Troppe eccezioni e vincoli per fare richiesta di accesso alle informazioni, trasparenza in pericolo e sanzioni previste per le pubbliche amministrazioni che negano l’accesso. In questo caso, poi, l’impugnabilità non può essere un onere a carico del cittadino. Per Riparte il futuro, movimento promosso da Libera e Gruppo Abele, sono tanti gli aspetti critici del testo del decreto del Freedom of Information Act italiano (Foia 4 Italy), che sancisce il diritto di chiunque di accedere a dati, informazioni o documenti in possesso della pubblica amministrazione “allo scopo di tutelare i diritti fondamentali e di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”. Federico Anghelé di Riparte il futuro, nel corso dell’audizione presso le Commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato, ha messo in evidenza gli aspetti critici del decreto e teme che il documento, “pur riconoscendo il principio dell’universalità dell’accesso, di fatto lo comprometta”.

“Si sarebbe dovuto arrivare a una più organica riorganizzazione del diritto d’accesso con una revisione del capo V della legge 241/90 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, ndr) – ha spiegato Anghelé -. La possibilità di un doppio accesso, in assenza di disposizioni precise anche per i funzionari pubblici, causerà confusione e spreco di tempo”. Al fine di inoltrare la richiesta la 241/90 prevede infatti che l’accesso sia legato all’interesse “diretto, concreto e attuale”. Limite che, al contrario, non è previsto dal Foia. Inoltre, rileva l’associazione, “il nuovo accesso civico generalizzato verrebbe fortemente limitato dalla moltiplicazione delle eccezioni che giudichiamo troppo numerose – per nulla delimitate e tassative – e destinate perciò ad aumentare la discrezionalità“. Ad esempio, escludendo “tout-court” le “informazioni riguardanti gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica”, si pregiudicherebbe “la possibilità di rendere più simmetrico il mercato, magari rintracciando dati essenziali sui fornitori dell’amministrazione pubblica”. In più, “lo schema di decreto, contravvenendo alle prescrizioni internazionali che parlano di obbligo di collaborazione da parte dell’amministrazione, prevede che il richiedente indichi chiaramente i dati e le informazioni di cui fa domanda”.

Riparte il futuro ritiene “inoltre necessario individuare un responsabile unico cui fare capo per indirizzare le richieste d’accesso“, visto che attualmente il testo prevede che possano”essere trasmesse all’ufficio che detiene i dati o all’ufficio relazioni con il pubblico. Noi siamo invece convinti – ha proseguito Anghelé – che attribuire tale mansione al responsabile della trasparenza semplificherebbe il processo”. E in caso di accesso negato alla documentazione? Dovrebbe essere inserito nel testo il diritto dei richiedenti “di ricevere una motivata risposta” sia nel caso in cui il rifiuto “sia imputabile all’assenza di documentazione disponibile presso l’amministrazione contattata o perché in presenza di una delle molteplici eccezioni”. E l’impugnabilità di un accesso negato “non può essere onerosa come previsto dallo schema di decreto”. Quindi, “accanto al ricorso alla giustizia amministrativa, che implica il contributo unificato, l’impiego di un legale e tempi prolungati, va per questo introdotto un percorso stragiudiziale, da affidare ad esempio all’Autorità Nazionale Anticorruzione che ha già la competenza in materia di trasparenza”. E, secondo Riparte il futuro, deve essere “introdotte sanzioni previste per quelle amministrazioni che dovessero rifiutarsi di fornire la documentazione richiesta”.

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