Pazienti abbandonati sulle barelle in corsia, sporcizia nei reparti, attese prolungate al pronto soccorso. Più volte, nel corso degli ultimi anni, l’ospedale Cardarelli di Napoli, il più grande nel Mezzogiorno d’Italia, è finito sulle cronache locali e nazionali per vicende tutt’altro che edificanti, determinate dai tagli e dagli sprechi nel settore della spesa sanitaria, dalla disorganizzazione nella distribuzione dei pazienti tra i vari nosocomi dislocati sul territorio, dall’incuria o dall’incapacità di alcuni tra i manager che si sono avvicendati. Sono tutti problemi in gran parte ancora irrisolti, che hanno guadagnato al Cardarelli una pessima fama, nonostante al suo interno operino professionalità di assoluto valore. Il commissario Patrizia Caputo, che fu nominata a novembre 2014 da Stefano Caldoro, all’epoca presidente della giunta regionale di centrodestra, e che ha resistito finora ai tentativi di sfratto posti in essere dal nuovo governatore Vincenzo De Luca, che guida una giunta di centrosinistra, ritiene però che, per evitare danni di immagine alla struttura che dirige, la cosa migliore – certamente la più semplice – sia tacitare i dipendenti che parlano troppo coi giornalisti o che, sui social network, osano criticare l’ospedale. Ha dunque recentemente emanato una informativa, debitamente sottoscritta pure dai sub commissari Elia Abbondante e Roberto Landolfi, con la quale mette il “bavaglio” a medici ed infermieri. Recita il testo del provvedimento: “E’ fatto divieto a tutto il personale in servizio, nell’esercizio delle proprie funzioni, di intrattenere rapporti con i mezzi di comunicazione, rilasciare dichiarazioni od interviste, in quanto tali rapporti possono essere intrattenuti solo dal rappresentante legale dell’Azienda”. Stop anche su twitter, facebook e mezzi analoghi. Prosegue, infatti, il diktat del commissario: “Il personale tutto deve astenersi dall’esprimere, anche nell’ambito dei social network, giudizi sull’operato dell’Azienda, derivanti da informazioni assunte nell’esercizio delle proprie funzioni. Ciò al fine della salvaguardia dell’integrità e dell’immagine esterna del Cardarelli”. Chi sgarra paga perché, ammonisce Caputo, “ogni comportamento difforme dalla presente disposizione comporterà l’applicazione di sanzioni disciplinari”.

La nota informativa non è passata inosservata e sta suscitando notevole malumore tra i sindacati interni all’ospedale. “Siamo di fronte ad un evidente tentativo di tappare la bocca e di censurare”, protesta per esempio Michele Tassaro, infermiere in servizio al 118, che ha la sua centrale operativa nel Cardarelli, e rappresentante dell’Unione sindacale di base.”Mi domando tra l’altro”, aggiunge, “come faranno a monitorare a tappeto i social network. Non vorrei che il controllo fosse effettuato ad personam, solo sulle pagine facebook di coloro i quali, negli ultimi anni, si sono esposti di più nel denunciare i disservizi e gli sprechi”. Proprio Tassaro, tre anni fa, fu deferito alla commissione disciplinare dell’ospedale e sospeso per due mesi, dopo che aveva pubblicamente denunciato l’inerzia della direzione di fronte ad alcuni casi di scabbia che si erano verificati, secondo quanto sosteneva, in un reparto. Presentò ricorso al Tribunale, che lo accolse ad aprile 2014, quando sancì l’illegittimità della sospensione.