“Se l’Italia continuasse a far passare i profughi e non prendesse indietro i respinti, trasformando il Tirolo in ‘sala d’attesa’, chiederemo all’Italia di poter controllare noi anche sul suo territorio”. Dopo l’avvio dei lavori per la costruzione di una barriera sulla frontiera italo-austriaca sul Brennero, il ministro della difesa austriaco Hans Peter Doskozil annuncia che il suo Paese potrebbe chiudere completamente il passaggio sul Brennero.

“Dobbiamo andare in offensiva“, ha detto il politico durante una riunione del suo partito, lo Sphe, a Innsbruck. E, in caso di emergenza, ha dichiarato il ministro, “dovremo chiudere i confini“. Doskozil ha inoltre avvertito: se L’Italia continuasse a far passare i migranti e la Germania dovesse continuare a monitorare il suo confine come fatto finora “avremmo un serio problema” in Tirolo. E, in merito all’’inasprimento del diritto d’asilo in Austria che scatterà dal primo giugno ha dichiarato la sua intenzione di “annunciare controlli di confini e creare le misure legislative”. “Abbiamo – è la conclusione del ministro – tra le 100 e le 150 nuove procedura di asilo giornaliere. Tra le 16-17 mila richieste sono invece state presentate all’inizio di quest’anno”. Il tetto massimo annuale fissato dall’Austria è di 37.500 domande di asilo.

“Chiudere la rotta del Mar Mediterraneo”.
Al di là delle Alpi, cioè, la linea politica rimane quella annunciata nelle passate settimane. Già il 7 aprile, infatti, la ministra dell’Interno austriaco Johann Mikl-Leitner, in un’intervista all’austriaca Apa aveva dichiarato che il suo Paese avrebbe usato con il nostro lo stesso metodo già usato “coi Paesi della rotta balcanica: Slovenia, Croazia e Macedonia”, intraprendendo misure proporzionate all’entità del flusso di migranti in arrivo dai confini italiani. È ai numeri che il Paese alpino affida le motivazioni delle proprie scelte: “L’Austria – aveva infatti aggiunto il ministro degli Esteri Sebastian Kurz– non può permettersi un altro 2015, quando ha accolto 90.000 persone”. Stimando, dunque, che dalla Libia si stessero preparando ad arrivare in Europa “trecentomila profughi”,  i rappresentanti politici austriaci si sono premurati di ribadire che “la rotta del Mar Mediterraneo deve essere chiusa così come quella balcanica”.

Un progetto tutt’altro che approvato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, che in proposito ha ricordato il 13 aprile la sterilità delle frontiere, dicendo: “Le barriere non basteranno a proteggerci” se l’Europa non farà passi avanti come progetto comune. 

Elezioni politiche in Austria.
“È da tener presente – ha commentato l’11 aprile il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione – che l’Austria ha delle elezioni politiche piuttosto importanti e quindi ha esigenza di rappresentare un certo modo di gestire il fenomeno migratorio”. Lettura presto smentita, almeno sul fronte italiano, dalla ministra dell’Interno Johanna Mikl-Leitner, che oggi ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera che “Non c’è nessun progetto di “muri” al Brennero”, sottolineando che “la politica di gestione del valico tra Austria e Italia non ha nulla a che fare con il voto. E non c’è propaganda”. “I nostri programmi – ha dichiarato la ministra – li abbiamo ripetuti una settimana fa al ministro Alfano. Lui e Renzi sanno benissimo qual è la situazione”. “Il mio governo – sottolinea però la Mikl-Leitner – farà di tutto per evitare misure drastiche al Brennero. A un patto. Che dei ‘nuovi’ profughi dovrà occuparsi l’Italia. Sarà l’Italia a identificarli e a gestirli”.

Maroni: “Europa assente. Schengen è morta”
Preoccupazione, in Italia, per il valore politico e simbolico della decisione austriaca. Secondo il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, se l’ipotesi di bloccare la frontiera da parte dell’Austria fosse una decisione concreta, “sarebbe grave, un brutto segnale per l’Europa”, dimentica del fatto che “i problemi vanno affrontati insieme”. 

Duro il governatore della Lombardia Roberto Maroni: “Sulla questione del Brennero – ha detto – io sto a vedere: sono preoccupato che l’Europa non riesca a risolvere questo problema”. “Il ministro Alfano – prosegue Maroni – dice che servono altri 15 mila posti e questo mi preoccupa ulteriormente. Mi pare che l’Europa non sia in grado di gestire il fenomeno dell’immigrazione, né per quanto riguarda gli arrivi né per quanto riguarda Schengen: se l’Austria può costruire una barriera al Brennero, vuol dire che Schengen è morta, rendiamoci conto che l’accordo è tenuto in vita artificialmente. Non c’è nessun Governo che ponga la questione. Manca la politica, si può essere d’accordo o no con quel che fa l’Austria ma l’Europa non c’è più di fronte alla barriera del Brennero”.