“Non soltanto avete pagato una donna per affittarle l’utero, ma avete fatto nascere un disgraziato senza madre biologica. E tutto ciò per la pretesa pazzesca di essere considerati normali. Siete solo due schifosi individui”. Frasi di questo tenore e altre, molte altre, con offese a sfondo sessuale. Il giudice per le indagini preliminari di Bologna Domenico Panza, ha sequestrato una pagina di un blog online amministrato da Pietro Melis, ex professore dell’Università di Cagliari, in cui erano comparsi commenti rivolti contro il senatore del Partito democratico Sergio Lo Giudice e suo marito, Michele Giarratano. I due, vista l’impossibilità di farlo in Italia, nel 2011 si erano sposati a Oslo, in Norvegia, e nel 2014 in California era nato il loro figlio, concepito attraverso la maternità surrogata.

Ed è proprio a fine gennaio 2016, mentre nel Paese e in parlamento era in corso il dibattito sulle unioni civili (con Lo Giudice in prima fila tra i senatori), che sulla casella del politico compare prima una mail di Melis. Poi ecco le stesse frasi pubblicate sulla pagina http://pietromelis.blogspot.it. Un blog pieno di frasi non solo contro Lo Giudice, ma in generale contro chiunque difenda le unioni civili. Un titolo ad esempio: “La Cirinnà difende i maiali”. O ancora: “Arrestateli, indirizzato ancora a Lo Giudice e a Nichi Vendola, entrambi attivi nella lotta per i diritti degli omosessuali”.

In questo caso tuttavia  a finire nel mirino dei pm bolognesi è stata solo la pagina ‘dedicata’ a Lo Giudice e al suo compagno il 30 gennaio scorso, intitolata Sergio Lo Giudice, un criminale al senato. Il Gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero Morena Plazzi e disposto il sequestro preventivo, nell’ambito di un fascicolo per diffamazione in cui Pietro Melis risulta indagato. Lo Giudice e Giarratano avevano sporto querela il 10 febbraio. Secondo il gip, in quel post le espressioni di Melis nel testo, “lungi dal limitarsi ad esprimere una critica alle scelte di vita” di Lo Giudice “finiscono per aggredirlo e umiliarlo sul piano personale, con epiteti di sin troppo evidente, oggettiva, connotazione diffamatoria”.

Pietro Melis non è nuovo a vicende di questo tipo. Nel 2004 pubblicò un libro, spedendolo anche al rabbino capo di Roma e alle biblioteche di tutta Italia, nel quale invocava “le camere a gas naziste per i maledetti ebrei” colpevoli, a suo dire, di praticare il rito di macellazione ortodosso degli animali prescritto dal libro del Levitico. Per questo la Cassazione lo condannò nel 2012 a 4 mila euro di multa per istigazione all’odio razziale. Nel 2013 fece poi rumore il suo attacco a Cécile Kyenge, allora appena nominata ministro nel governo Letta. In un post (ancora online) dal titolo Sbattiamola in Africa con tutto il Pd, c’erano frasi di questo tenore: “Vi è da sperare che a questa negra e a tutti i ‘negri’ del PD (a incominciare da Bersani) venga impedito elettoralmente di portare avanti la loro pazzia”.