (quello oggetto di esame) fosse stato impegnato prevalentemente fuori dalle aule giudiziarie. Prima come consigliere al Csm e poi, dopo un breve rientro al tribunale di Massa, chiamato di nuovo a Roma come sottosegretario alla Giustizia con il governo di Enrico Letta e con quello di Matteo Renzi. Ministero che, come detto, due anni fa gli ha riconosciuto tutti i meriti per un ulteriore scatto di carriera dopo averne certificato l’indipendenza, la capacità e l’impegno come se fosse una toga qualunque.

L’ORLANDO CURIOSO Su quali basi? Addirittura su parere del diretto superiore, nel suo caso un capoufficio di lusso e cioè il ministro della Giustizia Andrea Orlando (nella foto con lo stesso sottosegretario Ferri). Che, ad aprile del 2014, a due mesi dall’insediamento a via Arenula, verga di suo pugno 14 pagine fitte di elogi. Indispensabili a Ferri per ottenere, qualche mese più tardi, dal consiglio di amministrazione del ministero, una valutazione incondizionatamente positiva che viene poi spedita al Csm. Il quale, a gennaio 2015, gli accorda l’ambito avanzamento di carriera. Nonostante l’inciampo in cui lo stesso Ferri era nel frattempo caduto, finendo nel tritacarne mediatico per essersi speso da sottosegretario per l’elezione di toghe della sua corrente, Magistratura Indipendente, in corsa per Palazzo dei Marescialli. Accadde a luglio del 2014, con polemiche roventi per gli sms partiti dal telefono di Ferri. Ma, tre mesi più tardi, al ministero della Giustizia che doveva valutarne l’indipendenza, l’episodio era già dimenticato. Consentendo l’ invidiabile valutazione professionale che ilfattoquotidiano.it è in grado di raccontare sulla base dei documenti che ha potuto visionare.

VOTO A PERDERE L’anno duemilaquattordici, il giorno 9 del mese di ottobre alle ore 11 e 16 – annota un verbale di riunione del consiglio d’amministrazione del ministero della Giustizia –  è una data da ricordare per Ferri. Al quinto punto dell’ordine del giorno c’è infatti la promozione del sottosegretario per l’attività svolta da magistrato tra il 2009 e il 2013. Sebbene nel quadriennio in questione, come detto, poco abbia frequentato gli uffici giudiziari. Sono appena passati tre mesi dall’infausto luglio, quando in piena corsa per il rinnovo della componente togata del Csm, finiscono sulla stampa i suoi sms di sponsorizzazione. Consigli di voto all’indirizzo dei magistrati chiamati alle urne, giunti da un altro magistrato, ma fuori ruolo, perchè impegnato a Roma come sottosegretario a via Arenula. Cosa che, lì per lì, fece insorgere mezzo governo e avanzare persino l’idea di una sostituzione di Ferri. Il duro provvedimento rimase solo un’ipotesi, ma l’imbarazzo fu grande lo stesso negli ovattati uffici di via Arenula. Perché il ministro Orlando, approdato a febbraio 2014 alla Giustizia, aveva da pochi mesi vergato le sue quattordici pagine di ottime referenze, utili a Ferri per ottenere dal suo stesso ministero la certificazione a cui ogni magistrato ambisce ai fini della regolare progressione di carriera.  Referenze che il ministero sigilla e approva proprio quel 9 ottobre consentendo il successivo 21 gennaio 2015 al plenum del Csm di affermare, senza problemi, che “Cosimo Maria Ferri, sia per indipendenza, imparzialità ed equilibrio, sia per capacità laboriosità, diligenza ed impegno deve essere giudicato con esito positivo in ordine al conseguimento della quarta valutazione di professionalità”. Come del resto discostarsi dalle ottime carte giunte dal ministero e non solo?

TOGA DI GRANDE LODI Alla base della positiva valutazione di professionalità del magistrato- sottosegretario c’è per esempio anche il rapporto informativo di Michele Vietti, all’epoca vicepresidente del Csm, di cui Ferri è stato componente dal 2006 al 2009. E che, per certificare la sua capacità da magistrato, ne evidenzia “l’eccezionale e non comune capacità di lavoro” come membro del Consiglio superiore.  E persino “l’uso regolare degli applicativi informatici”. Lodi sperticate, anche se il parere di maggior peso per la valutazione professionale è un altro: proprio quello che Andrea Orlando aveva firmato il 14 aprile 2014, tre mesi prima dell’incidente degli sms. Che cosa scrive il ministro del suo sottosegretario che è capo riconosciuto di una delle correnti della magistratura? Il suo è un vero florilegio di apprezzamenti e lodi, dispiegato nelle 14 pagine della relazione che prendono in considerazione tutti gli aspetti inerenti alla valutazione del magistrato Ferri.

ECCEZIONALE VERAMENTE Dalle precedenti esperienze “riferite dai magistrati che hanno avuto occasione di lavorare con il dottor Ferri”, scrive per cominciare il ministro Orlando, “emerge, sia nell’esercizio della funzione giurisdizionale sia come consigliere del Csm, la figura di un magistrato di eccezionale ed instancabile energia lavorativa, di notevolissimo valore e di assoluta affidabilità”. Vengono “unanimemente apprezzati i pesantissimi ritmi lavorativi da lui sostenuti, l’ottima professionalità, il costante ed elevatissimo impegno, la capacità di esercizio delle funzioni giudiziarie con equilibrio, imparzialità, serenità ed autonomia, il sempre costante aggiornamento, approfondito da ricerche giurisprudenziali e dottrinali e dalla redazione di pubblicazioni giuridiche di elevato ed altamente qualificato contenuto, la capacità di chiarezza e di sintesi nella redazione dei provvedimenti, la grande disponibilità oltre che sul lavoro anche nei rapporti umani da lui curati con ammirevole e sincero impegno”. 

