Luis_Antonio_Cardinal_Tagle_11_Feb_2013“Io futuro Papa? È uno scherzo dei giornalisti”. Archivia con una battuta il cardinale di Manila Luis Antonio Tagle i rumors sulla possibilità che un domani lontano possa succedere a Bergoglio sulla cattedra di Roma. Eppure molti lo definiscono “il Papa Francesco d’Asia”. Già durante la Sede Vacante del 2013, dopo le dimissioni di Benedetto XVI, il suo nome era circolato tra i papabili del conclave. “Più che un Padre Santo sarebbe un Padre Eterno”, dicevano all’epoca i suoi avversari rispolverando la battuta che nel 1958, dopo la morte di Pio XII, fu utilizzata da alcuni cardinali per affossare la candidatura del giovanissimo arcivescovo di Genova, Giuseppe Siri, all’epoca appena 52enne.

A scoprire il teologo filippino fu Ratzinger che lo presentò a Wojtyla e lo volle, nel 1997, nella Commissione teologica internazionale. Nel 2001 san Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Imus nelle Filippine e nel 2011 Benedetto XVI lo promosse arcivescovo di Manila, sua città natale. Alla fine dell’anno successivo, pochi mesi prima di rassegnare le dimissioni, Ratzinger lo nominò cardinale, e dal 2015 Tagle è anche presidente di Caritas internationalis. Fu lui ad accogliere, nel gennaio 2015, Francesco nel suo viaggio a Manila rimasto nella storia per la messa con il maggiore numero di fedeli presenti: ben 7 milioni. “Ogni filippino – disse Tagle al Papa al termine di quella celebrazione – vuole venire con lei, ma non abbia paura: ogni filippino vuole venire con lei, ma non a Roma: nelle periferie!”. Parole che fecero commuovere Francesco.

A svelare la storia di questo papabile alla successione di Bergoglio è il libro intervista Guidare con l’ascolto, edito dalla Libreria editrice vaticana e scritto con la vaticanista americana Cindy Wooden, responsabile dell’ufficio romano del Catholic news service. A chi gli chiede cosa ne pensa della rivoluzione di Papa Francesco, il cardinale racconta di avere sempre la risposta pronta: “Rivoluzione? Invita la Chiesa a uscire da se stessa. Io dico: ‘Questo non è Papa Francesco, è il Concilio Vaticano II’. Il Papa ci sta solamente facendo ritornare alla Chiesa del Concilio Vaticano II. Così, quando diciamo che il Papa ci sta insegnando qualcosa di nuovo, dimostra che non abbiamo fatto nostro il Concilio Vaticano II. Ed egli ci sta dicendo: ‘Riscoprite il Concilio Vaticano II e fatelo vostro, per favore’”.

Nel volume Tagle affronta anche la spinosa piaga delle pedofilia del clero affermando di essere in “ricerca con le numerose vittime che sono ancora in attesa di risposte”. Per il porporato “la crisi degli abusi sessuali del clero dovrebbe sfidare la Chiesa ad approfondire la comprensione del celibato, che è una pratica apprezzata nelle società asiatiche e tra le religioni tradizionali dell’Asia. Tuttavia – puntualizza il cardinale – molte persone pensano che il celibato è semplicemente una regola che la Chiesa conservatrice deve rispettare per amore della tradizione. Ma non è così. Alcuni credono sia la causa di ogni tipo di cattiva condotta sessuale, come se la rimozione del celibato eliminasse automaticamente una cattiva condotta sessuale. Altri la difendono, ma in un modo strettamente legalistico che si dimostra inefficace”.

Davanti alla pedofilia del clero, paragonata da Bergoglio a una “messa nera”, per il cardinale “il primo elemento di risposta è la cura pastorale delle vittime e delle loro famiglie. La cura pastorale comprende nei loro confronti giustizia, compassione, protezione, e anche risarcimento, in alcuni casi”. Tagle ammette che “è difficile e doloroso essere un superiore o un vescovo al giorno d’oggi. Si sentono persi quando un chierico commette abusi sessuali. Per quanto aiutino i loro sacerdoti, devono anche giudicare su una questione che molti di loro non colgono pienamente. Allo stesso tempo però, essi non possono difendere il sacerdote trascurando la verità, la giustizia e il bene delle vittime e delle loro comunità. I superiori sono spesso martirizzati da tutte le parti. Sono accusati di coprire se cercano di essere discreti. Se sono fermi, sono accusati di mancanza di compassione”.