Le mosse dell’astuta pitonessa, alias Daniela Santanchè, provocano sempre un fracasso mediatico. La liaison con la nuova presunta fiamma, il principe Dimitri d’Asburgo Lorena, suscita pruriginose curiosità: quanti anni di differenza hanno? Lei non era amica della moglie? Sallusti non aveva detto che la Santanchè era da sposare?

Sfoglio Chi, giusto per tenermi aggiornata, si vede che in copertina ci sono lei e Dimitri Kunz. Il cognome d’Asburgo viene dopo, il Lorena molto, molto dopo. Kunz è un cognome molto comune nell’ex impero austro-ungarico, sarebbe l’equivalente del nostro Brambilla. Un caro amico esperto di araldica mi spiega che molto probabilmente un antenato di Dimitri prestava servizio presso la casa reale e, in segno di riconoscenza per tanta fedeltà, potrebbe essere stato adottato con la concessione di appiccicarsi al suo Kunz il d’Asburgo. Ma niente titolo, palle e corone, quelli spettano solo ai reali discendenti. Il tempo è stato un buon alleato dei Kunz fiorentini, ristoratori, che hanno lasciato cadere nell’oblio il cognome plebeo. Poi sono arrivati gli anni dell’apparenza, del frou frou e il principe clonato è salito sul piedistallo: principe qui, principe là…

L’unica che veramente se ne frega se abbia illustri natali o meno è proprio la Santa. A lei basta la tartaruga di addominali di cui il bel Dimitri fa sfoggio sulla spiaggia di Forte dei Marmi, mentre giocano a racchettoni insieme. Il giornale di gossip patinato documenta con foto e dovizia di particolari le fughe romantiche di Santa-Kunz. Giro pagina e mi trovo il prontuario della “principessa” Patrizia d’Asburgo Lorena, cognome per inciso tranne il Kunz, forse troppo cacofonico. Sotto una bella coroncina princesse dà nobili consigli al comune volgo. Beh, almeno lasciarci in mezzo, tra scoop e rubrica, un paio di pagine. Ma noblesse oblige.

Ed ora è appena uscita la prima autobiografia di Daniela “Sono una donna, sono la Santa”. Il marito non voleva che lei usasse il cognome, invece con caparbietà lei se l’è tenuto. Santanchè, fra politica, affari, anche di cuore, editoria, pubbliche relazioni, calendario è diventato un bran: se le farà pagare le royalties dall’ex marito? Mentre Paolo Cirino Pomicino, il suo mentore, dice di lei: “E’ come il Golem, ossia la materia che mi è sfuggita di mano e ne ho perso il controllo”. Ci ha provato Sallusti.

Gioco di poltrone con giri e rigiri di letto. Chi è quel direttore di un grande quotidiano nazionale che vuole spingere la sua amante scalpitante e pushy pushy all’ambitissimo posto di direttora di un arcinoto settimanale femminile?
@januariapiromal