I milanesi voteranno per il sindaco senza prima avere visto nel dettaglio i veri numeri di Expo. Senza aver potuto paragonare la realtà dei conti rispetto a quanto sinora raccontato, tra bugie e omissioni, dall’ex numero uno della società e candidato del centrosinistra, Giuseppe Sala. La chiusura del bilancio è stata infatti rinviata: “Lo presenteremo all’assemblea dei soci entro il 30 giugno”, ha annunciato il presidente del collegio dei liquidatori di Expo, Alberto Grando, nel corso di un’audizione in commissione a Palazzo Marino. Le sue parole lasciano intendere che quasi certamente il documento verrà tirato fuori solo dopo il ballottaggio del 19 giugno. Quello che gli elettori non potranno conoscere non è tanto la consistenza delle perdite, perché su questo sono già stati chiari i documenti allegati al verbale dell’assemblea dei soci del 9 febbraio scorso, quella in cui la società è stata messa in liquidazione: il rosso del 2015 è compreso tra 30,6 e 32,6 milioni di euro. Ma avere a disposizione il bilancio, con tutte le voci dello stato patrimoniale e del conto economico, consentirebbe per esempio di capire se la rendicontazione riferita all’anno scorso è stata tale da fare slittare altre perdite nel 2016.

Ogni valutazione approfondita si potrà invece fare solo dopo le elezioni. Eppure i numeri definitivi del 2015 erano attesi a giorni. Lo stesso Sala ha replicato più volte all’accusa di voler nascondere i dati rinviando ogni discussione ad aprile, mese in cui di solito le società chiudono i conti. Il suo mantra ammetteva solo leggere variazioni nella forma. “Chi si intende di bilanci sa che ci sono dei tempi tecnici e che si chiudono a marzo, aprile”, è stata la versione del 31 gennaio, tanto per citare quella opposta nel corso di un dibattito agli sfidanti alle primarie Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino. Altre parole per esprimere lo stesso concetto un mese dopo, il 3 marzo: “Il bilancio uscirà ad aprile quando io sarò in piena campagna elettorale. Quindi come è possibile che io beffi, se poi questa cosa mi verrebbe addosso come un treno?”. E invece niente. Nessun treno andrà addosso al manager prima che si aprano le urne, perché il bilancio non è ancora pronto.

Non è neppure la prima volta che Sala può contare su un rinvio. Era successo anche per la relazione del cda che per la prima volta ha messo nero su bianco in un documento ufficiale di Expo l’entità delle perdite: è stata discussa dai soci nella già citata assemblea del 9 febbraio (dopo le primarie) grazie allo slittamento della riunione inizialmente prevista per il 29 gennaio (prima delle primarie).

Lo spostamento in quella occasione era stato chiesto dal ministero dell’Economia. Questa volta il rinvio si è reso necessario “per esigenze espresse dalla società di audit Ernst&Young e per valutazioni di cautela del collegio sindacale”. Queste almeno le spiegazioni di Grando, scelto dalla giunta milanese di centrosinistra per sostituire lo stesso Sala in Expo, che ha fatto riferimento anche ai 48 milioni di euro con cui è previsto che governo, Regione e Comune rifinanzino la società per coprire le perdite: “In base ai dati che stiamo elaborando, questo valore si ridurrà. Per questo abbiamo mandato una lettera ai soci per anticipare meno della metà del fabbisogno originario. Se poi basterà, se servirà un’integrazione o se ci sarà una restituzione, dipenderà dal budget di liquidazione”.

Alla seduta congiunta delle commissioni Expo e Partecipate di Palazzo Marino, oltre a Grando, ha preso parte anche Giovanni Azzone, presidente di Arexpo, la società proprietaria dei terreni dell’esposizione, che come Expo ha rinviato la chiusura del bilancio alla scadenza del 30 giugno. Decisioni che fanno insorgere il presidente del consiglio comunale Basilio Rizzo, che ha sostenuto la giunta Pisapia ma ora sfiderà Sala come candidato della lista Milano in Comune: “Possibile che non ci sia un minimo senso di democrazia e che non si capisca che i milanesi, prima di andare a votare, hanno diritto di sapere come sono stati usati i loro soldi in una vicenda così importante come Expo?”. Simili le critiche di Manfredi Palmeri (Polo dei milanesi) e Riccardo De Corato (Fdi), che definisce una “barzelletta” le promesse di Sala oggi smentite. Dal canto suo, l’ex commissario unico ribalta il senso del rinvio al 30 giugno: “Ho fatto anche troppo per rendere chiari i numeri. Sembrava quasi che io fossi
reticente a dicembre, adesso invece non si riesce a fare il
 bilancio di Expo nemmeno ad aprile”.

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