Si è concluso il vertice tra gli investigatori egiziani e quelli italia sul caso Regeni. Poco dopo le 15 la delegazione degli inquirenti ed investigatori arrivati dal Cairo ha lasciato la Scuola superiore di Polizia a Roma dove si è svolto l’incontro con il capo della procura Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco e gli investigatori dello Sco della Polizia e del Ros dei Carabinieri per fare un punto della situazione. Nella giornata di venerdì è previsto un nuovo incontro.

Tra gli inquirenti italiani vige invece il massimo riserbo sul contenuto degli atti e delle informazioni condivisi. Ma il pool investigativo ha lasciato trapelare una certa irritazione: secondo quanto riferiscono fonti qualificate, gli egiziani, giunti a Roma ieri sera, avrebbero consegnato all’Italia una documentazione non soddisfacente e non corrispondente al materiale garantito. I pm italiani avevano infatti richiesto i dati delle celle telefoniche e i video delle telecamere di sorveglianza di metropolitane e negozi del quartiere nel quale Giulio viveva ed è sparito il 25 gennaio scorso.

I risultati del summit saranno resi noti venerdì, al termine dei lavori, in un comunicato congiunto. Gli italiani, secondo quanto si è appreso, hanno illustrato agli omologhi del Cairo i risultati dell’autopsia eseguita sul ricercatore universitario e quanto emerso dall’analisi del suo computer. La delegazione egiziana ha aggiornato i titolari dell’inchiesta romana dell’attività svolta successivamente al 14 marzo, giorno in cui Pignatone e Colaiocco si recarono al Cairo per una presa di contatto e di scambio di informazioni con le autorità locali.

Secondo il sito del quotidiano egiziano Al Masry Al Youm, che cita una “fonte giudiziaria”, nel dossier consegnato agli investigatori italiani ci sarebbero invece anche “le registrazioni delle videocamere di sorveglianza”, un “registro delle chiamate del suo telefono portatile”, “il rapporto di medicina legale sull’autopsia” e “le testimonianze di ufficiali e amici della vittima”. 

Si tratta di un “dossier completo sul caso, contenente tutti i rapporti e le inchieste”, premette il sito. Con implicito riferimento a sorella e moglie del capo della banda di rapinatori cui il ministero dell’Interno del Cairo ha attribuito l’omicidio e sgominata il mese scorso in uno scontro a fuoco, Al Masry Al Youm aggiunge che fra le carte ci sono anche “le confessioni degli accusati presso i quali sono stati ritrovati i suoi effetti personali”. Nel dossier ci sono poi “le testimonianze delle vittime non-egiziane” della banda di rapinatori di stranieri.

Smentita anche la possibilità di un incontro tra gli investigatori del Cairo e la famiglia del ricercatore trovato cadavere il 3 febbraio in un fossato lungo la strada che collega la capitale ad Alessandria. A parlarne era stato il sito di Al Masry Al Youm, secondo cui sarebbe stato “probabile che qualche componente della delegazione” egiziana “incontri la famiglia di Giulio Regeni per presentare condoglianze e rispondere a tutte le domande che essi desiderino porre”. Poco dopo la famiglia faceva sapere che “finora non è stata in alcun modo contattata, per un incontro, dagli inquirenti egiziani in questi giorni in Italia”, ha riferito il legale Alessandra Ballerini.