Tanti anni a Roma, forse troppi, a lavorare per una multinazionale: “Anni in cui alla fine mi ridussi a lavorare ‘all’italiana’ e presto mi stufai di dover coprire i colleghi”. Poi la scelta, radicale, che però fu quasi un ritorno alle origini, visto che quasi per caso nella piccola repubblica dell’Oceano Indiano lui ci era nato, da genitori italiani. Marco Valerio Abbati, imprenditore romano 38enne, è contento della sua decisione: “Sono arrivato alle Seychelles e dal novembre del 2014 ho subito iniziato a lavorare nel turismo. Ora gestisco insieme a mio marito un’agenzia di viaggi che si occupa di turismo gay nei Paesi dove essere omosessuali è molto difficile, come lo Sri Lanka, le Mauritius, le Maldive e la Tanzania, più le stesse Seychelles”. Con i tanti lati positivi del vivere in un paradiso terrestre: “Qui si lavora in maglietta, la burocrazia è ridotta all’osso e soprattutto c’è il contatto con la natura”. E tutto questo gli sembra “impagabile”.

“Sono in pianta stabile qui da marzo dell’anno scorso – racconta Abbati – e vengo da anni di studio a Firenze in giurisprudenza e poi di lavoro Roma, dove facevo il travel manager per l’Agenzia spaziale europea. In pratica organizzavo i viaggi per i dipendenti, un’esperienza veramente straordinaria anche perché non è facile trovare un lavoro a Roma in un contesto così internazionale e in cui si parli prevalentemente in inglese. Poi – continua – ebbi un’altra esperienza per una multinazionale, ma dopo un po’ decisi di andarmene, stufo di un modo di fare ‘all’italiana’”. Dopo aver sposato il suo compagno brasiliano in Norvegia, “in quanto era l’unico Paese che consentiva il matrimonio gay a due stranieri e in Italia ero stufo di sentirmi un cittadino di serie B”, Abbati ha scelto di tornare in quella piccola repubblica in mezzo al mare.

Ora, dalle Seychelles, la sua Side By Side Holidays opera appunto nel settore del turismo per le persone Lgbt. Chiaramente, non tutto è oro quel che luccica, “e ci troviamo in un Paese dove formalmente le relazioni omosessuali sono illegali, considerate le leggi di derivazione britannica, essendo questa una ex colonia del Regno Unito”. Però, aggiunge, “è anche vero che finora non abbiamo avuto alcun problema concreto”. Certo, “bisogna lavorare tanto, e io spiego sempre a tutti gli italiani che mi chiedono consigli su come venire a operare qui che trasferirsi in un’isola tropicale non significa andare a non fare nulla. Venire qui alle Seychelles, per esempio, è un cambiamento radicale, non solo climatico ma anche culturale, e non è di certo una passeggiata. Reinventarsi – aggiunge – non è facile, anche se i vantaggi possono essere tanti. Primo fra tutti, per me, lo stare a contatto con una natura selvaggia mi ha aiutato a riconciliarmi con il mondo. Insomma, lo rifarei”.

L’Italia però “rimane sempre un Paese magnifico. La mia speranza ora è di sistemarmi qui con il lavoro e di tornare in Italia molto spesso come turista. Mi mancano tante cose, spesso anche semplici, ad esempio il buon caffè”. Un’Italia dove, alla fine, Abbati e suo marito sono anche riusciti ad avere un minimo di diritti in quanto coppia. “Lui è stato fra i primi ad avere il permesso di soggiorno in Italia in quanto sposato in un matrimonio gay contratto all’estero. La cosa fu per me un’emozione grandissima, una cosa che soprattutto non mi aspettavo”. Chiaramente, però, ora la loro vita è su queste isole considerate fra le più belle al mondo. “Ci sentiamo riconciliati con il mondo”, ripete Abbati. Ma sempre con un occhio alle vicende italiane e un altro al resto del globo, dove spedire turisti gay di tutto il pianeta.