Il giorno del referendum sulle trivelle si avvicina e Crotone si prepara al 17 aprile, giorno in cui si deciderà il futuro del suo territorio. Davanti alla costa crotonese, infatti, si estrae più del 15% di tutto il gas prodotto in Italia. Tre piattaforme e un’ottantina di pozzi sottomarini fanno da cornice a uno dei paesaggi più belli della Calabria. “Vedere questi obbrobri dalla spiaggia non è bello”. Un commerciante, Giovanni Fusto, si lamenta perché è da 30 anni che l’Eni estrae gas dal mare di Crotone: “Dobbiamo votare ‘Sì’ perché sennò estrarranno gas per tutta la vita senza nessun beneficio per la collettività. Potranno avvicinarsi di più alla riva, e qui la gente si fa il bagno. Noi paghiamo il metano più caro rispetto alle altre regioni d’Italia. Eni qui ha soltanto preso e mai dato”. “Lei vede solo le due trivelle. – aggiunge il sindaco Peppino Vallone – Ma nel mare ci sono le cosiddette ‘bocche di pozzo‘ che distruggono le reti dei pescatori. Le royalties che dovrebbero risarcire il territorio sono irrisorie rispetto ai danni che producono. Voterò per l’approvazione del referendum”. Vallone è anche presidente dell’assemblea regionale del Partito Democratico: “Ci sono posizioni diverse ed esprimo una posizione completamente diversa da quella di Renzi”. Anche la Cgil di Crotone è per il “Sì”. “L’importante è portare la gente a votare. – avverte il sindacalista Raffaele Falbo – Se consideriamo la percentuale di gas estratto non abbiamo avuto ricadute occupazionali. Una multinazionale dovrebbe dare di più”. E se il sindacato ha preso una posizione chiara, Confindustria Crotone preferisce non esprimersi e fare i conti con le aziende locali dell’indotto delle trivelle: “All’interno della nostra associazione – dice il presidente Michele Lucente – abbiamo imprenditori del turismo e aziende nate attorno alle piattaforme dell’Eni. Non siamo né per il ‘Sì’ né per il ‘No'”. “Con queste piattaforme sotto la costa quale turista deve arrivare qui? – si domanda Pietro Infusino, del movimento ‘No Eni‘ – La città non merita questo sfregio. Si nota il fenomeno della subsidenza. Dobbiamo votare ‘Sì’ ma i poteri forti si muovono per non fare raggiungere il quorum. Le trivelle sono state un business e hanno fatto la ricchezza dei politicanti di turno”