“Il problema è che Riina è con te, non è con me”. E per questo motivo il sindaco di Borgetto Gioacchino De Luca doveva elargire a Pino Maniaci quasi 500 euro: in caso contrario il direttore di Telejato minacciava di mandare in onda un servizio esclusivo che avrebbe provocato lo scioglimento del comune in provincia di Palermo. “Il prefetto – dice il giornalista intercettato nel febbraio del 2015 – ha una relazione pronta per mandarla al ministero dell’Interno per mandarvi tutti a casa. Cioè, ti sembra che io scherzo? Te l’ho avevo anticipato, annunciato, ti ho avvisato. E continui a sbagliare, vuoi continuare a sbagliare”. È questo uno dei casi di estorsione contestato dalla procura del capoluogo siciliano a Maniaci, l’ultimo paladino della legalità finito nella polvere in quello che verrà ricordato come l’annus horribilis dell’antimafia. Al giornalista è stato notificato il divieto di dimora nelle province di Trapani e Palermo, dove da vent’anni la sua Telejato bacchettava padrini, politici e imprenditori collusi.

L’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene, Amelia Luise e Annamaria Picozzi, però, racconta un profilo diverso di Maniaci, incluso nella lista dei cento eroi dell’informazione da Reporter senza frontiere. Il direttore di Telejato, infatti, è accusato di aver “spremuto” i politici del suo territorio, minacciando scoop e servizi che avrebbero gettato un’ombra sulla loro condotta. È il caso di Gioacchino Polizzi, assessore di Borgetto, che intercettato sosteneva di aver comprato “delle magliettine” e dato “una casa gratis” a Maniaci per tenerlo a bada, anche se poi un servizio di Telejato lo aveva accusato di avere parentele con alcuni affiliati a Cosa nostra. “Ha voluto le magliettine gratis da me, ha voluto duemila euro di magliettine gratis ed ha voluto tre mesi di casa in affitto che l’ho pagata io di tasca mia: questa è estorsione”, dice Polizzi mentre i carabinieri lo ascoltano: per il gip Ferdinando Sestito, però, l’estorsione nei suoi confronti non sarebbe provata e questa contestazione è caduta. Al contrario per gli inquirenti l’accusa regge nel caso di Salvo Lo Biundo, il primo cittadino di Partinico, che ha raccontato di avere dovuto assumere la compagna di Maniaci al comune con un contratto a tempo. “Quel contratto – ha spiegato – non poteva essere rinnovato e quindi io e gli assessori abbiamo deciso di autotassarci”.

Esplicito anche il racconto di Gioacchino De Luca, sindaco di Borgetto, che dice di avere “versato denaro per evitare di subire ritorsioni mediatiche, come quando Maniaci mi riferiva che il prefetto di Palermo, amica sua, era pronto a sciogliere il consiglio comunale”. Gli inquirenti indagano anche su una pubblicità pagata dal ristorante della famiglia De Luca sugli schermi di Telejato: sarebbe un altro caso di estorsione. All’epoca dei fatti il prefetto al quale faceva riferimento il primo cittadino di Borgetto (che Maniaci indicava come sua amica) era Francesca Cannizzo, poi rimossa dopo essere stata coinvolta nell’indagine sulla gestione dei beni sequestrati a Cosa nostra. “A che punto siamo con Telejato”, chiedeva Cannizzo all’amica Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, che rispondeva: “Ha le ore contate”.

È per questo motivo che in un primo momento il giornalista si era difeso dalle accuse bollandole come una ritorsione per le sue inchieste sul business dei beni sequestrati a Cosa nostra: “Non è la mafia che vuole farmela pagare ma l’antimafia”. E invece l’indagine per estorsione della procura di Palermo comincia mesi prima delle inchieste di Telejato sul cerchio magico della Saguto e nasce quasi per caso. Nel giugno del 2014, le telecamere nascoste nell’ufficio del sindaco di Borgetto registrano Maniaci che dice: “Benedetta liquidità: sborsate. Dammi 250 euro”. Gli investigatori rimasero perplessi: perché il direttore di Telejato si comportava così? “Io non lo santificavo prima e non lo santifico adesso, ma la procura di Palermo deve dimostrare che in cambio di queste richieste di denaro Maniaci ha cambiato la linea editoriale del suo telegiornale: cosa che non è mai avvenuta”, dice Antonio Ingroia, l’ex pm che ha assunto l’incarico di legale difensivo del giornalista, che sarà interrogato dagli inquirenti venerdì 6 maggio. Gli inquirenti si sono imbattuti nelle registrazioni di Maniaci indagando sulla criminalità della zona: è per questo motivo che il divieto di dimora per il giornalista scaturisce dallo stesso provvedimento che stamattina ha portato al fermo di nove presunti affiliati alle cosche di Borgetto e Partinico. Come dire che alla fine mafia e antimafia sono state ricongiunte nella stessa medesima inchiesta.