Scritto e interpretato da Barbara Mugnai, diretto da Marco Conte e Ugo Pagliai, “Anatomia di un risveglio”, in scena il 6 maggio a Padova e il 27 a Bergamo, è un atto unico di due ore, un messaggio di pace che va oltre ogni discriminazione e barriera. Barbara Mugnai non è un attrice professionista, si guadagna da vivere facendo altro: è un’ottica optometrista. “Il mio lavoro mi piace molto e mi permette di fare quello che voglio, di buttarmi in qualunque progetto senza il pensiero di dover trovare il modo di vivere, anzi, posso addirittura “investire” in cose in cui credo profondamente, come questo spettacolo”. Il teatro è entrato, però, prepotentemente nella sua vita, diventando una passione a cui dedicare ogni momento libero. L’attrice, dopo essersi diplomata alla scuola di Dizione e Recitazione del Teatro Vertigo di Livorno, è entrata a far parte dell’omonima compagnia, perfezionandosi con maestri quali Stefano De Luca, Paolo Rossi, Daniela Morozzi, Eugenio Allegri e Anna Maria Cianciulli della New York Film Academy.

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Da tempo, però, desiderava scrivere qualcosa di suo, un testo che unisse la grande potenza del mezzo teatrale al messaggio antispecista. A gennaio 2015 si presentò l’occasione giusta. Durante un seminario sulla tecnica del monologo teatrale tenuto da Ugo Pagliai, scrisse Pillola Rossa, il suo personale grido di dolore della durata di dieci minuti “su come si trova a vivere ogni giorno nel mondo che la circonda, da quando ha aperto gli occhi sulla realtà della condizione animale”. Ugo Pagliai curò la messa in scena del pezzo, rendendolo davvero potente. Chiamata a recitarlo nei posti più disparati, la positiva risposta del pubblico diede a Barbara Mugnai la carica per trasformarlo in Anatomia di un risveglio, di cui Pillola Rossa è l’epilogo. Questo spettacolo è praticamente un viaggio autobiografico, in cui l’autrice/attrice, mettendosi completamente a nudo, stabilisce un filo diretto visivo ed emotivo con il pubblico, raccontando – senza mai uscire di scena – tutte le fasi, le crisi, la sofferenza vissuta da quando è diventata vegetariana sino ad oggi.

Seppur l’autrice non ami molto usare le etichette, poiché sono limitanti e “prestano il fianco” a molte polemiche, il suo spettacolo può essere comunque definito antispecista perché “è un invito a riflettere sulla condizione animale, umana e non, attraverso il racconto di tutte le discriminazioni che ci sono state, che ci sono ancora, di tutte le minoranze oppresse, di cosa si nasconde dietro i nostri piccoli e grandi gesti quotidiani e, soprattutto, di quanto tutti questi concetti siano profondamente legati e imprescindibili”. Dal trailer si intravedono immagini forti e, inevitabilmente, qualche direttore teatrale potrebbe negarle lo spazio. Le è già successo di sentirsi dire “se lo spettacolo consta di immagini cruente o racconti splatter, per quanto drammaticamente veri, rappresenta quasi una violenza verso lo spettatore, che a teatro non può cambiare canale o andare via facilmente”. Si parla della forma ovviamente e non del contenuto.

Come convincere un direttore a non fermarsi solo su ciò che trapela dal trailer? Questa è la risposta dell’autrice: “Lo spettacolo è ‘sconsigliato ai bambini’, lo scrivo sempre nelle locandine. Le immagini veramente forti durano al massimo un minuto in due ore di spettacolo. Credo che questo scrupolo venga solo quando si parla di non umani, di qualcosa di cui, comunque la si pensi, nel profondo, sappiamo di essere complici. La differenza con argomenti come la pedofilia, la violenza sulle donne, la guerra, è che, in questi casi, la condanna è unanime, tutti sappiamo di cosa stiamo parlando, nessuno, volontariamente, si renderebbe complice di questi crimini, tutti possiamo permetterci di scuotere la testa, condannandoli e attivandoci per combatterli.

Parlare di olocausto animale è tutta un’altra storia. Credo che chi afferma di voler fare cultura, aprire le menti, dare spazio ad argomenti, senza necessariamente condividerli, avrebbe il dovere di aprirsi a questo nuovo dibattito. La famosa frase “non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”, indipendentemente da chi l’ha detta, dovrebbe valere sempre. Credo che, comunque la si pensi, un confronto appassionato, pacato, e la conoscenza di un punto di vista diverso dal proprio, sia una possibilità fantastica da giocarsi, per poi restare magari della propria idea”.

Anatomia di un risveglio è stato più volte rappresentato davanti un pubblico eterogeneo, non preparato e fino ad ora, nessuno ha protestato. Anzi. Dopo lo spettacolo, ogni volta, lungi dal sentirsi offesi, indignati o arrabbiati, la cercano, chiedendole consigli, facendole domande. Alcuni le hanno detto di non aver fatto ancora il grande passo, ma quando abbassano lo sguardo nel piatto, non vedono più qualcosa ma qualcuno, ripensando a quello che lei racconta nello spettacolo. In questa rappresentazione teatrale si ride, si sorride, ci si commuove, si piange, si guarda la realtà da un altro punto di vista, e in qualche caso, si prendono dei forti pugni allo stomaco, insomma si vivono emozioni spesso contrastanti. Qual è il segreto? “La tecnica è una gran cosa in teatro ma senza l’emozione e l’anima, a mio parere, si avverte sempre la mancanza di qualcosa. Io provo a fare questo, a parlare con il cuore in mano, senza risparmiarmi, senza pudore, ogni volta ne esco stravolta, ma posso e voglio farlo solo così” spiega Barbara Mugnai.

Questo straordinario progetto non ha solo lo scopo di informare e sensibilizzare le persone, ma anche quello di raccogliere fondi per cause benefiche di vario tipo e sostenere il sito La Vera Bestia. Lanciato nel 2008 da Gaspare Messina, ha aperto gli occhi a migliaia di persone, tra cui Barbara Mugnai, che oggi si adopera come può per farlo conoscere, diventandone portavoce. Una parte dell’incasso del 6 maggio andrà ai ragazzi del rifugio antispecista Agripunk, mentre l’altra parte del ricavato andrà agli attivisti di Biker Against Children Abuse (Baca), un’organizzazione che si occupa di bambini abusati. Il 27 maggio, invece, andrà in scena a Bergamo, nel contesto della rassegna Molte Razze Una Sola Specie (Mruss), con ingresso ad offerta libera, decidendo a chi destinare il ricavato, in base alle donazioni ricevute.

Attenzione: le immagini riportate in questo video potrebbero urtare la vostra sensibilità