PAROLE PAROLE Anche per quanto riguarda il profilo delle capacità Orlando non risparmia aggettivi. Ferri ha dato “dimostrazione di eccezionali doti lavorative, organizzative, manageriali e politico-istituzionali nello svolgimento del suo incarico di sottosegretario. In particolare, sono emerse le grandi capacità dimostrate sia nella direzione e gestione del personale addetto alla sua segreteria (cinque componenti), sia nel coordinare i propri impegni con l’altro sottosegretario alla Giustizia (l’onorevole Berretta, all’epoca del governo Letta), sia soprattutto nel rapportarsi agli uffici ministeriali e alle Commissioni parlamentari“. E’ emersa anche “una non comune capacità di conciliare il proprio ruolo politico con la figura di esperto ed autorevole magistrato mettendo la propria indubbia preparazione tecnico-giuridica al servizio del perseguimento dei fini istituzionali“. Definizioni certamente impegnative. E non sono le sole. A favore di Ferri, Orlando segnala anche “l’instancabile e proficua attività di mediazione, al tempo stesso tecnica e politica, svolta in sede parlamentare”. Fornendo un decisivo contributo, per esempio “alla predisposizione di un testo normativo condiviso dalle forze di maggioranza a proposito della delicata e mediaticamente assai sensibile questione della depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina” . Ma non solo: perché Ferri ha dimostrato pure “spiccate doti di interrelazione con i capi dipartimento e con tutti gli altri magistrati” ministeriali, per la raccolta delle “loro necessità e l’individuazione di soluzioni concrete praticabili, in tale contesto” dimostrando “eccezionali doti umane”. Da rimarcare anche “le non comuni doti oratorie dimostrate dal dottor Ferri in occasione dei suoi interventi in Parlamento spesso senza disporre di un testo scritto e riuscendo sempre ad adeguare i contenuti del proprio discorso all’evoluzione del dibattito”. 

FUORI ORARIO Dalle capacità alla laboriosità. Anche su questo fronte le doti del magistrato rifulgono alla grande. Per Orlando va infatti “sottolineata come una delle principali caratteristiche del dottor Ferri, quella di essere un instancabile lavoratore in grado di sostenere ritmi elevatissimi”: il “dott. Ferri” è solito “terminare il suo orario di lavoro intrattenendosi negli uffici ministeriali e prendendo parte alle sedute del Parlamento quasi ogni giorno oltre le ore 22″. Segue l’elenco dei disegni di legge che Ferri ha curato su delega del ministro della Giustizia nei due rami del Parlamento e dei decreti come quelli sul femminicidio, la ‘terra dei fuochi’ e il sovraffollamento carcerario. Occasioni nella quali “sono state spesso attuate dalle opposizioni delle tattiche di ostruzionismo” con il “dottor Ferri” costretto a “partecipare ai lavori parlamentari anche nel corso di intere nottate”.

DEDIZIONE TOTALE Ottime referenze anche per quanto riguarda il profilo della diligenza: “Il dottor Ferri è stato sempre presente a tutti gli impegni istituzionali seguendoli con assoluta costanza, regolarità, puntualità e assiduità”, denotando “la totale dedizione a tutti gli impegni relativi al suo incarico lavorando anche 16 ore al giorno a prezzo di notevoli sacrifici personali e familiari”. Anche per quanto riguarda   l’impegno, altro profilo considerato ai fini della promozione, Ferri sembra non temere rivali. Almeno secondo Orlando, che segnala “la costante disponibilità offerta per sostituire colleghi assenti in caso di necessità”. In questo modo, inutile dire, “si è rapidamente diffusa tra i suoi colleghi di governo un’immagine altamente positiva della personalità e dell’impegno del dottor Ferri”. Che, perdipiù, ha sostituito il ministro in tutte le occasioni in cui è stato necessario, presenziando a una serie sterminata di convegni, di incontri di studio e tante altre cose.

MORALE DI RIGORE Sì, tante cose che spingono il di solito prudentissimo Orlando ad esprimere come giudizio conclusivo “un parere ampiamente positivo” sul suo sottosegretario. Il dottor Ferri infatti è “un magistrato dotato di eccezionale laboriosità e di spiccate capacità professionali e ha dato prova di non comune diligenza ed impegno. Ha dimostrato abnegazione ed attaccamento al lavoro anche a prezzo di grossi sacrifici personali e familiari”. Ha dato prova di eccellenti capacità direttive e organizzative, “ha ricevuto unanime apprezzamento da tutti i soggetti istituzionali con cui ha avuto occasione di interagire”. Hanno colpito tutti i suoi interlocutori “gli aspetti della sua personalità cordiale ed empatica, incline al rapporto umano franco e costruttivo, dal temperamento estroverso e generoso ma sempre sorretto da uno spiccatissimo senso del dovere ed assoluto rigore morale”.

SCAMBI OSMOTICI In definitiva, recita la relazione, “ il dottor Ferri risulta oggi portatore di una ragguardevole e completa esperienza, maturata tanto in ambito giudiziario quanto in ambito ministeriale, in uno scambio osmotico e virtuoso a tutto beneficio delle istituzioni”. Circostanze che inducono “necessariamente a ritenere che in ragione delle suesposte eccellenti qualità professionali ed umane, debba essere formulata su di lui una valutazione incondizionatamente positiva”.  Letto, firmato e sottoscritto: “Il ministro Andrea Orlando”.