Ricostruire la propria vita ripartendo dalla terra, per tracciare una strada da percorrere autonomamente in mezzo a campi arati e colture biologiche. È il sogno coltivato in tre ettari e mezzo di terreno dalla cooperativa sociale “La Buona Terra” a Rivalta di Reggio Emilia. Alle porte della città, in piena Pianura padana, è nato un nuovo progetto di agricoltura sociale – che sarà inaugurato sabato 14 maggio – rivolto a persone disabili, richiedenti asilo e in generale a giovani svantaggiati che faticano a inserirsi nel mercato del lavoro e a diventare indipendenti.

“La nostra cooperativa vuole offrire ai giovani in condizioni di particolare disagio socio-economico una concreta opportunità di inserimento lavorativo – spiega la presidente Tania Incerti – con percorsi specializzati di crescita personale in un contesto formativo green ed ecosostenibile”. L’idea arriva dall’esperienza ventennale nel settore dell’accoglienza di un’altra cooperativa sociale, la Madre Teresa, che si occupa di assistenza a ragazze madri e ultimamente anche dell’emergenza rifugiati. “Lavorando in questi anni ci siamo accorti che lo scoglio più difficile da affrontare era il lavoro, perché per riacquistare dignità e autonomia le persone devono avere la possibilità di lavorare, di diventare indipendenti – continua Incerti – La Buona Terra nasce per rispondere a questo bisogno”.

“La nostra cooperativa vuole offrire ai giovani in condizioni di particolare disagio socio-economico una concreta opportunità di inserimento lavorativo”

L’occasione è stata un’area agricola che la cooperativa ha avuto in comodato d’uso gratuito: da qui è partita la riqualificazione del terreno con le colture scelte grazie alla consulenza dell’agronomo Pietro Gozzi e i primi passi verso la costituzione di una vera e propria azienda in cui saranno venduti prodotti biologici a chilometro zero commercializzati nella filiera corta.

A cominciare a lavorare nei campi per ora sono due ragazzi, ma il progetto è strutturato per accoglierne otto. Disabili, donne e uomini, richiedenti asilo, potranno formarsi ed essere inseriti nella cooperativa attraverso un periodo di tirocinio, quindi saranno seguiti dallo staff con percorsi individuali di autonomia personale a seconda delle esigenze: “I giovani candidati diventeranno diretti protagonisti del loro riscatto sociale, acquisendo tutte quelle conoscenze scientifiche necessarie per la coltivazione del terreno e la gestione di un’impresa agricola”.

“In tanti hanno aderito alla nostra iniziativa. Molti ristoratori della zona hanno richiesto che coltivassimo determinati prodotti ormai rari da trovare nel reggiano”

Ai frutti della coltivazione orticola tradizionale si affiancherà anche il recupero di una grande varietà di ortaggi antichi che oggi sono difficili da reperire sul mercato. “Stiamo cercando di creare una rete di acquirenti attraverso i gruppi di acquisto solidali – continua la presidente – Inoltre molti ristoratori della zona hanno richiesto che coltivassimo determinati prodotti ormai rari da trovare nel reggiano. Sono tanti quelli che hanno aderito alla nostra iniziativa”.

Questo sarà solo l’inizio del percorso. Dopo l’inaugurazione della cooperativa sociale e del progetto c’è già in programma un evento aperto alla città che si terrà il 19 giugno e vedrà uno showcooking a cura di chef, oltre alla vendita diretta di frutta e verdura. Nel futuro poi, il progetto si potrebbe allargare con una sezione di e-commerce per promuovere e aprire una rete commerciale anche online, unendo il lavoro della terra con le potenzialità delle nuove tecnologie e chissà, riuscendo magari anche a inserire altri beneficiari nell’iniziativa.