“Good evening Mr.Bond”. Diceva la sovrana al suo agente segreto più pop (e fidato), pronta a farsi accompagnare da Buckingham Palace all’olimpica inaugurazione di Londra 2012. E chissà quali pensieri le attraversavano la mente mentre prestava la propria maestà alla finzione cinematografica. La performance di Elisabetta con Daniel “007 – James Bond” Craig giace nella memoria collettiva come il gesto più autoironico e “democratico” che un monarca potesse offrire al suo popolo.

regina elisabetta

Un’intelligenza declinata al servizio sovrano dal 1952 che recita un unico refrain “prima il dovere e poi se stessi”. Non casualmente è questo il concetto su cui ha fatto perno il regista Stephen Frears nel suo magnifico The Queen (2006), impreziosito dalla mimetica Helen Mirren, meritatamente premiata con l’Oscar. Il film non è un biopic sulla regina, ma concentra la narrazione nella gestione che ebbe della morte di Diana, evento coincidente al punto di svolta/comprensione da parte di Elisabetta II di cosa implichi la “modernizzazione” di un’istituzione millenaria. Nello sguardo di Frears sceneggiato dal fedele Peter Morgan sarebbe stato il giovane Tony Blair a dare lo spunto alla regina, ma soprattutto a comprendere alcuni gesti “extraordinary” che la donna, dichiaratasi in diretta tv “sovrana e nonna”, fece per la memoria della ex nuora, sovvertendo protocolli nonché consigli coniugali e materni.

Ovvio che la sua persona compaia anche nel mediocre biopic su Lady D (Diana – La storia segreta di Lady D di Oliver Hirschbiegel, 2013 con Naomi Watts) ma qui è naturalmente lo sfocato antagonista. Il ritratto magistrale in The Queen rimane, a oggi, il miglior omaggio del cinema alla sovrana del Regno Unito, indagata nella sua intimità più sensibile e contraddittoria. Una sensibilità che probabilmente la regina coltivò da giovane donna arguta e non ancora “inquadrata” come ci viene mostrata nella commedia A Royal Night Out (Una notte con la regina) appena uscita nelle sale per la regia di Julian Jarrold. La notte che dà il titolo al film è quella dell’8 maggio 1945, il V-E Day che il popolo britannico festeggiò per le strade. È solo finzione che l’allora 19enne, “Lizzie” celebrò l’evento in incognito tra la folla, ma è verosimile che grazie a tali momenti di contatto profondo col popolo abbia incentivato il profondo senso di servizio che la distingue. Quella notte si tenne anche il famoso Discorso del re di cui il film, premo Oscar per Colin Firth (2010), e in cui la futura regina appare marginalmente.

È invece iconica, seppur ridotta a un cameo, la sovrana che Paolo Sorrentino mise in scena in Youth (2015) quando saluta il maestro Fred Ballinger (Caine) al suo concerto di commiato. Intervistato sul film, Sir Michael Caine ha giocosamente ricordato le parole di Elisabetta quando lo investì baronetto: “‘Ho l’impressione lei stia facendo quello che fa da un bel po’ di tempo’ e io avrei tanto voluto risponderle ‘Anch’io ho la medesima impressione su di Lei’ ma ho desistito, è sempre la mia regina”.

Il Fatto Quotidiano, 18 Aprile 2016