Come prevedibile e come minacciato da giorni l’arrivo a Tripoli del premier designato Fayez Al Sarraj ha attivato una bomba ad orologeria. Al Sarraj, l’uomo voluto dalle Nazioni Unite, per interloquire con i governi occidentali ma perlopiù sconosciuto ai libici, è di fatto “circondato”.

Ci sono le milizie ostili che annunciano “un’azione congiunta”, infiltrazioni di Daesh, ma soprattutto il congresso libico di Tripoli (Gnc), che ha fatto “appello a tutti i rivoluzionari a schierarsi contro questo gruppo di intrusi, che infiammerà la situazione a Tripoli e ci imporrà la tutela internazionale”, e che bolla come “illegale” l’ingresso del consiglio presidenziale.

E così per le strade sbarrate alcuni testimoni hanno udito i primi spari. Il consiglio presidenziale, arrivato via mare da Sfax (Tunisia), è quindi asserragliato nella base navale di Abusetta (Abu Sittah). Come se fosse in un bunker. Da cui però, in una dichiarazione trasmessa da Al Jazeera, il premier ha comunicato l’entrata in carica dell’esecutivo e lanciato un appello a “unificare gli sforzi dei libici per contrastare Daesh” sottolineando “l’attaccamento alla conciliazione nazionale” e la volontà di “tener fede ai principi della rivoluzione del 17 febbraio” 2011 che portò alla caduta del regime di Muammar Gheddafi“.

John Kerry: “Non è il momento per gli ostruzionisti”
La notizia dell’insediamento è stata ovviamente accolta con favore dalla comunità internazionale, Stati Uniti e Italia in particolare. “Gli Usa accolgono con favore l’arrivo a Tripoli del consiglio presidenziale libico e ribadiscono l’appello affinché tutte le istituzioni libiche facilitino e sostengano una transizione pacifica, invitando tutti i libici a sostenere il governo di unità nazionale – dice il segretario di Stato americano John Kerry – Non è il momento per gli ostruzionisti di frenare il progresso, ma per tutti i libici in tutto il Paese di abbracciare questa opportunità storica per una Libia pacifica e più prospera”. “È un altro passo avanti per la stabilizzazione della Libia – dice il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – sulla base della determinazione del premier Sarraj e del Consiglio presidenziale sono ora possibili nuovi progressi per il popolo libico”.

Il premier del governo di Tripoli: “Serraj si consegni o torni a Tunisi”
Ma Al Serraj non ha ancora non ha ottenuto la fiducia dal parlamento di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, né tantomeno il suo ruolo è considerato legittimo dalle milizie islamiste che controllano l’ex capitale. “Ha due opzioni: consegnarsi alle autorità o tornare a Tunisi – ha detto il capo del governo di Tripoli, Khalifa Ghwell – è pienamente responsabile del suo ingresso illegale“.

La situazione sta diventando incandescente perché come riferiscono alcuni testimoni diversi gruppi armati avrebbero sparato dei colpi in aria, con le anti-aeree montate sui pick-up, per impedire ad alcuni sostenitori del governo di unità nazionale di radunarsi nel centro della città vicino alla piazza dei Martiri. La strada, che si trova non lontano dalla base navale, è disseminata di posti di blocco e veicoli blindati. Nella zona ovest, veicoli militari sono di stanza vicino al quartier generale del capo di stato maggiore. Qui sono state chiuse la strada lungo la costa e una rotatoria, ma non è chiaro se si tratti di una misura a protezione dell’esecutivo di unità. C’è il dispiegamento di milizie ostili” conferma all’Ansa l’inviato speciale dell’Italia per la Libia, Giorgio Starace. Sarraj “dovrà mostrare equilibrio, aprire il dialogo e il confronto” con gli oppositori. Ma soprattutto con il Parlamento di Tobruk, l’unico allo stato riconosciuto internazionalmente, che ha lasciato intendere che non ci sarà alcun passaggio di poteri fin quando il governo Sarraj non avrà luce verde in Aula.

Il premier imposto dall’Onu per parlare con i governi occidentali
Una forzatura voluta dalle Nazioni Unite quella di Al Sarraj per accelerare il processo di formazione di un esecutivo che possa fare da interlocutore con i governi occidentali e chiedere un intervento militare della comunità internazionale, i cui membri potrebbero intervenire in base alla risoluzione 2259 delle Nazioni Unite adottata il 23 dicembre 2015. “Sosteniamo con forza i responsabili” del consiglio presidenziale libico arrivato a Tripoli, ha detto l’inviato speciale dell’Onu, Martin Kobler, ed è “pronta ad assicurare il necessario sostegno e assistenza”. Ora “è urgente un pacifico e ordinato passaggio dei poteri“. Ma le premesse perché la transizione sia pacifica e ordinata sembrano non esserci.

Nuovo esecutivo definito illegale dalle principali milizie islamiche
Da settimane contro Al Sarraj, che aveva annunciato il suo arrivo il 18 marzo, si sono susseguite dichiarazioni di guerra. L’ultima solo pochi giorni fa: il 27 marzo le principali milizie libiche avevano respinto l’insediamento, esortando la popolazione a opporsi a “un governo designato dalle Nazioni Unite”.

Ma nei giorni precedenti, in particolare il 18 marzo, i capi militari avevano definito questo esecutivo “illegale” e avevano avvertito che il suo eventuale insediamento a Tripoli avrebbe trascinato la città “in un conflitto armato permanente“. Lo stesso giorno un video diffuso in rete da ‘Wilayat Barqa‘, ovvero la ‘Provincia della Cirenaica’, branca libica dell’Isis, minacciava guerra facendo balenare lo spettro di un nuovo Iraq. Il giorno successivo, il 19 marzo, Al Sarraj riceveva tuttavia l’endorsement della potente fazione di Misurata, architrave della coalizione Fajr Libia con 280 milizie, che in un testo diffuso dal Consiglio municipale, dichiarava il proprio “appoggio totale” al governo di unità nazionale. L’accordo politico alla base del governo, si legge, “è il miglior quadro” in cui “mettere fine alle crisi” della Libia. La municipalità inoltre aveva lanciato “un appello ai tutti i libici” a “sostenere il governo”. Un cambio di rotta molto importante: Misurata ha giocato un ruolo fondamentale nella rivoluzione libica e nella permanenza al potere del governo filo-islamico. Pur non omogenei, i suoi circa 40mila uomini rendono Misurata la città libica militarmente più potente del Paese. Ma tra quest’ultima e Tripoli ci sono oltre 200 chilometri di distanza.

Intanto però Al-Nabaa, una tv schierata contro Al Sarraj e accusata di appoggio al terrorismo, è stata oscurata da “figli di Tripoli e suoi rivoluzionari”. In un fermo immagine apparso sugli schermi e diffuso su social network si legge che i “rivoluzionari chiudono Al Nabaa, rete d’istigazione e provocazione”. La tv era nata nel 2013 e una richiesta di oscuramento era stata già avanzata dal ministero dell’Interno del governo di Tobruk, quello riconosciuto internazionalmente prima dell’avvento di Sarraj.