Le misure di sicurezza per gli Europei di calcio assomigliano sempre di più alle procedure che si adottano in guerra.  Il capo della sicurezza per i prossimi Europei di calcio in Francia, Ziad Khoury, ha reso noto che verrà utilizzata una innovativa tecnologia anti-droni per intercettare apparecchi che violino il divieto di sorvolo sopra gli stadi.

Il sistema “interferirà con i droni prendendone il controllo”, ha spiegato Khoury, sottolineando che si tratta di una “misura dissuasiva mai utilizzata in un evento sportivo”.  La no-fly zone verrà dichiarata su tutti i dieci stadi del torneo e sui campi di allenamento delle 24 squadre partecipanti.

Il piano di prevenzione, in caso di allerte a ridosso delle partite, non esclude anche soluzioni estreme come cambiare date e luoghi degli incontri o far disputare i match a porte chiuse (anche se quest’ultima ipotesi è stata ufficialmente smentita). Uno scenario desolante e anche di difficile attuazione sotto il profilo tecnico-organizzativo. Ma che la stessa Uefa, di fatto, non smentisce, almeno in parte. “Se c’è un problema di sicurezza, avremmo bisogno di giocare senza tifosi. È possibile che le partite vengano rinviate o giocate in altri orari”, aveva  detto Martin Kallen, ceo degli eventi Uefa, alla BBC specificando l’assenza “al momento di segni di minacce estreme o problemi allarmanti”.

Impossibile dimenticare per i francesi multipli attentati di venerdì 13 noevbre, di cui tre vicino allo Stade de France dove 50mila persone stavano assistendo all’amichevole tra Francia e Germania. La Francia ha subito nell’ultimo anno e mezzo tutta una serie di attentati anche prima delle stragi di Parigi dell’anno scorso con l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo. Solo due giorni fa l’Isis ha pubblicato un nuovo video con protagonisti bambini che uccidono dei prigionieri o durante l’addestramento. Nelle immagini, girate ad Aleppo, aveva riferito il Site (il sito di monitoraggio del jihadismo sul web), di vedeva un bambino francese minacciare: “Oggi in Siria, domani a Parigi“.