Nel giorno in cui anche la Consob finisce sotto accusa per aver consentito a Banca Etruria di vendere obbligazioni subordinate senza chiarirne in modo adeguato i rischi, le associazioni dei risparmiatori chiedono all’authority di ripristinare i cosiddetti scenari probabilistici. Cioè gli indicatori sintetici della probabilità di guadagnare o perdere su un titolo, che fino al 2011 venivano riportati nei prospetti di offerta. Poi l’autorità presieduta da Giuseppe Vegas ha stabilito che fosse sufficiente che la banca o qualunque altro operatore finanziario indicasse nel documento informativo che cosa sarebbe successo al rendimento del prodotto in tre casi (i cosiddetti “scenari what if“): uno favorevole, uno sfavorevole, uno neutrale. Senza spiegare, però, quanto è verosimile che ciascuno dei tre si verifichi.

Adusbef e Federconsumatori in una nota spiegano che gli scenari probabilistici rappresentano “l’unica garanzia contrattuale nel delicato settore dei prodotti finanziari, che offre al risparmiatore-sottoscrittore, quali siano le possibilità di guadagno o di perdita del proprio investimento”. Nonostante questo, nella raccomandazione messa in consultazione da Consob e rivolta agli intermediari che distribuiscono i prodotti finanziari, in cui si raccomanda di fornire agli investitori le informazioni chiave avvalendosi di una scheda-prodotto, “tra le informazioni chiave non c’è nessun riferimento agli scenari di probabilità”. “Al loro posto c’è una frase sibillina in cui si dice che le informazioni sui possibili rendimenti del prodotto dovranno essere articolate“, “con l’esposizione della relativa struttura di pay-off e con evidenza della misura entro la quale sussiste il rischio di perdita totale o parziale del capitale investito”.

Sempre mercoledì l’authority di vigilanza sulla borsa e sui mercati ha perso la causa contro il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti ed è stata condannata dalla Cassazione al pagamento delle spese processuali. “Mi hanno infangato – ha affermato Lannutti – e ora farò azione risarcitoria”. Secondo i giudici la multa di 100mila euro data a Lannutti nel 2009 per presunta manipolazione di mercato sui titoli Unicredit è viziata da alcuni errori. In particolare l’aver considerato false le dichiarazioni relative alle perdite mark to market della banca. Lannutti aveva detto che il gruppo di piazza Gae Aulenti a metà del 2007 aveva un’esposizione mark to market “negativa per 4-5 miliardi di euro, uno scandalo dieci volte Italease”. Per la Cassazione “l’idea espressa da detta associazione per bocca del suo presidente si configura quale esercizio intangibile del diritto di libera manifestazione del pensiero, che non può essere compresso solo per la sua possibile incidenza sul mercato”.