Lo scontro di queste settimane tra magistratura e politica non è citato, ma certo la lettera del procuratore di Bari Giuseppe Volpe al ministro della Giustizia Andrea Orlando (che pubblichiamo integralmente qui sotto) ne tocca i temi, e con toni quanto mai decisi. A partire dall’oggetto: “Collasso della Procura distrettuale di Bari per carenza di personale amministrativo”. Matteo Renzi esorta i giudici a fare i processi senza sollevare polemiche, il procuratore mette nero su bianco le inadempienze del governo che rendono impossibile il funzionamento efficace di procure e tribunali. “Gravi e irresolubili problemi, almeno fino a quando la giustizia sarà considerata la cenerentola del Paese”, scrive Volpe nella missiva datata 4 maggio. La carenza di personale innanzitutto: per dieci dipendenti che si avviano alla pensione, il bando del governo prevede un solo nuovo ingresso.

Poi l’arretrato che si accumula, a fronte di emergenze come “il numero incredibilmente alto dei clan mafiosi che operano a Bari e provincia“, dove nei decenni si sono registrati “240 omicidi consumati o tentati” tuttora “irrisolti”. E ancora “gli inadempimenti e i ritardi nella liquidazione dei compensi o delle spese“. Fronti sul quale il governo è intervenuto con “espedienti“, accusa il procuratore. E anche i provvedimenti dei mesi scorsi sbandierati da Orlando per disingolfare la giustizia hanno avuto “efficacia pressoché nulla”, se non un “aggravio di incombenze”. Il presidente del Consiglio afferma che se c’è corruzione basta che i magistrati “facciano i processi” in modo che “le sentenze arrivino subito”. Certo, osserva Volpe, le indagini sui reati contro la pubblica amministrazione sono “imprescindibili”, come quella sulla mafia (comprese le estorsioni che vessano soprattutto imprenditori) e sui reati comuni: “Si deve, allora, necessariamente prendere atto che ogni servizio diverso da quelli strettamente necessari alle indagini non potrà che subire accumulo, sempre crescente, di arretrato”. Ogni scelta alternativa sarebbe “inopportuna”, in particolare “ogni selezione di priorità che si traduca, nei fatti, in accantonamento di pratiche, come pure altre procure hanno scelto di fare”.

Il testo integrale della lettera del procuratore di Bari al ministro Orlando

Oggetto: collasso della Procura Distrettuale di Bari per carenza di personale amministrativo

Onorevole Ministro,
la presente non per invocare incremento delle dotazioni di personale amministrativo della Procura della Repubblica di Bari, né per chiederLe di rimpinguare i cospicui vuoti in organico che connotano questo, come del resto tanti altri uffici giudiziari. Piuttosto, per documentare lo stato delle cose “ a futura memoria “ ed invitarLa a visitarci perché personalmente possa constatare in quali gravi ed irresolubili problemi ( tali almeno fino a quando la Giustizia sarà considerata la cenerentola del Paese ) ci dibattiamo.

Non devo a Lei ricordare le indicazioni dell’ Ufficio statistiche del Ministero, che classificano la Procura di Bari come ufficio di dimensioni “ molto grandi “ in ragione del numero di abitanti nel territorio di competenza (e del carico di lavoro conseguente ). Neppure devo elencare il numero incredibilmente alto dei clan mafiosi che operano a Bari e provincia e degli omicidi consumati e tentati di mafia, irrisolti, commessi a Foggia e provincia negli ultimi
decenni ( circa duecentoquaranta!). Mi è sufficiente allegare le note di alcuni dei direttori amministrativi che segnalano l’ urgente necessità di nuove assegnazioni di personale per i servizi da essi diretti, stante l’ arretrato che in
modo via via sempre crescente si va accumulando. E si tratta di servizi che devono essere assolti anche per le responsabilità che si connettono agli inadempimenti ed ai ritardi, per esempio nella liquidazione dei compensi o delle spese.

Gli espedienti adottati (non altro termine pare appropriato) per garantire un minimo di servizi, come l’utilizzazione di lavoratori in regime assistenziale, con contributo regionale, oppure di “volontari” che prestano la propria opera senza retribuzione, o ancora il ricorso al prelievo di personale dalle sezioni di polizia giudiziaria, non consentono di raggiungere comunque quegli standard minimi di specializzazione che solo il personale dipendente da codesto Ministero è in grado di garantire. Non è in tal stato possibile assicurare ai cittadini il servizio che una procura dovrebbe garantire. Si accumulano ritardi su ritardi, anche per le numerose e prolungate assenze del personale che, avanti negli anni, accusa sovente malattie serie. Oppure beneficia di riduzioni dell’ orario di lavoro per l’assolvimento di obblighi assistenziali nei confronti di congiunti anziani.

La necessità di operare tagli dei servizi impone a chi scrive l’ assunzione di una precisa responsabilità, alla quale non intende sottrarsi. Verificata l’ incidenza pressoché nulla delle riforme tendenzialmente e dichiaratamente “deflattive”
(la improcedibilità per la particolare tenuità del fatto, così come congegnata dal legislatore, si è tradotta in un aggravio delle incombenze; la depenalizzazione ha effetti limitatissimi sui reati del codice penale) e dovendosi selezionare le urgenze, certamente ogni energia dovrà essere concentrata nelle indagini. E’ infatti imprescindibile, in terra di mafie, assicurare alla giustizia feroci e sanguinari criminali, che vessano anche i cittadini comuni, soprattutto imprenditori, con pressanti richieste estorsive e conseguente intimidazione della popolazione. Del pari, imprescindibili sono le indagini in materia di reati contro la pubblica amministrazione, segnatamente per corruzione, pur non tralasciandosi quelle per altri reati comuni. Si ritiene inopportuna ogni selezione di priorità che si traduca, nei fatti, in accantonamento di pratiche, come pure altre procure hanno scelto di fare.

Si deve, allora, necessariamente prendere atto che ogni servizio diverso da quelli strettamente necessari alle indagini non potrà che subire accumulo, sempre crescente, di arretrato. Né intende chi scrive assumersi la responsabilità di bloccare del tutto interi settori, quale per esempio quello delle competenze in materia civile, non ritenendosi tale scelta conforme a legge.

Nel corrente anno ben dieci impiegati raggiungono l’ età di sessantacinque anni e, dunque, si approssimano alla pensione. So bene che Lei non è in condizione di sostituirli. Con il bando sulla mobilità ci era stata assegnata una sola unità di personale. Non è evidentemente questo il modo di risolvere il problema, come Ella certo ben sa.

Le rinnovo pertanto l’invito a visitarci, perché così potrà prendere contatto diretto col personale ed ascoltarne le rimostranze, solo in parte riassunte nelle mail allegate alla presente. Vi sarà così occasione anche di verificare l’ assurda attuale sistemazione logistica della Procura e del Tribunale penale di Bari.
Con perfetta osservanza
Giuseppe Volpe, Procuratore